Ma lo Ius soli, quindi, si farà?

Ma lo Ius soli, quindi, si farà?

Se ne è parlato tutta l’estate e poi non si è capito se la questione sia stata accantonata o cosa.
Lo “Ius soli”, la nuova legge sulla cittadinanza italiana che dovrebbe allargare i requisiti per ottenerla in modo da includere anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri, è sostenuta soprattutto dal Partito Democratico, ed è stata approvata dalla Camera nel 2015: da allora è in attesa di essere approvata anche dal Senato. Lì, l’attuale maggioranza di governo ha numeri molto risicati, ed è per questo che il voto finale è stato via via rimandato per timore di una sconfitta, alimentando intanto discussioni e litigi. Ma perché si litiga così tanto? Cosa cambierebbe concretamente con lo Ius soli?

Ius soli e Ius sanguinis

Con l’espressione latina “Ius soli” – che letteralmente significa “diritto del suolo” – si intendono quei sistemi che conferiscono la cittadinanza di un certo Paese a chiunque sia nato su quel territorio, a prescindere da chi siano i suoi genitori. Per esempio: chiunque nasca negli Stati Uniti riceve la cittadinanza statunitense, anche se i suoi genitori sono immigrati irregolari o si trovano lì per motivi di lavoro.

In Italia, le cose hanno sempre funzionato diversamente. La cittadinanza viene normalmente data solo a chi è figlio di almeno una persona che ha già la cittadinanza. In questo caso, si parla di “Ius sanguinis”, un’altra espressione latina che vuol dire “diritto di sangue”. I bambini nati in Italia da genitori stranieri non diventano automaticamente cittadini italiani e possono fare richiesta per la cittadinanza – che tra le altre cose dà il diritto di votare – solo quando diventano maggiorenni e a patto che fino a quel momento abbiano vissuto “legalmente e ininterrottamente” in Italia.

Nonostante il nome con cui è stata chiamata per una semplificazione giornalistica, la nuova legge non introdurrebbe in Italia un sistema uguale a quello statunitense, ma prevede due sistemi agevolati con cui alcuni bambini nati e cresciuti in Italia possano diventare cittadini. Chi ha presentato la legge ha parlato più esplicitamente di Ius soli temperato o Ius culturae.

Chi sarà cittadino italiano con la nuova legge?

Lo Ius soli temperato, come suggerisce il nome, è una versione moderata dello Ius soli puro. Se la nuova legge venisse approvata, otterrebbero la cittadinanza italiana anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri se uno dei due genitori proviene dall’Unione Europea e si trova legalmente in Italia da almeno cinque anni. Se invece il genitore che è legalmente in Italia, quindi con permesso di soggiorno, non è un cittadino della UE, ci sono altri tre requisiti che deve avere per far ottenere al figlio la cittadinanza. Uno: deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Due: deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge. Tre: deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

A questa prima via per ottenere la cittadinanza, la nuova legge ne affianca un’altra che passa attraverso il sistema scolastico italiano: lo Ius culturae (“diritto legato alla cultura”). Questa seconda via alla cittadinanza italiana prevede che possano fare richiesta i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e abbiano superato almeno un ciclo scolastico, cioè le scuole elementari o medie. Con la nuova legge, i ragazzi nati all’estero ma arrivati in Italia fra i 12 e i 18 anni potrebbero ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Chi la vuole e chi no, e perché

Chi vuole la nuova legge sostiene che sia giusto dare maggiori tutele e diritti a persone che nei fatti sono già italiane. Si parla di bambini e giovani nati e cresciuti in Italia, che frequentano la scuola, parlano perfettamente italiano ma che concretamente sono svantaggiati rispetto ai loro coetanei. Un esempio che viene fatto spesso è quello delle gite di classe all’estero, per le quali un bambino senza la cittadinanza deve chiedere permessi diversi, con complicazioni tali per cui alla fine spesso si rinuncia. Chi si oppone alla legge dice invece che sarebbe un regalo agli immigrati irregolari che improvvisamente diventerebbero italiani senza meritarselo davvero. Come abbiamo visto, però, la nuova legge sulla cittadinanza esclude i figli degli immigrati irregolari. Le limitazioni legate al reddito e alla casa, inoltre, rendono molto difficile che la cittadinanza venga data a chiunque come temono in molti.

Ma quindi la legge si farà?

Dopo i rinvii della scorsa estate, sembra molto difficile che si arrivi a un’approvazione del cosiddetto Ius soli. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per arrivare all’approvazione della legge (anche mettendo la fiducia sul voto decisivo), ma le elezioni che si avvicinano e le altre priorità del governo e del Parlamento (come la legge di bilancio) hanno complicato le cose e reso più improbabile il mantenimento di quella promessa.

Immagini: Copertina [Facebook: Italiani Senza Cittadinanza]