Cos’è lo jugaad, l’“arte di arrangiarsi” indiana che insegna a sopravvivere in tempi moderni

Cos’è lo jugaad, l’“arte di arrangiarsi” indiana che insegna a sopravvivere in tempi moderni

Mansukh Prajapati era un vasaio quando nel 2001 un potente terremoto colpì il Gujarat, regione all’estremo ovest dell’India, e cambiò la sua vita. Il terribile sisma uccise 20mila persone e ne lasciò almeno 400mila senza un tetto. Mansukh fu fortunato: sopravvisse. Ma, come tanti altri, si trovò senza elettricità, senza casa e un’infinità di problemi pratici da risolvere per poter affrontare la dura vita quotidiana. Come quello di conservare i pochi alimenti disponibili, in una regione in cui la temperatura media raramente scende sotto i 20 gradi centigradi.

È così che Manshuk, utilizzando la sua capacità artigiana, inizia a sperimentare un nuovo tipo di frigorifero, realizzato plasmando l’argilla, abbondante in quelle zone. Dopo cinque anni di piccole migliorie e sperimentazioni riesce a realizzare  il suo progetto: un frigorifero biodegradabile finalmente affidabile, e che funziona senza bisogno di elettricità. Seguendo i principi del matki, un vaso usato per millenni in India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka per raffreddare l’acqua, nel frigorifero di Manshuk l’acqua gocciola da un serbatoio, inumidisce le pareti di argilla, evapora e assorbe il calore all’interno del vano basso, rinfrescandolo.

Così, frutta e latte possono essere mantenuti freschi fino a 3-4 giorni, anche durante i periodi più caldi. Un’invenzione che può cambiare la vita degli almeno 240 milioni di indiani che vivono senza elettricità. Così, Manshuk fonda Mitticool e inizia a distribuire i suoi frigoriferi agli abitanti del suo villaggio, per poi iniziare a venderli (per un prezzo di 25 euro) nelle zone povere di tutto il mondo, dall’Asia fino all’Africa.

Altro che Silicon Valley. È nel cuore profondo del continente indiano che si trova l’innovazione più estrema, quella fatta senza alcun mezzo se non l’intraprendenza e la creatività individuale, senza i loft arredati da designer di grido nel centro di San Francisco, senza i miliardi dei venture capital, e senza che il mondo ne celebri le gesta.

È servito il lavoro certosino di uno studioso visionario, Anil Kumar Gupta, per scoprire l’esistenza di questi focolai d’innovazione nascosti nelle profondità dell’India. Negli ultimi 30 anni, Gupta ha percorso più di 4000 chilometri girando da cima a fondo l’enorme Paese, viaggiando spesso a piedi per individuare, catalogare e sostenere le più incredibili invenzioni.

Con il suo Honey Bee Network, organizzazione no-profit fondata tra il 1988 e il 1989, Gupta intende proteggere e favorire la diffusione di queste invenzioni, per fare in modo che le comunità che generano queste idee possano anche beneficiarne. “Le menti di chi vive ai margini non sono menti marginali”, ha spiegato con il suo ultimo libro Anil Gupta. “Le idee più adatte per aiutare a migliorare le vite dei poveri vengono dalle stesse persone in difficoltà”.

Com’è stato per l’idea di Ganesh Dodiya, un contadino semianalfabeta di 54 anni, che un giorno ha montato dietro alla sua moto Enfield una barra irroratrice, un ugello e un serbatoio, così che la gravità potesse assicurare l’innesco automatico della pompa. Inventando la “moto-spruzzo”, che in due ore riusciva a innaffiare tanto campo quanto Ganesh poteva coprire in due giorni di lavoro. Oggi, il congegno di Ganesh è stato sviluppato grazie a un finanziamento del ministero della tecnologia indiano, ed è venduto anche in Kenya.

O come quella della ventiquattrenne Shazia Jan. Ultima di quattro fratelli, questa ragazza del Kashmir è stata costretta ad abbandonare presto la scuola a causa delle condizioni finanziarie precarie della propria famiglia. Nel 2015 ha inventato un congegno da applicare al samovar, un contenitore metallico utilizzato in mezza Asia per scaldare l’acqua durante la preparazione del tè. Solitamente il samovar funziona a carbone o carbonella, mentre alcune versioni moderne utilizzano l’elettricità. Il samovar di Shazia funziona invece a GPL, un’alternativa meno inquinante, più pulita e meno costosa delle soluzioni tradizionali.

