Cosa possiamo imparare da Claudio Ranieri su leadership e fallimento

Cosa possiamo imparare da Claudio Ranieri su leadership e fallimento

5mila a uno. Era questa, secondo i bookmaker inglesi, la probabilità che il Leicester City guidato da Claudio Ranieri vincesse la Premier League, la massima serie del calcio britannico, dominata da squadre con budget da capogiro come Manchester United (359 milioni di sterline), Manchester City (415 milioni) e Chelsea (280 milioni).

Eppure la squadra delle “Foxes”, assemblata con una spesa di 57 milioni di sterline, ha fatto la storia vincendo un titolo che ha svuotato le casse delle agenzie di scommesse, che si sono trovate a dover pagare un totale di 25 milioni di sterline a chi ha scommesso sull’impresa di Ranieri – come la ventenne Karishma Kapoor, le cui 2 sterline, piazzate sull’improbabile primo titolo per il Leicester, sono diventate 10mila.

“Visto? Non sono un bollito”, ha dichiarato l’allenatore romano, arrivato nelle Midlands inglesi dopo una fallimentare esperienza alla guida della nazionale Greciaesonerato nel Novembre del 2014 dopo soli quattro mesi e 3 sconfitte in quattro gare, compreso un umiliante 1-0 casalingo rimediato contro le Isole Fær Øer.

Prima dell’impresa inglese, la carriera da manager di Ranieri non era stata piena di trionfi: solo 4 trofei (Coppa Italia, Supercoppa Uefa, Coppa di Francia e Supercoppa Italiana) in 30 anni di carriera, nonostante la possibilità di guidare squadre importanti come Juventus, Inter, Roma, Chelsea, Atletico Madrid e Valencia, e un’etichetta di “eterno secondo” per i secondi posti rimediati con Chelsea, Juventus, Roma e Monaco. “Zeru titoli”, disse famosamente Mourinho quando Ranieri allenava la Juventus: “Non ha mai vinto trofei importanti. Forse ha bisogno di cambiare la sua mentalità, ma forse è troppo vecchio per farlo.”

Al Chelsea, Ranieri veniva chiamato “tinkerman”, per via dei suoi mille dubbi nel fare la formazione ogni fine settimana. Oggi quel “tinkerman” ha assunto un altro significato, cioè quello di chi è in grado di aggiustare tutto con pochissimi mezzi.

“Sappiamo che ci sono squadre più forti di noi, ma ogni domenica i nostri avversari dovranno dimostrarci di essere più forti di noi”, ha spiegato Ranieri a inizio campionato a un gruppo scalcagnato, i cui giocatori più rappresentativi sono un capitano (Wes Morgan) che ha esordito in Premier League a 30 anni, “un ex operaio con precedenti per rissa (Vardy), due scarti dello United (Drinkwater e Schlupp), un avanzo del campionato tedesco (Okazaki), promesse sinora mancate della B francese (Kanté e Mahrez) e persino un prezioso panchinaro (Ulloa) che viene dalla Patagonia.”

Secondo Quartz la storia di Ranieri, che fallimento dopo fallimento è arrivato al più incredibile dei trionfi, deve essere presa a esempio per tutti coloro che sgobbano in attesa del grande momento. Quel gruppo, infatti, è presto diventato una macchina perfetta, affiatata sul campo e fuori, a forza di di serate a base di pizza.

In questo articolo, Ranieri stesso ha spiegato: “Abbiamo iniziato bene la stagione. Vincevamo ma subivamo anche troppi gol. Così prima della gara col Crystal Palace, ho detto: ‘Ragazzi se non subite gol vi offro una pizza. Vittoria per 1-0… Così li ho portati in pizzeria’. Ma avevo una sorpresa per loro: ‘Voi dovete sempre lavorare duramente per tutto. E lavorerete anche per la pizza. Ognuno farà la sua’. Così siamo andati in cucina e abbiamo preparato le nostre pizze. Che posso dire? Adesso sono tante le gare senza subire gol. Dodici dopo quella pizza, non credo sia una coincidenza”.

In questo modo, Ranieri è oggi diventato “l’incarnazione dello spirito d’innovazione disordinata che fa correre il sangue nelle vene dei venture capitalist. Proprio come gli startuppari descrivono le loro compagnie come  la ‘Uber per X’, aspettatevi che ‘Leicester City per X’ entri presto nel lessico comune, una parola che andrà a indicare la quintessenza di un’operazione snella in grado di competere contro rivali molto più ricchi, e vincere contro ogni aspettativa”.

Fallire, insomma, è tornato di moda, perché solo così si può imparare a rialzarsi e provare ancora a vincere. “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”, scriveva il poeta Samuel Beckett. Claudio Ranieri è la prova che non si tratta solo di letteratura.

Immagine di Peter Glaser via Unsplash

Franco Rosso