Conviene davvero organizzare le prossime Olimpiadi a Roma?

Conviene davvero organizzare le prossime Olimpiadi a Roma?

Quella di ospitare un evento di dimensioni macroscopiche come un’Olimpiade è una decisione da non prendere alla leggera. Al di là delle considerazioni sul ritorno di immagine per il Paese e sulla maggiore motivazione degli sportivi del Paese ospitante, il dibattito sull’opportunità di candidarsi solitamente si concentra sul possibile ritorno economico dell’evento.

Il Paese e la città che si candidano a ospitare i Giochi olimpici devono mettere in conto la necessità di pesanti investimenti, con l’impiego di risorse che spesso vengono sottratte a progetti di lungo termine o dal welfare.

Anche se ci sono altri aspetti da valutare—come l’impatto ambientale—il punto principale di cui si discute è sempre se il gioco valga o meno la candela, se i soldi spesi poi tornino indietro in qualche modo, con la crescita del turismo, dei consumi, la rivalutazione immobiliare nelle zone interessate da miglioramenti infrastrutturali, e quindi con l’espansione del Pil.

In altre parole, il dilemma è: qual è il ritorno degli investimenti delle Olimpiadi?

Lo studio del Coni su Roma 2024

Per fare un esempio collegato con l’attualità, e cioè con la dibattuta candidatura di Roma per le Olimpiadi per il 2024, si può prendere in considerazione lo studio del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) “Valutazione Economica dei Giochi Olimpici e Paralimpici – Roma 2024”, realizzato da OpenEconomics e dal CEIS dell’Università di Roma Tor Vergata.

Quale sarebbe il costo delle Olimpiadi di Roma, e quali i benefici economici che tornerebbero indietro alla comunità? Secondo lo studio l’impatto economico sarebbe positivo, sia nel breve sia nel lungo termine: i costi ammonterebbero a 4,2 miliardi ma i benefici sarebbero superiori, per una stima di 7,1 miliardi.

Lo studio stima un contributo incrementale alla crescita del Pil della Regione Lazio, inclusa Roma, superiore al 2,4% nel periodo di 2017-2023, con una media annua intorno allo 0,4%, “e una accelerazione di crescita significativa rispetto allo scenario più probabile in assenza delle Olimpiadi”.

Per quanto riguarda redditi e di conseguenza sui consumi delle famiglie, si parla di un impatto netto di 2,9 miliardi di euro, con benefici di 1,7 miliardi per le imprese. Nei sei anni in cui ci sarebbero i cantieri, lo studio stima un effetto occupazionale di circa 177mila unità di lavoro, di cui 48mila direttamente collegate ai lavori preparatori dei Giochi, mentre per il decennio successivo “il modello economico utilizzato proietta un incremento dell’occupazione pari circa 90.000 unità di lavoro”.

I budget si sforano, sempre

Non tutti gli studi sono però così incoraggianti. Un paper del 2014 dell’Istituto Bruno Leoni ha concluso, alla luce dei risultati delle passate edizioni, che le Olimpiadi a Roma non sarebbero un buon affare.

Innanzitutto perché di solito le spese sono inizialmente pesantemente sottostimate. Le passate Olimpiadi mostrano “una robusta tendenza al sovra-investimento, con effetti macroeconomici di medio-lungo termine probabilmente negativi”, a eccezione delle Olimpiadi di Los Angeles 1984.

Alcuni ricercatori della Said Business School di Oxford hanno pubblicato uno studio in cui si rileva che dal 1960 al 2016 tutte le edizioni dei Giochi hanno comportato uno sforamento del budget: il maggiore esborso medio in termini reali rispetto alle previsioni iniziali è stato del 156%.

