La “maledizione” di vincere la lotteria

La “maledizione” di vincere la lotteria

La lotteria statunitense Powerball, famosa per avere i montepremi più alti al mondo, ha assegnato nell’agosto dell’anno scorso il premio più alto della sua storia: 758,7 milioni di dollari, che sono andati a un’impiegata ospedaliera del Massachusetts, Mavis L. Wanczyk. Un incredibile colpo di fortuna, considerando che la probabilità di vincere erano una su 292,2 milioni. Oppure no? A guardare la storia dei vincitori della lotteria, è scioccante constatare quanti giocatori baciati dalla fortuna abbiano visto il proprio sogno trasformarsi in un vero e proprio incubo.

Secondo l’americana National Endowment for Financial Educationuna fondazione no-profit con sede a Denver che si occupa di alfabetizzazione finanziaria negli Stati Uniti—su 10 le persone che ricevono una somma di denaro inaspettata (come una lotteria, ma anche ad esempio un’eredità da qualche lontano parente, un cospicuo pagamento da un’assicurazione, eccetera),  7 perderanno tutto nel giro di pochi anni. “Sono così tanti quelli che finiscono infelici o senza un soldo. Ho visto persone a cui sono accadute cose terribili”, ha dichiarato a Time Magazine Don McNay, consulente finanziario e autore di Life lessons from the lottery – lezioni di vita dalla lotteria.

Il complicato rapporto tra lotteria e felicità

“Alcuni interessanti studi sui vincitori di grandi premi alla lotteria, anche fino a vari milioni di dollari, hanno scoperto che (come ci si poteva aspettare) i vincitori erano molto felici di scoprire di aver vinto. Ma solo sei mesi dopo riportavano di non essere molto più felici di quanto non fossero prima di aver vinto.” Con queste parole Ben Bernanke, l’autorevole ex presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, introduceva il paradosso della lotteria alle matricole della University of South Carolina, nel maggio 2010. Concludendo: “L’evidenza scientifica mostra che il denaro, di per sé, non è abbastanza”. In realtà, studi successivi che i livelli di felicità misurati salgono con il reddito, almeno fino alla cifra di circa 70mila dollari l’anno (per poi stabilizzarsi).

Quindi se, come appare, i vincitori della lotteria finiscono per essere “più ricchi ma meno felici” c’è in atto un meccanismo più complicato. In uno studio del 1978, dei ricercatori della Northwestern University hanno seguito per qualche tempo un piccolo gruppo di vincitori alla lotteria, un gruppo di persone paralizzate a seguito di un incidente e un gruppo di controllo (persone simili alle prime per età e altre caratteristiche, ma a cui non er accaduto nulla di particolarmente positivo o negativo nella vita).

I ricercatori hanno ottenuto due risultati particolarmente sorprendenti riguardanti i vincitori della lotteria: innanzitutto, come abbiamo già visto, questi non erano significativamente più felici degli altri due gruppi di controllo. Inoltre, quando gli veniva chiesto di valutare il piacere che provavano nell’affrontare le proprie attività quotidiane, questi rispondevano con valori molto più bassi di quelli registrati per gli altri gruppi. Secondo Daniel Gilbert, professore di psicologia ad Harvard,“l’enorme salto nella felicità che provi quando ricevi il mega-assegno se ne va abbastanza presto, e poi a ogni cosa che ti accade finisci per ripeterti: ‘Bello, ma non come il giorno in cui ho vinto la lotteria’”.

Lasciare il lavoro e altre scelte sbagliate

Così, alla lunga vincere la lotteria può anche avere un effetto negativo sulla felicità. Tanto che nel 2012  un articolo del magazine The Atlantic illustrava “le ragioni per non vincere alla lotteria (sul serio)”. Perché le insidie non finiscono qui. Infatti, nella vita dei neo-milionari della lotteria si nascondono spesso errori e valutazioni sbagliate, che possono portare velocemente alla rovina. Secondo i dati di Millionaires Report 2012, la prima cosa che fanno 59 neo-milionari su 100 è lasciare il proprio lavorosolo il 19% continua invece a presentarsi ogni giorno a timbrare il cartellino, mentre il 2% sceglie di lavorare meno, ma di non interrompere completamente la propria vita professionale.