Sono solo alcune delle storie che costituiscono il cuore pulsante di quello che in India viene definito jugaadparola colloquiale nel mondo Hindi, Urdu e nel Panjab che può essere tradotta come “trucco” e può essere utilizzata per indicare qualsiasi soluzione ingegnosa al di fuori degli schemi, rivolta a risolvere la miriade di problemi pratici delle popolazioni urbane e rurali di quelle regioni.

Raggiunto da Hello!Money, Gupta ha approfondito il concetto: “Sono in pochi a capire che le più semplici innovazioni sono a volte le più difficili da ideare e realizzare. La maggior parte delle ‘innovazioni dal basso’ offrono soluzioni durevoli attraverso gradi di ottimalità magari non perfetti, a causa dell’accesso limitato a strumenti, tecniche, abilità e materiali. In alcuni casi, però, le soluzioni dal basso superano di molto quelle ideate dal settore formale. In fondo, lo jugaad è semplicemente persone che provano a risolvere problemi”.

Sono più di un milione le innovazioni, idee e pratiche tradizionali che, nel corso di trent’anni, Anil Gupta e i suoi collaboratori hanno catalogato e che fanno ora parte del database dell’Honey Bee Network. Un’enciclopedia incredibile della creatività dell’enorme Paese, che ha reso lo jugaad un vero e proprio caso di studio a livello internazionale.

india 2

Jeff Immelt, boss della multinazionale Usa General Electrics, ha inventato il termine “innovazione frugale” ed è stata proprio la sua compagnia tra le prime a inaugurare un centro di ricerca e sviluppo a Bangalore. Lo jugaad è stato definito, dalla Harvard Business Review, come una vera e propria tecnica di management, ed è persino riconosciuto come un metodo di ricerca e sviluppo in molti lavori creativi. Secondo la bibbia dei manager statunitensi, il cuore dello jugaad sul luogo di lavoro consisterebbe proprio, come da definizione Hindi, “nel superare vincoli rigidi improvvisando soluzioni efficace con l’utilizzo di risorse limitate”.

Mentre alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge hanno definito lo jugaad come un importante modo per uscire dalla crisi economica nei paesi sviluppati e una importante lezione per le economie emergenti. Secondo questi studiosi, lo spirito dello jugaad è stato a lungo anche un motore importante delle economie occidentali, prima che queste “maturassero verso economie post-industriali legate a uno stile di vita più sistematizzato e prevedibile”.

Tuttavia, secondo Gupta, oggi “le persone in Occidente stanno realizzando che hanno vissuto oltre le loro possibilità, l’appiattimento dei tassi di crescita le spinge a ripensare il loro sistema economico. Anche loro saranno costretti a consumare e a innovare in maniera frugale”. Che continua: “Sono stato nelle scuole delle periferie di Parigi, dove vivono molte comunità povere, e ho scoperto che molti innovatori vivono proprio . Ho avuto la prova del fatto che anche i bambini con poche risorse materiali sono menti creative e, se stimolate adeguatamente, possono ideare innovazioni frugali”.

I nuovi progetti di Gupta riguardano proprio le nuove generazioni: “Ho iniziato un corso online che tengo nelle lingue locali indiane ogni domenica e stiamo collaborando con l’Unicef per organizzare workshop della creatività per i più piccoli. Il mio obiettivo è quello di aiutare i giovani più svantaggiati, non solo in India, per sbloccarne il potenziale creativo, anche quando nessuno offre loro alcun altro supporto” ha spiegato Gupta a Hello!Money. Il motto? Giovani creativi del mondo, unitevi! “Il futuro a volte sembra nero”, ha spiegato Gupta a Hello!Money, “ma all’inizio di un nuovo secolo dobbiamo aspirare a un mondo più compassionevole, collaborativo e più creativo”.

Immagini via Unsplash| Copertina | 1