Il ketchup pugliese a km 0 che conquista gli USA

Il ketchup pugliese a km 0 che conquista gli USA

A guardarlo dritto negli occhi, lo si capisce subito che è cresciuto a pane di grano e sapori genuini, come Puglia comanda. Non ha inventato un prodotto ma un metodo, conquistando in breve tempo i mercati enogastronomici degli States. Bernardino Nardelli, 32 da Conversano, provincia barese nota per le sue ciliegie “ferrovia”, dallo stivale d’Italia sforna ketchup agricolo a chilometro zero. E con questo è riuscito a entrare in un mercato difficilissimo per gli stranieri, com’è quello della salsina di pomodoro tipicamente americana, compagna indiscussa di patatine fritte e burgers. In poco più di un anno dalle prime commesse, il fatturato dell’azienda viaggia già sui 500mila euro.

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Insieme a fratelli a genitori, e in particolare al fratello Francesco, Nardelli è titolare di un’azienda agricola a conduzione familiare da cinque generazioni. Dodici anni fa, nel 2005, la famiglia Nardelli ha deciso di abbinare alla coltivazione di ortaggi e frutta (come pomodori, olive e ciliegie), anche l’attività di trasformazione, con la produzione di sott’olii, marmellate e succhi di frutta, paté, passata di pomodoro e sughi pronti. La storia del ketchup a chilometro zero, invece, parte quasi per caso, solo due anni fa, in occasione del trentesimo compleanno di Bernardino.

“Stavo organizzando la festa con gli amici, e pensai che bisognasse accompagnare la porchetta con una salsa adeguata. Niente meglio del ketchup,” ricorda Bernardino. “Avevamo pomodori di qualità in azienda, le braccia della famiglia per lavorarli, e feci da me, mettendo a punto un prodotto in cui si potessero distinguere le venature bianche della cipolla, il verde del sedano dell’orto, i capperi, l’origano, un pizzico di peperoncino e l’acidulo dell’aceto bio”.

Quel mix di tradizione e innovazione di Puglia non è passato inosservato al pubblico di settore: gli ingredienti del ketchup agricolo percorrono pochissimi metri, dall’orto alle sale della trasformazione, sotto l’occhio vigile di mamma Anna e papà Fernando. Così, dopo essersi aggiudicatol’Oscar Green di Coldiretti, Nardelli ha pensato di rivolgersi all’estero.

“Dopo aver testato il mio ketchup in giro per tavole e fiere locali—spiega Benny, com’è conosciuto negli States—l’ho presentato ai buyers del Summer Fancy Food Show di Manhattan, del Cibus di Parma e del SIAL di Parigi, che hanno apprezzato oltre ogni previsione la genuinità del prodotto, il cui unico conservante, per così dire, è il naturalissimo aceto di vino bianco casereccio”.  Il prodotto finale rappresenta così quell’amore per le cose semplici e genuine tramandato con pertinacia dai nonni.

ketchup

“Con il nostro lavoro esprimiamo l’attaccamento alla terra e ai suoi valori dimostrando che, consapevoli delle proprie forze e investendo in innovazione, anche le piccole aziende del sud possono diventare grandi e ritagliarsi uno spazio nel mercato globale. Noi vogliamo farlo senza scendere a compromessi, restando fedeli alla nostra identità di artigiani del gusto”, continua Bernardini.

L’azienda, certificata BIO dal 2000, è costituita da circa 100000 ettari complessivi di cui circa 70000 coltivati a ciliegeto, 30000 a oliveto e 3200 a serre dove coltivare ortaggi. In breve tempo, però, le braccia e le terre di famiglia non sono bastate più, e si sono così aggiunti man mano collaboratori e nuovi appezzamenti di terreno.

“Vogliamo continuare a stimolare con il nostro operato l’economia locale—l’impegno di Bernardino e Francesco—Noi vogliamo farlo senza scendere a compromessi, restando fedeli alla nostra identità di artigiani del gusto. Far conoscere il valore della nostra terra, la sua creatività e il suo fervore culinario attraverso ciò che facciamo non solo in Italia, ma anche all’estero è la sfida per i prossimi anni”.

Immagini per gentile concessione dell’intervistato