Matthias Canapini, il 26enne che racconta il mondo viaggiando lentamente

Matthias Canapini, il 26enne che racconta il mondo viaggiando lentamente

Matthias Canapini sembra un barbaro uscito da Asterix, ma somiglia più al brigante che al pellegrino: un brigante buono. Ventiseienne, fisico da rugbista, Canapini vive a Fano, nelle Marche, e quando è a casa conduce la sua esistenza esattamente come quando “abitain giro per il mondo e cioè con poco, pochissimo: “Io meno ho e più sono felice, cerco solo un riparo da mangiare e da bere”.

Matthias vive in un vecchio appartamento sul lungomare, non ha riscaldamento né acqua corrente (“ma insegno Rugby 4 volte la settimana e faccio la doccia lì!”). La luce ce l’ha per scrivere al computer, ma niente wi-fi. In compenso conosce le password di tutti i caffè di Fano. Quando non viaggia, la sua mentalità non cambia, il suo sguardo nemmeno. “La salvezza sta nell’umiltà di guardare”, ha scritto questo ragazzo che a 23 anni aveva già camminato per mezzo mondo e scritto già 4 libri. Tuttavia non si definisce né scrittore né giornalista, solo “un testimone che grazie all’aiuto degli altri raccolgo storie”. 

Dopo aver viaggiato per sette mesi coi mezzi pubblici per tutto l’Oriente spendendo 2500 euro – di cui 1.600 euro, racimolati grazie alla piattaforma Produzioni dal basso e il resto con i risparmi messi da parte raccogliendo le uova e facendo la vendemmia, l’aiuto cuoco, l’insegnante di rugby – questa volta Canapini è pronto per il suo prossimo progetto: viaggiare sulle rotte dei migranti (da Calais al confine siriano, da Lampedusa a Ventimiglia e Valsusa). Ma in quest’ultimo caso non c’è stato bisogno di nessun crowfounding, i soldi stanno arrivando i fondi spontaneamente da associazioni locali come “Africa Chiama”, la Diocesi della provincia di Fano e l’Arci.  

Nel frattempo è appena uscito “Il passo dell’acero rosso” (Aras Edizioni), un racconto di un viaggio nelle zone colpite dal terremoto. “Dal pomeriggio del 24 agosto 2016, per ogni due settimane, massimo un mese e mezzo, ho continuato a viaggiare nelle zone colpite dal sisma. Un passo alla volta, tra alberi, paesi e animali, tessendo una rete tra le varie comunità che con tenacia resistono”.

Come diceva Laozi: “Un viaggio di mille miglia comincia con un passo” e Canapini ha avuto l’umiltà e il coraggio di fare questo viaggio alla ricerca dell’altro. “Mi sono mosso prevalentemente a piedi o in autostop, raramente con mezzi pubblici o in macchina, con il desiderio di percorrere i luoghi deturpati lentamente, facendo un cammino che consentisse di raccontare in maniera più ampia e rispettosa cosa stava e sta accadendo, per dare voce soprattutto ai margini del cratere, dalle frazioni meno colpite fino ad arrivare man mano agli epicentri”.

Il libro si chiama così perché dal primo giorno di viaggio Canapini ha camminato con un bastone, che era di un acero rosso e camminando nei boschi sentiva solo i suoi passi e rumore del bastone. “Il terremoto mi ha fatto pensare alla guerra ma senza bombe né eserciti, crea traumi e pericoli. Ero sempre alla ricerca di quell’umanità un po’ spezzata e ahimé l’ho ritrovata sotto casa. Non c’è stato bisogno di andare in Cambogia questa volta”.

Naturalmente Matthias ha viaggiato con pochissimi soldi, cibo in scatola e una tenda. Niente carta di credito né bancomat. “Ho mangiato quello che mi dava la gente. Quando finisci in posti disastrati ai margini degli Appennini vieni accolto come lo erano un tempo e i pellegrini. Normalmente sono percorsi battuti dai trekking,  ma lì dopo il terremoto non c’era nessuno. Canapini è riuscito a entrare in maniera lenta a rispettosa dentro quello che stava accadendo, raccontando queste storie facendo luce sull’uomo. “Ho trovato un’umanità a pezzi ma anche persone fortissime, gente che non riesce più a dormire, che prende gli psicofarmaci, ho conosciuto una signora che vive in campeggio ed in attesa di tornare a casa… mi ha detto pulisco tutto il giorno perché sennò mi ammazzo. Dopo un cammino così torni a te stesso, torni alla terra. Capisci che non dobbiamo abbandonare i nostri anziani, le nostre radici”.

Immagine di copertina modificata in b&n di Ted Bryan Yu via Unsplash.