Quando l’ossessione olandese per i tulipani creò la prima 'bolla' della storia

Quando l’ossessione olandese per i tulipani creò la prima 'bolla' della storia

Con 500 specie diverse e tremila varietà, tra colori, forme e profumi, i tulipani sono tra i fiori più variegati e multiformi in natura. Introdotti in Europa da un ambasciatore ottomano nella metà del XVI secolo, diventarono subito molto popolari nei Paesi Bassi, scatenando tra le classi agiate una gara ad accaparrarsi i bulbi più rari e finendo per creare una delle prime bolle speculative della storia. Ecco perché, oltre alla botanica, a rendere interessanti i tulipani è il loro ruolo nella storia economica mondiale. Tanto che parlare di tulipani tra economisti equivale ancora oggi a parlare di eccesso di volatilità e crack finanziario.

Le origini della tulipomania

Nel 1600 in Olanda scoppiò la cosiddetta “Tulipomania”: i tulipani finirono per diventare l’ultimo status symbol da ricchi. Intorno al 1636, erano diventati il quarto prodotto di esportazione dell’Olanda dopo gin, aringhe e formaggio. Gli speculatori videro così un’opportunità senza precedenti, e si gettarono nel mercato spingendone i prezzi alle stelle.

Le varietà meno comuni del tulipano vennero rapidamente considerate come merce di lusso e scambiate, a prezzi crescenti, alla borsa valori di Amsterdam e nelle aste delle varie città olandesi. Quando i prezzi improvvisamente crollarono, tante persone si trovarono senza denaro da un giorno all’altro.

Nel 1640, il pittore fiammingo Jan Brueghel Il Giovane si prese gioco degli olandesi, rappresentandoli in un dipinto come delle scimmie immerse nei tulipani. Ma non fu solo irrazionalità da primati a spingere la bolla. Molto ha a che fare con i contratti che si sottoscrivevano.

Si arrivò a considerare il bulbo del tulipano come un solido investimento, perché rappresentava un “concentrato di fiori futuri”. Si utilizzò quindi il bulbo come un’embrionale forma di future sul tulipano. I fioristi iniziarono a prenotare in anticipo ai contadini i bulbi attraverso l’utilizzo di contratti con prezzi fissati ex-ante, da onorare a scadenza.

tulipani

Il crollo dei prezzi

I prezzi però ben presto ebbero un andamento del tutto slegato dalla realtà. Si arrivò addirittura a vendere immobili per poter acquistare i diritti sui bulbi più grandi e pregiati. A un certo punto, un singolo tulipano arrivò a costare 6.700 fiorini, l’equivalente di circa 77mila euro, più di 90mila dollari attuali. In altre parole, si negoziavano i “diritti sul bulbo”, pagando subito solo un acconto del prezzo finale e corrispondendo il saldo alla consegna del bulbo fiorito.

Gli acquisti con consegna futura del bulbo erano effettuati solo allo scopo di partecipare al “gioco al rialzo” dei prezzi così da potere lucrare, attraverso la vendita, sull’incremento indotto dei prezzi medesimi. La bolla dei tulipani culminò nella famosa asta di Alkmaar del 5 febbraio 1637, in cui centinaia di lotti di bulbi furono venduti per un ammontare monetario di 90.000 fiorini, l’equivalente di circa 5 milioni di euro.

Ma nei giorni successivi, la febbre dei tulipani si tramutò all’improvviso in panico, quando ad Haarlem un’asta di bulbi andò deserta provocando il cosiddetto panic selling. Il mercato dei tulipani crollò del tutto e le negoziazioni s’interruppero. Chi aveva acquistato i bulbi attraverso i contratti (futures), si ritrovò vincolato contrattualmente a pagarli una cifra notevolmente più elevata rispetto ai prezzi reali del momento.

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Gli effetti della bolla dei tulipani

La lobby dei fioristi fu gravemente colpita, e indusse la giustizia delle Province unite olandesi a decretare la trasformazione dei contratti a termine (i futures) in contratti di opzione. In questo modo il detentore del contratto (in questo caso il fiorista o il commerciante) fu autorizzato a non onorare l’impegno (nei confronti dei contadini o coltivatori), pagando solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito, anziché essere obbligato a comprare a prezzi elevatissimi un bulbo che in quel momento aveva un valore di mercato molto inferiore a quanto previsto nel contratto originario.

Come racconta uno studio pubblicato su Public Choice, con la conversione dei normali contratti a termine in contratti di opzione i ricchi olandesi salvarono così la pelle dalla bolla speculativa che loro stessi avevano creato. E che aveva portato alcuni tipi di tulipani a costare più di un appartamento di lusso ad Amsterdam.

Immagini | Copertina modificata in b&n di Flowers across Australia via Flickr| 1 | 2 via Unsplash