La teoria dei fuochi: come ottenere il giusto equilibrio tra vita e lavoro

La teoria dei fuochi: come ottenere il giusto equilibrio tra vita e lavoro

Un amico, manager in una iconica compagnia statunitense, mi ha confessato di aver dimenticato il significato di work-life balance. È vero, aveva appena chiuso una settimana in cui c’era stato il lancio più atteso dell’anno, ma è altrettanto vero che ha deciso di lavorare in quell’azienda proprio perché attenta a ciò che lui, ora, sostiene di aver perduto: il giusto equilibrio tra vita e lavoro.

Negli Stati Uniti, terra di affascinanti teorie sul work-life balance, esiste un istituto che misura il livello di stress dovuto ad un cattivo equilibrio tra vita e lavoro. L’American Institute of Stress ha pesato il livello di soddisfazione dei lavoratori Usa nell’ultima decade: dal 2009 al 2015, il calo è stato costante  e la media si è mantenuta su una soglia appena accettabile (su una scala da 1 a 5, il punteggio 2015 è stato 3.2, cioè uno “stato di benessere sufficiente”).

Il paradosso è che la conciliazione vita-lavoro incide anche sull’azienda, perché è tra i principali fattori che determinano l’employer branding: un meccanismo di attrazione e retention dei talenti, in grado di migliorare la produttività del dipendente, non solo attraverso benefit inseriti nel welfare aziendale.

Ranking vs. money

Nelle classifiche dei lavori più appaganti per il work-life balance, trovi scritto di tutto: spesso la questione “salario” non contribuisce ad un migliore equilibrio ma non è vero neppure il contrario. E poi il grado di soddisfazione può variare da paese a paese.

Secondo l’indagine condotta dal sito di recruiting Glassdoor, un insegnante supplente negli Stati Uniti ha qualche chance in più di vivere sereno (WLB rating 3.9, anche se con 25mila dollari di stipendio annui) rispetto ad un software developer (WLB 3.7 con 90mila dollari di salario). Ma anche il ranking per l’insegnante, se lavora in una città-ghetto e non nella più tranquilla provincia, può variare e sensibilmente.

lavoro

Live in the Fast Lane or Live a Better Life

Per capire i segreti della work-life balance, occorre concentrarsi non tanto sul luogo o sulla professione ma sulle macro-aree in cui ricade lo stress: il carico di lavoro, l’incertezza sul futuro, le difficoltà della vita, i problemi delle persone che ci sono accanto. Ecco allora una teoria che spacchetta il problema: the four burners theory.

Immagina di avere un piano cottura costituito da quattro fornelli, ognuno di essi rappresenta un quadrante della vostra vita: il primo la famiglia, il secondo gli amici, il terzo la salute, il quarto il lavoro. Per riuscire a cavarsela bisogna spegnerne uno. Per avere successo, toccherà togliere il fuoco a due fornelli. Che fare? Se non si vuol finire come nella canzone degli Eagles, “Life in the fast lane” (vivere nella corsia di sorpasso) o impazzire, bisogna (saper) scegliere e provare piccoli passi per vivere una vita migliore (Live a better life).

Work till you’re empty, not till you’re dry

Lavorare fino a che “non riesci più“, non fino a che “non ne puoi più“. Può sembrare un concetto ridicolo ma la banalità del compromesso è sicuramente più grottesca. Per quanto ci si possa destreggiare tra i quattro fornelli nel modo più dignitoso ed equo possibile, rinuncia all’idea di diventare Jamie Oliver: non è umano raggiungere la migliore performance in tutti e quattro le macro-aree, soprattutto quando una o due di queste hanno maggiore potenza di fuoco. Il lavoro, ad esempio, è uno dei fornelli più grandi.

> Un escamotage per ridurne l’ingombrante carico è l’esternalizzazione, esattamente come fanno le aziende: dare in outsourcing alcune delle attività lavorative tenendo per sé benefit e performance. Qualcuno che ci è riuscito ma di solito in outsourcing si dà solo la vita affettiva: asilo nido, nonni, baby sitter – lasciando al lavoro sempre più spazio.

> Consapevoli di far leva sui tuoi sensi di colpa, sarai sicuramente più morbido con l’escamotage numero due: tarare la tua performance al lordo di limiti e restrizioni. Molti di questi diventano meno impattanti se si capovolge il concetto di tempo: per un sano work-life balance non occorre più tempo per fare le cose, ma dare il meglio rimanendo dentro i limiti di tempo. È chiaro che ogni confine auto-imposto deve essere ben bilanciato da una previsione di risultato: cercare di salvare il tuo matrimonio può farti trascurare alcune relazioni professionali, come le partite di calcetto capi vs impiegati. Ma probabilmente ne guadagneresti anche in salute.

> Poi c’è l’opzione “conventional”: dare fuoco ai quattro fornelli uno per volta, per ogni stagione della vita. La maggior parte delle persone che hanno vissuto l’esperienza del burnout (come il crollo di una diga interiore nel pieno di una conference call protratta in un tempo indefinito) sanno di cosa si parla e hanno scelto questa strada. Decidere a quale fornello dare più gas in funzione di una stagione della propria vita significa non aver un piano cottura da quattro fornelli. Se si manda a tutto andare il lavoro, con l’opzione conventional, non si ha ancora una famiglia propria il più delle volte. Ma anche in questo caso, più rassicurante, si rischia di posporre scelte o fare rinunce. Per questo è chiamata l’opzione convenzionale: una scelta per soddisfare mere esigenze pratiche, spesso passivamente conforme a usi ed idee correnti.

> Nella teoria dei quattro fuochi non esiste una quarta opzione. Abbandona l’idea di utilizzare un fornello per due macro-aree o cucinare tutto con un solo grande fuoco. L’immagine del work-life balance è come quel vassoio con cui mangiavano gli americani negli anni Sessanta davanti alla tv mentre allunavano gli astronauti e Steve Jobs concepiva la Apple: pulito, ordinato, con una separazione perfetta tra le varie pietanze, nessuna mescolanza, nessuna contaminazione. Ecco, forse si può opzionare questo: il lavoro, con cui si può conciliare tutto il resto, non è la nostra vita ma solo un appetizer.

Immagini via Flickr | Copertina di Alexander Mueller| Foto 1  modificata in b&n di shanelevi