La rivoluzione in arrivo si chiama “Internet delle Cose”

La rivoluzione in arrivo si chiama “Internet delle Cose”

Sveglie che suonano prima in caso di pioggia o traffico. Frigoriferi che ordinano il latte online e dialogano con la dispensa. Culle che cantano filastrocche, e letti capaci di monitorare i ritmi circadiani.

Non è un cartone animato, ma il mondo dell’Internet of Things (IoT), in italiano Internet delle cose. Un mondo di oggetti connessi tra loro, e con la Rete. E per questo assai più intelligenti e duttili di ora. Sia chiaro: questa trasformazione, che secondo il colosso della consulenza Gartner riguarderà 21 miliardi di dispositivi entro il 2020, toccherà anche oggetti di uso meno comune come i reattori nucleari e i motori delle navi da crociera. Tutto, insomma.

Come cambierà la nostra vita

I vantaggi dell’IoT sono innegabili. Per esempio, non perderemo più le chiavi di casa, perché saranno loro stesse a segnalarci dove le abbiamo dimenticate. Disturbi potenzialmente molto gravi come la pre-ipertensione o un aumento della pressione oculare saranno segnalati subito al medico, e grazie ad elettrodomestici sempre più smart tutti avranno più tempo a disposizione per lavorare o divertirsi.

L’IoT, combinata con altre tecnologie del momento (ad esempio i big data), rivoluzionerà il manifatturiero, trasformando in realtà quella che ora si chiama Industria 4.0. E ancora, grazie a reti fognarie, strade e pali della luce intelligenti diventeranno intelligenti anche le città. Le famose smart cities, appunto. Si tratta di un business gigantesco. Un’opportunità da 19mila miliardi di dollari.

I Paesi che guidano la rivoluzione

A guidare la Rivoluzione dell’IoT sono, come al solito, gli Stati Uniti: i signori della Silicon Valley stanno investendo miliardi in questo settore, ad esempio acquistando le aziende più all’avanguardia (non sempre con risultati entusiasmanti).

Ma anche la Cina giocherà un ruolo fondamentale. Anzi, secondo alcuni esperti saranno proprio i cinesi i veri campioni della IoT, specialmente in settori-chiave della loro economia come il manifatturiero. E d’altra parte, con oltre un miliardo di abitanti e metropoli sempre più caotiche e inquinate, è comprensibile che la Cina veda nell’IoT una sorta di “bacchetta magica” high-tech per risolvere parte dei suoi problemi. Non a caso un altro paese attento al fenomeno è l’India, che nel 2050 sarà la nazione più popolosa del pianeta.

Come va in Europa

In Europa i leader sono i paesi del nord. La Germania ha sviluppato il già citato concetto di Industrie 4.0, che di recente sta furoreggiando anche in Italia: si tratta della “fabbrica intelligente” totalmente online e super-automatizzata, un capolavoro di efficienza dove i robot svolgono il grosso del lavoro dialogando con laser cutter e stampanti 3D, mentre gli operatori umani (tecnici iper-specializzati o persino PhD) sovraintendono.

In Scandinavia invece si punta sulle smart cities per tenere alta la qualità della vita, e rendere più sostenibile un welfare costosissimo (o colonizzare con più efficacia l’estremo nord). Pure in Italia le cose si stanno muovendo, specie nei settori più avanzati della nostra eccellenza manifatturiera, come la domotica, l’avionica o l’arredamento. Nel pubblico, invece, siamo ancora indietro, anche se realtà avanzate ma periferiche come Trento stanno portando avanti politiche ad hoc per diventare piccole smart cities.

I rischi dell’Internet delle Cose

Oltre alle luci, non mancano le ombre. Al momento, ad esempio, i consumatori non sembrano molto entusiasti di elettrodomestici troppo intelligenti, se non altro per il loro costo, ancora alto. E secondo gli esperti, l’IoT contribuirà a trasformare il mondo, nel giro di una manciata di decenni, in un mondo totalmente “a misura di macchina”.

Ossia nell’habitat ideale per una vera e propria Intelligenza Artificiale, che troverà nel boom della comunicazione M2M (cioè macchina a macchina) l’humus perfetto per crescere e prosperare. In fondo basta un sensore o un attuatore, ad esempio un RFID, per trasformare un oggetto stupido in una “cosa” capace di parlare il linguaggio delle macchine. Chissà: magari i nostri pronipoti dovranno tenere d’occhio la caffettiera…

Immagine via Unsplash