Michael Carroll, ad esempio, aveva 19 anni e ottenuto da poco un posto fisso da spazzino quando vinse 10 milioni di sterline alla lotteria nazionale inglese. Era il 2002. Dopo aver lasciato di corsa il suo nuovo lavoro, Michael ha speso tutta la sua fortuna in alcool, stupefacenti e macchine di lusso. Nel 2004, è stato arrestato per cinque mesi e nel 2006 nuovamente per nove mesi. Un altro inglese, Luke Pittard, ha speso i suoi 1,9 milioni in pochi mesi con un viaggio nelle Isole Canarie, un matrimonio, e una nuova casa. Tanto da essere tornato a lavorare da McDonald’s già due anni dopo, nel 2008. Uno degli errori principali fatti dai vincitori della lotteria è infatti legato allo spendere troppo denaro troppo in fretta. Secondo dati inglesi, l’82% dei vincitori cambia cas, per una spesa media altissima, il 13% compra case per amici o parenti; tantissimi comprano macchine, per una spesa media di 46mila sterline.

Il nostro cervello dopo la vittoria

Abituato alla scarsità e a lottare da millenni per la sopravvivenza quotidiana, il cervello umano non è programmato per fare i conti con una improvvisa fortunae per questo la manna che cade dal cielo è considerata nell’Antico Testamento un autentico miracolo di Dio. Infatti, nell’economia del comportamento è ormai assodato che le persone tendono a essere più preoccupati della possibilità di perdere del denaro già guadagnato rispetto alla possibilità di sprecare del denaro che gli viene regalato. Nel 2009, uno studio sperimentale svolto in una fabbrica cinese lo ha mostrato chiaramente.

I ricercatori americani hanno offerto ai lavoratori della fabbrica un bonus monetario in due modi diversi. A metà dei lavoratori hanno presentato il bonus come un aumento di stipendio, che sarebbe stato tolto nel caso in cui non avessero prodotto un certo numero di unità. All’altra metà, i ricercatori hanno presentato il bonus come un guadagno extra che avrebbero ottenuto se avessero prodotto il medesimo numero di oggetti. Tornati dopo poche settimane, i ricercatori hanno scoperto che coloro che rischiavano di perdere il bonus già ottenuto avevano lavorato molto più duramente degli altri. La ragione per questo comportamento è semplice: la nostra mente tende a essere molto più preoccupata di perdere quello che abbiamo guadagnato lavorando duramente rispetto alla possibilità di vincere un bonus che ci potrebbe cadere all’improvviso sulla testa. Così, il cervello compartimentalizza il denaro della lotteria in una cassetta diversa dal resto dei nostri risparmi.

Per questo, la maggior parte delle persone che vincono alla lotteria iniziano a spendere immediatamente impulsivamente, per spuntare la lista di desideri accumulati. E anche chi riesce a resistere agli impulsi si trova comunque di fronte alla difficile impresa di gestire una quantità così grande di denaro: per chi non è abituato, queste cifre possono trasformarsi in una vera e propria maledizione.

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Le misteriose vie del karma

Tutto questo senza contare ciò che succede attorno ai vincitori. Perché vincite così grandi hanno la forza di scatenare amici e partenti, e non solo. Tanto che su Business Insider il miliardario americano Mark Cuban aveva suggerito a un ipotetico neo-vincitore: “Di’ no a tutti i tuoi amici e ai tuoi parenti. Ti chiederanno denaro. Di’ loro di no. Se siete in buoni rapporti, sai già chi di loro ha bisogno di aiuto e di che cosa ha bisogno. Sentiti libero di aiutare qualcuno, ma parla con il tuo contabile (se ne hai uno, altrimenti assumilo) prima di fare qualcosa e ricordati: nessuno ha bisogno di 1 milione di dollari. Nessuno ha bisogno di 100mila dollari. Chiunque te lo domandi, non è un tuo amico”.

William “Bud” Post, ad esempio, aveva vinto “solo” 16,2 milioni di dollari nel 1988: nel giro di un anno era in debito di un milione, una sua ex l’aveva denunciato per ottenere un terzo della cifra (e aveva vinto), e suo fratello aveva addirittura assunto un killer per ucciderlo: “Ero molto più felice quando non avevo un soldo”, aveva dichiarato al Washington Post prima di morire, povero, nel 2006.

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