Levigliani: il paese toscano dei beni comuni

Levigliani: il paese toscano dei beni comuni

A prima vista Levigliani somiglia ad un paese come molti altri delle Alpi Apuane, ma, avventurandoci al suo interno, il Museo di Comunità e di Impresa ci accoglie con un’incisione in marmo che riassume le secolari vicende del paese in due parole: Lavorare Liberi. Dobbiamo andare alla fine del diciottesimo secolo per tracciare la catena di eventi che ha reso questo piccolo borgo unico nel suo genere. Cominciamo con ordine. 

Levigliani è una frazione del comune di Stazzema, in provincia di Lucca (Toscana), situata nella valle di Cansoli alle pendici del Monte Corchia. Il paese, sulle pendici del monte, conta circa 350 abitanti ed è organizzato come un tipico borgo toscano: un dedalo di vicoli e vicoletti che confluiscono verso una piazza principale dove sono presenti un bar, un ristorante, qualche altra attività commerciale e, poco distante, la chiesa con l’alto campanile.

Durante la reggenza di Leopoldo I (1788), la Toscana passò ad un sistema di tassazione indiretta per il quale fu necessaria la stesura di un catasto ordinato di tutto il territorio del Granducato, sia per la proprietà pubblica, che per quella privata. Levigliani e i territori limitrofi all’epoca erano inclusi in questa massiccia operazione di censimento; nello specifico fu dato l’incarico al perito Ranieri Ancillotti il quale, accompagnato da alcuni rappresentanti dei paesi limitrofi, iniziarono a definire le confinazioni nel 1789. Per orientarsi durante la mappatura dell’area incisero in alcuni punti strategici delle croci nella roccia, visibili ancora oggi dopo più di 200 anni.

L’operazione si concluse nel 1793 e l’anno successivo i Beni Comuni, quindi gli appezzamenti di terra non appartenenti ancora a nessuno, furono messi ufficialmente in vendita. Ogni cittadino di Levigliani interessato a possedere una porzione di queste terre avrebbe dovuto farlo presente all’autorità competente e poi procedere con l’acquisto. All’epoca la destinazione d’uso dei terreni recitava: “uso promiscuo di pascolo, legnatico ed in qualunque altro modo”.

Gli abitanti di Levigliani, con atto notarile datato 24-04-1794, invece di presentare delle domande singolarmente da privati, decisero di acquistare gli appezzamenti di terra collettivamente, quindi di tenere i beni in cosiddetta Perfetta Comunione e Società

Fin verso circa la metà del diciannovesimo secolo, i Leviglianesi non erano a conoscenza dei giacimenti di marmo pregiato presenti nel cuore della montagna esattamente in corrispondenza dei terreni acquistati collettivamente. Fu grazie al naturalista Emilio Simi che, insieme al contributo fondamentale del docente universitario il Prof. Paolo Savi, a partire dai primi del Novecento cominciarono i lavori per l’estrazione di marmi di qualità dal monte Corchia.

A ridosso di questa data venne istituita una Commissione per la gestione dei Beni Comuni alla quale, nel 1903, venne dato pieno potere in merito alla stipula di accordi commerciali con società interessate all’estrazione e alla coltivazione di marmo presente sui terreni dei Beni Comuni. Nel frattempo la proprietà dei terreni veniva trasmessa agli abitanti di Levigliani secondo il criterio dell’‘avente diritto’, vale a dire a tutti gli eredi naturali dei primi acquirenti del 1794

Sempre del 1903 è la prima concessione data alla societàBertoli Giuseppe’ la quale, vista la particolare situazione di proprietà diffusa presente a Levigliani, mise nero su bianco la seguente promessa:

“Se date a noi in concessione le vostre proprietà, avrete il lavoro qui, nel vostro paese. Nessuno avrà più bisogno di emigrare nei paesi lontani.”

Negli anni successivi vennero così stipulati accordi per l’estrazione del marmo con altre società. Tra queste figura la società La Versilia, la quale si era impegnata da contratto a sfruttare tutte le zone dategli in concessione (in particolar modo la zona cosiddetta Tavolini), a utilizzare la forza lavoro disponibile in paese e a rivalutare i canoni unitari della locazione previsti. La società fino al 1950 disattese queste tre clausole

Gli abitanti di Levigliani in quegli anni si divisero in due: una parte dei Leviglianesi avrebbe voluto conservare lo status quo e lasciare in concessione perpetua le cave di marmo alla società, l’altra parte era invece favorevole a ricostituire i Beni Comuni.

