I linguaggi di programmazione? Un buon investimento per il futuro

I linguaggi di programmazione? Un buon investimento per il futuro

Fino a qualche tempo fa era sufficiente inserire in un curriculum genericamente le conoscenze informatiche  per far bella mostra di sé. Ma i tempi sono cambiati e oggi è sempre più richiesta la conoscenza di specifici linguaggi di programmazione. Qualcosa, insomma, che non si può improvvisare dall’oggi al domani.

Eppure noi italiani in questo campo siamo indietro. Secondo i dati diffusi da Eurostat, Istituto statistico europeo, appena il 9% dell’intera popolazione italiana ha conoscenze basilari della programmazione e sarebbe in grado di sviluppare un software, contro una media europea dell’11%.

Non va meglio se si guardano solo i giovani tra i 16 e i 29 anni, dove la percentuale sale sì al 17%, ma è ancora lontanissima da paesi come la Finlandia, al 38%, o la Svezia al 27%. Eppure la programmazione sarebbe un buon investimento per il futuro: basti pensare che, secondo il portale Code.org, da qui arriva la prima fonte di reddito negli Stati Uniti e in questo campo, al momento, sono disponibili 500mila posti di lavoro, presenti in qualsiasi settore o Paese.

Vecchi e nuovi linguaggi

Se hai deciso di investire il tuo tempo per imparare a programmare, allora è necessario capire quale linguaggio studiare, perché la tua fortuna professionale potrebbe dipendere proprio da questo! Pensa ai programmatori dell’India, a lungo considerati i migliori: secondo il sito Quartz, negli ultimi anni hanno invece avuto serie difficoltà nel competere per i lavori a più alto livello.

Questo perché i linguaggi imparati, come C, C++ o Java, stanno diventando rapidamente obsoleti sostituiti da linguaggi più intuitivi e flessibili. Nonostante questo, secondo un’indagine di HackerRank, una piattaforma per programmatori, i linguaggi di programmazione tradizionali continuano ad essere ancora quelli più diffusi nel Continente. Con linguaggi di coding come JavaScript o Python utilizzati da poco più del 5 o 3% degli utenti. Troppo poco. Oggi, infatti, bisognerebbe puntare su nuovi linguaggi di programmazione come JavaScript, Golang, Python, Ruby, Racket: perché sono più eleganti, concisi e soprattutto facili da capire.

Python e R sono i due più popolari usati dai data analysts e dai data scientists, secondo la classifica 2017 dei migliori linguaggi di programmazione fatta da IEEE Spectrum e giunta al quarto anno. I vantaggi: sono entrambi gratis e open source. Certo, non si imparano dall’oggi al domani e necessitano di un po’ di tempo per essere compresi, soprattutto per quanti non si sono mai avvicinati al mondo del coding.

programmazione 2

Python e R: pro e contro

Per alcuni, Python è migliore per la manipolazione di dati e attività ripetute, mentre R lo è per analisi ad hoc e l’esplorazione di insiemi di dati. Il primo è un linguaggio di programmazione generale e quindi risulta la scelta migliore per chi vuole programmare senza specifiche richieste, mentre il secondo aiuta chi deve focalizzare più sulla statistica e anche per questo il primo approccio è più difficile.

Uno dei vantaggi di Python è quello di essere un linguaggio intuitivo, più facile sia da imparare che da usare. Riuscire immediatamente a capire come funziona non è un elemento di secondo piano, visto che può dare subito delle soddisfazioni reali ai programmatori neofiti. Mentre R funziona su una vasta gamma di piattaforme e ha il vantaggio di essere estremamente estensibile e di riuscire a realizzare diagrammi di qualità. Oggi è molto diffuso grazie alla flessibilità della sua sintassi.

Oltre Python e R: JavaScript e C

Ci sono poi altri programmi come JavaScript, da non confondersi con Java: il primo è semplice da imparare e immediato da eseguire, si può usare senza installare alcun programma particolare, e questo è uno dei suoi grandi vantaggi, ma fino a qualche tempo fa era considerato un linguaggio troppo semplice. Il secondo è molto versatile, quindi usato in vari settori (software, app, programmazione web), ed è molto richiesto nel mondo del lavoro, però ha uno stile di programmazione poco adatto ai principianti. Il vantaggio principale di Java, secondo una ricerca di Indeed.com, è quello di essere il linguaggio esistente più presente nelle offerte di lavoro.

Ma in una breve guida ai linguaggi di programmazione non si può dimenticare di nominare C: forse il linguaggio di programmazione per eccellenza. Creato negli anni Settanta è uno dei più longevi. Tanto che nel TIOBE Programming Community index del 2017, una classifica sulla popolarità dei linguaggi di programmazione, è al secondo posto dopo Java. È stato il primo linguaggio di programmazione: quindi se anche non è tra i più richiesti sul lavoro permette poi di comprendere gli altri programmi più facilmente.

programmazione 3

Come imparare a programmare

Certamente la soluzione migliore è usarli, solo in questo modo si riescono a scoprire tutte le caratteristiche. Da qualche parte però bisogna cominciare! Per quanto riguarda C, ecco diverse opzioni: qui si trova un free course della durata di due-tre ore, che introduce i concetti base del programma.

Logicamente non è il solo: qui è possibile imparare le basi del programma e le funzioni più avanzate. E se poi si ha voglia di approfondire l’argomento c’è sempre il corso dell’Harvard University, Introduction to Computer Science, che insegna vari programmi tra cui lo stesso C. Tutto questo in inglese.

Se invece si preferisce qualcosa in italiano si può optare per le slide del Politecnico di Torino. Per Java, invece, si trovano sempre i tutorial, sia sulle funzioni base che su quelle più avanzate, in qualche caso anche con gli esempi, o un free online course di 5 settimane, mentre in italiano si può optare per un video su Youtube, tutti sempre gratuiti, o decidere di comprare un cartaceo corso di programmazione.

Per quanto riguarda Python e R, invece, ecco dove imparare a usarli. Qui si possono trovare dei tutorial che insegnano le basi di Python. Mentre qui un free course sull’argomento. Non può mancare il corso base su Coursera, e per chi non ha voglia di ascoltare lezioni in inglese su un argomento così tecnico, ecco qui un corso base in italiano. Su R, un po’ più complesso, due link utili, tutti in italiano: un testo, anche in formato Kindle, per imparare a programmare in poco tempo. O  l’open course online su DataCamp, completamente gratuito.

Immagini via Unsplash | Copertina | 1 | 2