Come Lisbona è diventata un centro d’attrazione per giovani talenti e innovatori

Come Lisbona è diventata un centro d’attrazione per giovani talenti e innovatori

Non sono solo i pasteis de nata, i vicoli dell’Alfama e i palazzi ricoperti di azulejos—le tipiche piastrelle smaltate —a fare di Lisbona una delle destinazioni considerate tra le più affascinanti in Europa. La città da cui partì Vasco de Gama alla volta delle Indie è oggi al centro di una rinascita culturale, imprenditoriale e tecnologica che sta attirando start-up, incubatori e talenti da tutto il Vecchio continente.

La Cnn aveva pronosticato già nel 2014 che Lisbona sarebbe diventata la città più cool d’Europa, e ha continuato a ribadirlo di recente: merito della frizzante vita notturna, della nuova avanguardia culinaria portoghese, delle meraviglie del design contemporaneo che si affianca al patrimonio architettonico del passato moresco. Ma non solo. La città sta diventando il nuovo polo di attrazione tecnologica del continente, una delle città più dinamiche e innovative d’Europa, nuova meta prediletta per creativi e guru dell’innovazione.

A Lisbona si stanno moltiplicando acceleratori e hub di start-up e imprese tecnologiche, incluso l’Hub Criativo do Beato, che aprirà i battenti nel 2018 e si candida a diventare il più grande hub innovativo d’Europa: 100mila metri quadri dedicati all’innovazione e all’impresa con quattro macroaree dedicate a imprenditoria; industrie creative; innovazione e conoscenza; start-up, scale-up e global company.

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Una San Francisco europea

Com’è accaduto che la capitale di un Paese che da qualche decennio languiva ai margini dell’economia europea—e nel 2011 ha rischiato il collasso finanziario—di diventare la San Francisco del Vecchio continente? Certo, alcune condizioni rendevano Lisbona il luogo ideale da trasformare in capitale della tecnologia, a partire dall’ottimo sistema di istruzione e alla capillare conoscenza della lingua inglese. A puntare i riflettori sulla capitale portoghese ha contribuito anche la partnership triennale con il Web Summit, la conferenza globale sulla tecnologia, ospitata per la prima volta dalla città a novembre 2016.

Ma l’aspirazione a diventare una capitale della creatività e dell’innovazione—una sorta di “Berlino con il sole”, come viene spesso definita—viene da più lontano, ed è stata coltivata con convinzione già da qualche anno. A dirla tutta, il concetto di “centro d’eccellenza” è stato coniato proprio a Lisbona, in un meeting informale di ministri della ricerca Ue sotto la presidenza portoghese di turno dell’Unione europea—un centro d’eccellenza definito come “una struttura in cui ricerca e sviluppo tecnologico costituiscono uno standard mondiale, in termini di produzione scientifica misurabile, incluso il training, e innovazione tecnologica”.

Ma per diventare un hub tecnologico non basta puntare sull’innovazione, è necessario anche creare un ambiente favorevole alle imprese e alla nascita di start-up. Il Portogallo ha deciso di lavorarci sopra, Lisbona in primis. Il governo ha semplificato gli oneri burocratici per la creazione di nuove aziende e ha varato una fiscalità di favore per le start-up. Oggi è possibile fondare una società in soli 45 minuti, e secondo il report Doing Business della Banca Mondiale, il Portogallo è il terzo Paese in Europa in cui è più facile avviare un’impresa, grazie alle minori barriere all’imprenditoria. Per attirare le aziende, nel 2009 è stata fondata Invest Lisboa, un’agenzia di promozione degli investimenti e supporto alle imprese nata da una partnership tra il comune di Lisbona e la Camera di commercio portoghese.

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Una Eldorado per le start-up   

La città, già di suo considerata un ambiente favorevole grazie alla buona qualità della vita, il costo modesto degli affitti, le buone infrastrutture, si è impegnata per offrire risorse utili agli imprenditori, sotto forma di programmi di supporto e mentoring e di finanziamento (anche attraverso business angels e venture capital). Nel 2011 è stato lanciato l’incubatore municipale Startup Lisboa, che a oggi ha sostenuto decine di imprese innovative, tra cui alcune delle più interessanti nuove realtà nazionali, come Uniplaces, Codacy e Hole19.

Il governo portoghese ha dato ulteriore slancio all’ascesa di Lisbona come capitale dell’innovazione tecnologica: nel 2015 il segretario all’industria João Vasconcelos ha lanciato Startup Portugal, un programma nazionale di sostegno alla nuova imprenditoria attraverso 15 misure in tema volte a promuovere le start-up a livello di ecosistema, finanziamenti e internazionalizzazione.

Il risultato è che, mentre in altri Paesi è in corso una fuga di cervelli verso mete più favorevoli, il Portogallo trattiene i propri giovani talenti, grazie anche alla strategia delle università—come l’Instituto Superior Técnico di Lisbona—che si sono focalizzate nell’insegnamento dell’arte dell’imprenditorialità, anziché promuovere semplicemente le skills normalmente associate a carriere in multinazionali estere. Il Portogallo sta infatti attraendo un gran numero di studenti laureati e di imprenditori interessati a investire nel Paese, anche grazie a un regime fiscale individuale particolarmente interessante per gli expat.

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Dalla crisi del 2011 alla rinascita

A rendere ancora più appassionante l’ascesa di Lisbona è che, come racconta il Guardian, solamente quattro anni fa la capitale lusitana era “una città in ginocchio”. Inserito nell’ “infame” gruppo dei PIIGSi Paesi periferici considerati l’anello debole dell’Eurozona, il Portogallo era entrato nella “peggiore crisi degli ultimi 100 anni”, con storie di lavoratori e professionisti costretti a dormire nelle loro macchine dopo essere stati sfrattati dalle proprie case.

In cambio di un prestito internazionale da 78 miliardi, lintervento della Troika aveva richiesto al Paese sull’orlo del collasso maggiore flessibilità ai contratti, meno tasse per le imprese, un piano di privatizzazioni  e profondi tagli alla spesa pubblica – con una riduzione del deficit dal 9,8% del 2011 all’ 1,4% atteso per il 2017. 

Lisbona, tuttavia, ha risposto alla crisi con solidarietà e immaginazione, moltiplicando gli interventi e le reti di aiuto dal basso: nel quartiere di muraria, ad esempio, Adriana Freire ha fondato Cozinha Popular, dove le persone che avevano perso il lavoro hanno trovato aperte le porte per cucinare e condividere pasti con il resto del vicinato. E adesso, con il governo socialista di Antonio Costa dovrebbe riuscire anche ad avere una politica fiscale espansionista in grado di dare slancio alla crescita, attesa al 2,6% quest’anno e al 2,8% nel 2018.

Insomma, è comprensibile come Lisbona sia così candidata a diventare the place to be per innovatori, creativi, startupper e investitori, tra le prospettive economiche incoraggianti per il Paese, l’attenzione sull’innovazione e il sostegno concreto offerto dalle istituzioni all’imprenditoria.  Senza dimenticare i pasteis de nata, ovviamente.

Immagini | Copertina via Unsplash|Foto 1 di Pedro Ribeiro Simões via Flickr|Foto 2 via Unsplash|Foto 3 via Unsplash