Le 'Mamme del Borgo' riportano le tavolate di famiglia nei borghi del Mezzogiorno

Le 'Mamme del Borgo' riportano le tavolate di famiglia nei borghi del Mezzogiorno

Metti un trasferimento da Nord a Sud per amore, aggiungi la necessità di reinventarsi e creare un lavoro, completa con fantasia e sapori antichi, e il “ristorante diffuso” più singolare d’Italia è servito.

È la ricetta di Mamme del Borgo, esperimento di social eating, “ristorante di comunità” attorno al quale stanno crescendo le abilità gastronomiche e, man mano, anche i guadagni di una ventina di mamme (e nonne) di età compresa tra i 35 e i 60 anni, tra Puglia e Sicilia.

Il progetto è tenuto a battesimo da Eleonora Bianchi, milanese trasferitasi nel Salento “per seguire il mio compagno”, dice a Hello!Money, “ma anche perché ho capito che la vita di città non faceva per me”. Nel 2014, l’idea di Eleonora ha incontrato l’adesione di donne ma anche uomini di buona volontà, unitisi nel circolo virtuoso di una microeconomia della riscoperta, rivolta al recupero delle tradizioni culinarie e storiche di borghi quasi abbandonati.

Che, come per magia, si sono trasformati nel buen retiro di gastronauti in arrivo da ogni dove. Il primo home restaurant del circuito è nato a Tricase Porto, tacco d’Italia, provincia di Lecce. Poche casupole di pescatori, non più di 250 anime, strade strette e profumo di mare, specie quando soffia vento di scirocco. Un acquerello destinato probabilmente all’oblio se non fosse arrivata la volitiva crew di Eleonora, composta da donne che hanno l’oro nelle mani.

La loro forza? Pescare nei ricettari delle nonne, lavorare con cura e pazienza prodotti a chilometro zero (in arrivo dal mercatino del Celacanto di Marina Serra) da mettere in tavola, la tavola di casa, dove assaporare antiche tradizioni capaci di prendere per la gola anche il più granitico degli inappetenti.

mamme del borgo

La formula è semplice ma efficace: cena o pranzo in casa delle mamme del borgo, solitamente ogni domenica di luglio e agosto. Numero chiuso, tanto che il posto a tavola si prenota online con il proprio numero di cellulare, e sempre con largo anticipo. Il ticket di 20 euro comprende un primo, un secondo, un contorno, un dolce e le bevande. Tutto rigorosamente nella tradizione.

È così che ha inizio il convivio itinerante, di casa in casa, per le viuzze piene di tavolini invase dal profumo di pesce a scapece, polpo a pignatu, friggitelli, minchiareddhi con sugo di pesce, frittura di pesce azzurro e altre specialità in Salento, piuttosto che friggitelli, mustazzoli, cuddrureddi e tortelle di Sicilia.

“Sognavo di creare una nuova economia, qualcosa di originale che desse valore al borgo, bellissimo ma sempre più disabitato al punto che non c’erano quasi più bimbi e avevano chiuso anche l’asilo“, continua Eleonora Bianchi.” A Tricase ci ero arrivata da turista, quattro anni fa, ho conosciuto il mio compagno e dopo due anni mi ci sono trasferita, da Milano”.

Nel cassetto, o quasi, la laurea in Beni Culturali e via a battere la strada di un sogno troppo a lungo custodito in un cassetto. In quattro a buttar giù quel progetto dedicato al food, presentato a Bari a diventato start-up nel giro di sei mesi. Da lì è stato tutto un susseguirsi di nuovi entusiasmi e adesioni.

“Non vogliamo essere una sagra, siamo ben altro. Rappresentiamo una grande tavolata a cielo aperto, come in una grande famiglia. Ed è quella prossimità e genuinità che gli avventori respirano, perdendosi nella bellezza dei luoghi e nella cura della tradizione”.

mamme del borgo

Sei le mamme di Tricase Porto, armate di pentole, mestoli e “parannanza”, circa dieci quelle che le hanno seguite, un paio d’anni dopo, da Motta Camastra, gioiello delle Gole dell’Alcantara scelto da Francis Ford Coppola per alcune scene de Il Padrino e da Matteo Garrone per il suo Il racconto dei racconti.

“Le colleghe siciliane hanno conosciuto in rete la nostra storia, ci hanno contattato e hanno deciso di associarsi, anche perché desideriamo replicare il successo dell’iniziativa ovunque sia possibile. Intanto abbiamo registrato il marchio”, chiarisce Eleonora Bianchi.

E così, in un altro borgo, poco più grande (700 abitanti) in cui aveva chiuso i battenti anche l’ultimo ristorante stoicamente rimasto in piedi, un’altra capitana che risponde al nome di Mariangela Currò ha riunito nel 2016 venti maghe del fornello seguendo le istruzioni della pioniera milanese.

mamme del borgo

Le social dinner contano al momento 800 coperti a stagione per Tricase Porto e ben 80-100 coperti ogni domenica a Motta Camastra. Si punta al numero chiuso per due ragioni: tracciare il denaro e soprattutto evitare sprechi alimentari.

Ma se qualcuno arriva all’ultimo momento non c’è problema: le mamme aggiungono sempre un posto a tavola secondo il motto “Vi aspettiamo a braccia aperte e pance vuote”. Il numero limitato di partecipanti e la ormai già celebre generosità di queste mamme fa sì che sia difficile, per loro, vivere solamente di questa attività. Anzi, al momento è a volte ancora difficile coprire tutte le spese.

Ma non è detto che il veloce passaparola, e in futuro l’adesione di altre donne e uomini di buona volontà da tanti altri borghi d’Italia, possa aiutare a fare scalare l’iniziativa e aumentare gli introiti. Come, in effetti, in parte sta già accadendo.

Per saperne di più, visita il sito de Le Mamme del Borgo.

Foto via Facebook per gentile concessione de Le Mamme del Borgo.

Fabiana Pacella