Le ricette per salvare i piccoli borghi italiani

Le ricette per salvare i piccoli borghi italiani

L’Italia è il Paese dei piccoli borghi. Veri e propri gioielli incastonati nell’entroterra dello Stivale, dove si intrecciano architettura e memoria storica, opere d’arte e chiese, dialetti e prodotti tipici, in una miscela che unisce vivacità dei luoghi e capitale sociale e culturale. Tuttavia, in un mondo sempre più urbanizzato e con il declino delle occupazioni e dei modi di vita tradizionali, pian piano molti di questi borghi stanno sparendo.

Colpiti dallo spopolamento e dalle scarse opportunità lavorative offerte i borghi italiani, che ancora oggi danno casa ad almeno 10 milioni di persone, perdono le fasce più giovani della propria popolazione e quindi il proprio futuro: sono già 3mila i piccoli centri disabitati in tutto il Paese.

Una legge per salvare i borghi italiani

Per cercare di contrastare questa tendenza, che rischia di privare l’Italia di uno dei suoi più ricchi patrimoni, è stata approvata a fine settembre, con unanimità alla Camera e immediatamente anche al Senato, la legge per “salvare” i piccoli borghi nostrani, fermando lo spopolamento nei piccoli Comuni del Paese, che rappresentano il 70% di tutti i Comuni.

Il piano prevede un finanziamento di 100 milioni di euro (10 milioni nel 2017, e 15 milioni dal 2018 al 2023), che potranno essere sfruttati per la messa in sicurezza delle strade, l’estensione della banda larga, la tutela dell’ambiente, il potenziamento delle scuole, il rilancio di edifici in abbandono, la promozione di prodotti locali e la creazione di strutture e itinerari turistici specifici.

“Questa legge è un grande passo in avanti”, ha dichiarato Marco Bussone, vice presidente dell’Unione dei Comuni montani, all’indomani dell’approvazione della nuova norma. In attesa dei finanziamenti pubblici (e, come richiesto da alcuni, di una defiscalizzazione delle nuove attività produttive), tuttavia, sono numerose anche le iniziative private che si pongono l’obiettivo, ambizioso ma fondamentale, di rilanciare i piccoli borghi del Paese, creando opportunità occupazionali e rigenerando dinamiche di vita a livello locale.

borghi italiani

Reagire alla crisi con il turismo

Hello!World ha già raccontato dieci delle più virtuose recupero ecosostenibile dei borghi italiani. Ma sono sempre di più gli italiani, spesso giovani, che stanno rimboccandosi le maniche per realizzare le proprie idee per rigenerare i nostri borghi. Queste storie vengono un po’ da tutta Italia e formano un luminoso mosaico di speranza sul nostro futuro.

Un esempio è Ostana, un borgo in provincia di Cuneo dove da quasi quarant’anni non nascevano più bambini. I 5 residenti rimasti oggi sono invece diventati 50, grazie a una vera e propria rinascita guidata dal turismo ambientale e culturale.  “Abbiamo un agriturismo, un ristorante, un albergo diffuso, un negozio e ora una ragazza ha avviato un progetto per la coltivazione di ortaggi e piante officinali”, ha dichiarato a la Stampa il sindaco Giacomo Lombardo.

Oggi a Ostana si riversano ogni weekend centinaia di escursionisti facendo la gioia dei giovani imprenditori locali (l’età media del comune supera di poco i 30 anni). Anche se nuovi investimenti di certo non farebbero male: “Ci sarebbe bisogno di potenziare le infrastrutture. Internet qui arriva con lentezza, se nevica o se c’è troppo vento restiamo senza energia elettrica”, lamenta Lombardo.

A Nughedu Santa Vittoria (provincia di Oristano), 15 famiglie hanno deciso di aprire le porte per accogliere i turisti, offrendo loro esperienze autentiche di vita locale senza dover costruire nuove strutture che consumano territorio e patrimonio ambientale. “Se creiamo qui posti di lavoro che dureranno nel tempo i giovani non saranno costretti a fuggire”, ha dichiarato il sindaco poco più che 30enne Francesco Mura.

Anche Airbnb vuole tutelare i borghi italiani

Oltre alle attività dal basso e guidate da italiani, giovani e meno giovani, anche il gigante internazionale del turismo, Airbnb, si è di recente reso conto del potenziale dei borghi italiani. Lo ha raccontato un articolo del quotidiano francese Les Echoes, che ha rivelato che, in un rapporto pubblicato a metà Ottobre e intitolato ‘Condividere l’Italia rurale’, Airbnb ha spiegato di aver pubblicato 30mila nuovi annunci focalizzati sull’Italia dei borghi, che hanno permesso di accogliere 500mila turisti in decine di siti diversi, generando un valore economico di circa 80 milioni di euro.

In collaborazione con il Ministero della cultura e l’Associazione dei comuni italiani (Anci), Airbnb ha dunque lanciato il portale “Borghi Italiani – Italian Villages”, per promuovere il turismo slow in 20 “villaggi d’eccezione” e per “valorizzare le rotte meno conosciute per i viaggiatori del mondo e sostenere le comunità locali”. Molti rappresentanti dei borghi rurali si sono detti soddisfatti dell’iniziativa, considerata come un’opportunità per rilanciare siti a rischio.

Rinascita e cambiamento sociale

Ma non c’è solo il turismo tra le strategie di rilancio dei borghi italiani. Sono anzi sempre di più le iniziative che allacciano rinascita economica dei borghi a degli obiettivi di cambiamento sociale. A Zeri, in Toscana, le “donne pastore” sono in breve tempo diventate leader di comunità e motore di rilancio della campagna. Le venti donne hanno formato un consorzio che valorizza i prodotti e organizza eventi per promuovere il territorio. “Siamo state contagiose e intorno all’allevamento di una razza particolare di pecore si è creata una filiera. Intanto abbiamo salvato la pecora Zerasca che era in via di estinzione e poi abbiamo sostenuto la nascita di tante altre attività.”, ha spiegato Cinzia Angiolini, assessore di Zeri e membro del consorzio. “Nelle valli, dove abitiamo in 1200, ci sono 56 aziende agricole.

In più, tutt’intorno sono sorti alcuni agriturismi, imprese che lavorano la lana e altre che producono dolci, ma anche una macelleria e quattro caseifici”. Un’importante iniziativa si registra invece in Sardegna, per la precisione a Barigadu, è invece sorto un campus universitario per progettare nuove strategie contro la fuga dai piccoli paesi.

“Gli ambiti possibili sono quattro: agricoltura, il riuso del patrimonio architettonico, le cooperative di comunità e il turismo diffuso”, ha spiegato sempre a la Stampa il coordinatore Matteo Lecis Cocco Ortu . Ed è proprio ancora sul turismo diffuso, ma con una precisa declinazione sociale, che scommette Riccia, sulle colline molisane. Nelle vecchie abitazioni di questo paese in provincia di Campobasso nasce infatti il “centro anziani diffuso”, per accogliere turisti senior da tutti Italia.

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