Lavoro in Italia: le figure professionali che le aziende faticano a trovare

Lavoro in Italia: le figure professionali che le aziende faticano a trovare

In Italia il numero di disoccupati resta elevato: secondo le ultime rilevazioni dell’Istat (agosto 2016), l’11,4% degli italiani non ha un lavoro. Questo dato però non racconta tutta la verità sulla situazione occupazione del paese, o quantomeno ne omette una parte. In certi settori lavorativi, infatti, esiste una domanda di lavoro cui non corrisponde un’offerta adeguata.

In parole povere alcuni lavori ci sarebbero, ma mancano i professionisti in gradi di svolgerli. Lo confermano i dati del Sistema Excelsior, il portale gestito da Unioncamere e Ministero del Lavoro, secondo cui nel 2015 sono stati 76mila i profili professionali ricercati dalle imprese ritenuti “non facili da trovare”. Stiamo parlando del 10,6% delle assunzioni totali.

Un quadro che nel 2016 potrebbe anche crescere: secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi per l’anno in corso la difficoltà di reperimento mediamente indicata dalle imprese è del 12%, con picchi nel Nord del paese (14%) e nelle aziende con almeno 250 dipendenti (15%).

Spesso sentiamo parlare dei lavori “che gli italiani non vogliono più fare” con riferimento a professioni come il bracciante, il pizzaiolo o il muratore. I dati del Sistema Excelsior raccontano tuttavia un’altra realtà: i settori più scoperti sono infatti quelli della Net economy e dell’Industria 4.0, dove le aziende cercano candidati di profilo più elevato con caratteristiche dirigenziali, specialistiche e tecniche.

Nel dettaglio, secondo Unioncamere, risultano di più “difficile reperimento” Analisti e Progettisti di software (43%), Ingegneri energetici e meccanici (42%), Specialisti di Scienze Economiche (40%), Ingegneri Industriali e Gestionali (37%), Elettronici e in Telecomunicazioni (36%).

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Come è possibile notare, le professioni in cui la differenza tra domanda nazionale e offerta è maggiore sono tutte di stampo ingegneristico, ad eccezione dei Consultenti di gestione aziendale, i quali provengono da un percorso formativo economico.

Nel periodo 2016-2020, secondo il nuovo Report Analitico di Unioncamere, il fabbisogno di figure ad alta specializzazione sarà inoltre quello a crescita più rapida, seguito a distanza dalle figure a bassa specializzazione e da quelle di livello intermedio, che ne giro di un quinquennio saranno le più penalizzate in termini di crescita.

Dati, questi, che secondo il rapporto sono indice di tre tendenze distinte: in primo luogo la “crescita dei processi innovativi nel sistema economico”; in secondo luogo il “rafforzamento della funzione produttiva in senso stretto e delle professioni operaie specializzate”; infine, un “processo di razionalizzazione delle attività produttive, che dovrebbe portare a una minore crescita del fabbisogno di figure di livello intermedio, sia impiegatizie, sia soprattutto dei servizi”, rileva Unioncamere.

Se stai cercando un accesso pressoché immediato nel mondo del lavoro, dunque, un possibile consiglio è quello di specializzarti nelle professioni ingegneristiche, statistiche o più in generale in quelle legate a materie scientifiche. Come ti anticipavamo qualche mese fa, imparare a programmare appare un’ottima strategia (anche studiando da casa).

Immagine di Boris Baldinger via Flickr