Vinse, non senza fatica, la corrente favorevole ai Beni Comuni che, nel 1950, costituì una nuova Commissione super-partes, ovvero formata da persone estranee al mondo del marmo e quindi più idonee a tutelare gli interessi di tutto il paese.

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La Commissione, sempre nel 1950, decise di cominciare una prima battaglia legale contro la società La Versilia per aver disatteso gli obblighi contrattuali e per essersi appropriata di una parte dei beni comuni che non le spettava. In una commovente lettera del 1956, l’allora presidente della Commissione dei Beni Comuni, Neri Mario, riporta lo stato della situazione: 

Sono passati 6 anni da quando ci avete nominati vostri amministratori. Quando ci nominaste, non era che un simbolo la Commissione Amministratrice dei Beni Comuni di Levigliani perché praticamente nulla avevamo a disposizione da amministrare e questo lo comprova il fatto che ci venivano le buste indirizzate all’Amm.ne dei Beni ex Com.li e cioè vuol dire, dei beni che furono di Levigliani.

Però nel nostro animo e nel vostro era ancora vivo il ricordo di aver posseduto dei vasti giacimenti marmorei e boschivi e che non eravate ne eravamo rassegnati a perderli senza prima invocare giustizia. Da allora incominciò il nostro duro e faticoso cammino. Sfrondati da determinate influenze politiche e di parte, scevri dall’odio dal disprezzo spogliati dall’orgoglio, incominciammo la nostra missione che quasi direi apostolare, e come gli apostoli furono fedeli al loro Divino Maestro, noi siamo stati fedeli al nostro mansueto popolo, che rassegnato pativa disoccupazione, fame mentre sperava da noi fedeltà, e dalla magistratura giustizia.

Azionisti, le due stelle che avevate scelto per la luce del vostro cammino, stanno ormai raggiungendo la vostra e la nostra meta.

La pronuncia del Collegio Arbitrale di Lucca ha detto: i Leviglianesi hanno ragione. La Corte dell’Appello di Firenze si è pronunciata, i Beni Comunali di Levigliani debbono essere ridati ai Leviglianesi.

La Suprema Corte di Roma non si è ancora pronunciata, ma sappiamo per cosa erta che dirà ai Leviglianesi consegnategli nel modo più celere i loro possedimenti, che loro solo, sono i legittimi proprietari.

Gli sforzi in campo legale della Commissione si orientarono per restituire il lavoro e la dignità agli abitanti di Levigliani, i quali, fin dal lontano 1794, avevano da sempre anteposto il benessere della collettività rispetto a quello del singolo individuo. Seguirà infatti una seconda battaglia legale e le avventure legali dei Beni Comuni si concluderanno definitivamente nel 1993 quando, per evitare ulteriori spese processuali, verrà trovato un accordo con le controparti che permetta agli abitanti di Levigliani di tornare a lavorare in condizioni ottimali come un’unica Cooperativa sul Monte Corchia (Cooperativa Condomini di Levigliani).

Ad oggi dunque, la proprietà rimane in mano alla Commissione, e la Cooperativa Condomini è un gruppo di privati (in larghissima parte Leviglianesi) che versa un affitto per lo sfruttamento dei terreni dei Beni Comuni. La Cooperativa Condomini conta trenta cavatori ed estrae circa sedicimila tonnellate di Arabescato Corchia l’anno, marmo utilizzato anche da Renzo Piano in due appartamenti del rinomato grattacielo londinese The Shard.

Tutti i Leviglianesi discendenti direttamente dalle prime famiglie firmatarie ricevono regolarmente un introito derivante l’affitto per l’utilizzo di questi terreni, mentre la Cooperativa percepisce gli utili relativi alle attività produttive poste in essere sul territorio. I Beni Comuni a Levigliani hanno anche un altro nome e ci si riferisce normalmente a loro come Il Comunello.

Infine, una delle storiche cave di marmo, presenti sul monte Corchia, è oggi una delle più grandi grotte turistiche di tutta la Toscana: l’Antro del Corchia.

Link utili:

https://sites.google.com/a/benicomunilevigliani.com/beni-comuni-levigliani/

http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2016/08/13/news/a-levigliani-il-lavoro-e-liberta-1.13959689

Immagine di copertina modificata in b&n di Luca Micheli via Unsplash |foto 2 modificata in b&n di Luca Micheli via Unsplash