Montreal 1976 è costata il 720% in più rispetto alle previsioni iniziali, Barcellona 1992 il 266%. Tra le Olimpiadi invernali, quella che ha sforato di più è stata Lake Placid 1980 (+324%), seguita da Sochi 2014 (+289%).

olimpiadi

Il tema dei costi è sfuggito di mano

Per Andrew Zimbalist, autore del paper “The Illusory Economic Gains from Hosting the Olympics World Cup”, il problema parte dalla stessa organizzazione delle Olimpiadi, e dal fatto che il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) imponga a chi si candida a ospitare i Giochi di coprire ogni eventuale sforamento del budget si renda necessario. “Il Cio è un monopolio internazionale non regolato, che ha un enorme potere economico e ogni quattro anni invita le città del mondo a competere tra di loro, superando le altre in opulenza“.

David Goldblatt, esperto di sociologia dello sport e autore del saggio “The Games: A Global History of the Olympics” sostiene che dalla nascita delle Olimpiadi ad Atene—il cui costo è stato stimato in 10 milioni di dollari, ai valori attuali— l’esborso per ospitare i Giochi è balzato del 200mila%.

Basti pensare alle Olimpiadi di Montreal del 1976, dove il solo stadio è costato 1,2 miliardi e ha richiesto una corposa emissione di debito che ha quasi mandato in bancarotta la città canadese. Lezione imparata per Los Angeles 1984, che si è chiusa addirittura con un profitto, ma di nuovo dimenticata in seguito: Barcellona 1992 è costata 7 miliardi, Atene 2004 11 miliardi, Londra 2012 16 miliardi, Sochi 2014 addirittura 55 miliardi.

Impatto economico delle Olimpiadi

Ma questa fastosità ha almeno effetti benefici sul Pil dei Paesi ospitanti?

La maggior parte degli esperti propende per una risposta negativa. Secondo uno studio di Martin Müller, “After Sochi 2014: costs and impacts of Russia’s Olympic Games”, le risorse per le ultime Olimpiadi invernali erano per il 96,5% provenienti da denaro pubblico, un record.

I risultati? Sono stati costruiti troppi hotel, che oggi sono vuoti, non ci sono piani per l’utilizzo degli impianti e delle infrastrutture, e il costo sostenuto per ospitare i Giochi pesa sulle casse dello stato per 1,2 miliardi l’anno. E la beffa è che l’evento non è riuscito nemmeno a risollevare l’immagine della Russia nel mondo.

Un caso ancora più emblematico è quello di Atene, che ha ospitato le Olimpiadi nel 2004: il paper dell’Istituto Bruno Leoni indica che quell’anno il deficit pubblico ellenico raggiunse il 6,1% del Pil, e che le spese sostenute per i Giochi secondo molti osservatori sono “tra le cause principali della crisi finanziaria di cui è in seguito stato preda”.

Anche quando le stime sulle ricadute economiche sono particolarmente ottimiste è bene non lasciarsi prendere dall’entusiasmo: si legge ancora nel paper IBL che “in occasione di Sidney 2000, le stime ex ante ipotizzavano un beneficio netto per l’economia di 6,5 miliardi di dollari australiani, a fronte di una spesa di 3,4 miliardi; in realtà l’investimento è raddoppiato nel corso dell’organizzazione e uno studio successivo ha rilevato che i Giochi hanno indotto una diminuzione complessiva dei consumi pari a 2,1 miliardi nel periodo tra il 1997-98 e il 2005-06“.

Chi ha già iniziato a fare i conti in tasca alle Olimpiadi di Rio 2016 conferma che spesso i Giochi non sono in grado di dare una scossa all’economia a livelli apprezzabili. Secondo Goldman Sachs, per esempio, gli oltre 10 miliardi di dollari spesi dal Brasile in infrastrutture e logistica non sono sufficienti a stimolare un’economia da 1,8 trilioni.

Ma la storia delle passate edizioni suggerisce anche che un’altra Olimpiade è possibile. Los Angeles 1984 per esempio—finanziata interamente con capitali privati—si è conclusa con un profitto di 250 milioni di dollari, grazie a una gestione maniacalmente oculata delle spese, all’utilizzo in gran parte delle infrastrutture e degli impianti esistenti e a una sapiente strategia commerciale e pubblicitaria.

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