La start-up keniota che sta migliorando la connessione internet in Africa

La start-up keniota che sta migliorando la connessione internet in Africa

Se sei in Africa e ti trovi in una zona centrale di una città come Nairobi, Johannesburg o Lagos, andare su Facebook, Netflix o guardare un video su Youtube dal telefono o dal computer non è molto diverso che farlo a Roma o a Milano.

Le cose cambiano dopo aver guidato per circa quarantacinque minuti in direzione opposta al centro, verso le periferie di queste città, e cambiano drasticamente quando usciamo dai centri urbani. Man mano che ti muoverai verso quello che in gergo viene chiamato “the edge”, diventa sempre più lento e costoso connettersi alla rete, specialmente se i server ai quali stiamo cercando di accedere si trovano in paesi come la Germania o gli Stati Uniti.

Ma come mai è così?

“Immaginiamo di semplificare l’accesso ad internet in due macro fasi: la prima, la trasmissione di dati da un grande centro ad un altro; la seconda, la distribuzione di quei dati al computer oppure al telefono del singolo. Se da un lato in Africa esistono da tempo operatori telefonici (Vodafone Africa), aziende che forniscono connessione satellitare (Ground Control) ma anche le big di internet quali Facebook, Microsoft e Google (Project Loon) che si stanno occupando proprio di costruire quell’architettura che permetta ai grandi nodi di comunicare tra loro e quindi di trasmettere dati, dall’altro viene rivolta poca attenzione alla questione del ‘last mile’”.

Quelle sopra riportate sono le parole di Erik Hersman, CEO di BRCK, una start-up keniota che si sta occupando di risolvere questo problema su più fronti. BRCK, il prodotto di lancio della start-up, è allo stesso tempo un router Wi-Fi e un modem portatile in grado di garantire la connessione ad internet a circa 20 dispositivi, pensato ed ingegnerizzato per vivere ed esistere in contesti Africani (difficili condizioni climatiche, frequenti black-out, ecc.).

Con una batteria che gli assicura otto ore di autonomia off-grid, sedici gigabyte di memoria dedicati al back-up della rete e un case-design in gomma e acciaio, BRCK è il primo risultato di un ragionamento molto semplice portato avanti da un team di techies all’iHub di Nairobi: perché dobbiamo continuare ad importare prodotti Europei o Americani che sono stati concepiti per performare al meglio nel loro continente?

L’esperimento è risultato vincente. BRCK ha cominciato la sua avventura circa quattro anni con circa 125K dollari di finanziamento su Kickstarter. Oggi la start-up guidata da Erik Hersman, dopo aver venduto migliaia di esemplari di BRCK in più di 58 paesi in tutto il mondo, si sta muovendo oltre e proprio quest’anno ha lanciato un nuovo prodotto: SupaBRCK.

Considerato di fatto l’evoluzione naturale di BRCK, SupaBRCK è alimentato ad energia solare ed è progettato per resistere sia all’acqua che al caldo torrido. Diversamente da suo fratello minore riesce a garantire una connessione stabile e veloce a circa 100 dispositivi, lo streaming video 50 ed ha uno spazio di 5TB per il back-up della rete. Ma non finisce qui. SupaBRCK presenta delle importanti novità anche in termini di modalità di accesso alla rete. 

Se BRCK si presentava come puro Hardware, SupaBRCK viene accompagnato da Moja, una piattaforma digitale che fornisce un servizio cosiddetto di Content Delivery Network (CDN). I 5TB a disposizione presenti in ogni SupaBRCK, permettono infatti di conservare una serie di contenuti ai quali è possibile accedere in maniera rapida e veloce, senza dover uscire dal network Africano. Ma la sfida per Erik Hersman è un’altra: 

“Se pensiamo che la domanda di Internet in Africa è guidata da quel 10-15% di persone che hanno la possibilità di pagare una fee per ottenere il servizio, diventa abbastanza chiaro che la vera opportunità sta nel capire come arrivare a quel 70-80% di persone che invece non se lo possono permettere”.

In questo senso BRCK sta studiando dei business model innovativi che si basano sul trasferire il costo della connessione ad alcuni grandi aziende interessate da un lato a farsi pubblicità (come potrebbe essere per una qualsiasi big corporation), dall’altro a sfruttare invece la connessione ad internet per l’utilizzo dei propri servizi (ad esempio Jumia – il primo e-commerce panafricano, ma anche Google o Facebook).

Inoltre, BRCK ha lanciato da poco il KIO kit. Pensato per rivoluzionare il settore dell’educazione nei paesi in via di sviluppo, il kit fornisce un dispositivo SupaBRCK con sopra caricati alcuni contenuti (software e documenti) sviluppati insieme ad un team di insegnanti, 40 tablet, 40 paia di cuffie il tutto con un design estremamente resistente e user-friendly.

BRCK, grazie alla sua versatilità, è stato classificato in letteratura come un classico esempio di reverse innovation, ovvero di quel tipo di innovazione che, partendo da un contesto svantaggiato, sviluppa alcune features/caratteristiche specifiche tali per cui trova una sua applicabilità in molti altri paesi appartenenti alle cosiddette economie avanzate. 

Siamo infatti portati a pensare che l’innovazione tecnologica abbia principalmente un flusso definibile come top-down, dalle economie avanzate verso i paesi in via di sviluppo. Ultimamente invece sono sempre più frequenti processi di innovazione inversi (bottom-up) che originano da continenti come l’Africa e l’India ed arrivano fino alle economie avanzate. E BRCK ne è un esempio.

Immagini | Copertina via Flickr di WOCinTech Chat