Sorpresa: nel Medioevo c’erano più giorni di ferie

Sorpresa: nel Medioevo c’erano più giorni di ferie

Sono i giorni di vacanza pagati di cui godono i lavoratori italiani nel corso di un anno (esclusi i fine settimana). Nel Belpaese, ha calcolato la società di consulenza Mercer, ci sono più giorni di ferie che in Germania (28-30) o Stati Uniti (25, anche se non per legge), ma si lavora di più che in Francia, Austria o Spagna, dove si rimane a casa fino a 37 giorni l’anno.

E se sei appena rientrato in ufficio e grazie a questo articolo hai scoperto di aver già speso la metà dei tuoi giorni di ferie pagati, non ti scoraggiare. Perché poteva andarti peggio: in Giappone i lavoratori godono solamente di dieci giorni di ferie, mentre non esistono feste comandate in cui si possa rimanere a casa. In Canada i giorni off sono solamente 16. Ma è anche vero che, almeno sotto il profilo dei giorni di lavoro, poteva andarti molto meglio: potevi nascere nel Medioevo.

Lavoriamo sempre di più

Oggi lavoriamo sempre di più, tanto che una rivista scientifica di psicologia, lo Scandinavian Journal of Psychology, ha ideato nel 2012 la Bergen Work Addiction Scale, un auto-test che rende possibile valutare il proprio livello di dipendenza patologica dal lavoro .

Secondo uno studio di Harris Interactive—una società statunitense che si occupa di ricerche di mercato—3 lavoratori americani su 4 ricevono email di lavoro durante le proprie vacanze, mentre la Cgia di Mestre ha stimato che, nel corso del 2016, il 58% degli italiani ha lavorato durante il fine settimana almeno una volta al mese—contro una media europea del 53,7.

Insomma, anche quando non lo vogliamo, il lavoro occupa sempre più tempo nella nostra vita. Sottraendo sabati e domeniche, nel corso del 2017 lavoreremo per 250 giorni e una media di 1800 ore totali a testa. Nel Medioevo, quando il concetto di “ferie” ancora non esisteva, non era così.

La rivalutazione del Medioevo

Con il termine Medioevo gli storici indicano un periodo di oltre mille anni, solitamente indicato iniziare nel 476 d.C. (caduta dell’Impero Romano d’Occidente) e finire all’era delle grandi esplorazioni, culminata con la scoperta delle Americhe nel 1492. Per lunghissimo tempo, e in parte ancora oggi, Medioevo è stato considerato una vera e propria “epoca buia” per l’umanità, ma negli ultimi decenni ha subito un lento processo di rivalutazione, in particolare grazie all’opera della rivista Annales.

Importanti storici come Marc Bloch, Jacque Le Goff e Lucien Febvre, ci hanno aiutato a comprendere come sia stato proprio durante quel lungo periodo di stasi che si sono create le basi per il nostro mondo moderno.

Le Goff, per esempio, ha mostrato come è stato proprio durante i secoli medievali che l’emergere di una classe di mercanti ha modificato la percezione sociale del tempo, dando vita alla scansione moderna delle giornate alla base della vita e del lavoro. Mentre in Lavoro e Tecnica nel Medioevo, uno dei suoi libri più importanti, Marc Bloch mette in luce l’inventività dei medievali, e effettua una vera e propria ricognizione di tutte quelle invenzioni tecnologiche e innovazioni tecniche, soprattutto in ambito agricolo, che avrebbero dato vita alla rivoluzione industriale.

Grazie poi al lavoro certosino di storici dell’economia, è stata riportata alla luce una massa sempre maggiore di dati riguardanti la vita medievale. Come vivevano dunque i lavoratori dell’epoca?

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La giornata lavorativa tipica nell’età di mezzo

“Il lavoratore si prenderà un lungo riposo al mattino; buona parte del giorno sarà trascorsa prima che venga al suo lavoro; poi deve fare colazione, come se non l’avesse fatta alla sua ora solita o altrimenti ci sono musi lunghi e mugugni; quando scocca l’ora abbandonerà il suo carico in mezzo alla strada e qualsiasi cosa stia facendo l’abbandonerà al suo stato, anche se molte volte si è guastata prima che torni; non può trascurare il suo pasto, qualsiasi pericolo incomba sulla sua opera. A mezzogiorno deve fare la pennichella, poi la sua bevutina nel pomeriggio, che consuma gran parte del giorno; e quando a sera arriva l’ora, al primo tocco dell’orologio getta i suoi arnesi e lascia il lavoro in qualsiasi stato o necessità si trovi.”

Con queste parole il Vescovo di Durham James Pilkington descriveva, forse un po’ polemicamente, la giornata di lavoro tipo che vigeva nei secoli passati. È vero che una parte del lavoro dell’epoca era lavoro servile, cioè prestato gratuitamente a servizio del “signore” locale, e di tipo contadino, cioè ad alta intensità e bassa resa. Tuttavia, secondo lo storico inglese Henry Stanley Bennett, le cosiddette corvées erano in realtà insolite e, se un servo lavorava un giorno intero per il signore, questo veniva conteggiato come due giorni di lavoro.

Secondo alcune stime, la giornata di lavoro del quattordicesimo secolo risultava in media lunga 9 ore, mentre secondo altre la media era di poco più corta, pari a 8,6 ore. Orari non lontani da quelli delle giornate lavorative di noi moderni.

Le lunghe feste medievali

Inoltre, non bisogna dimenticare che il Medioevo rimane sempre un’epoca dominata dalla religione. Per questo il lavoro si fermava rigorosamente a ogni ricorrenza religiosa. Secondo Juliet Schor, studiosa statunitense autrice del best-seller The Overworked American, “il calendario medievale era pieno di vacanze”.

Le vacanze ufficiali (cioè della Chiesa) includevano nono solamente “ferie” lunghe a Natale, Pasqua e mezza estate, ma anche numerose feste per la celebrazione dei santi. Queste giornate erano passate in funzioni religiose e festeggiamenti, bevute e matrimoni.

Oltre alle celebrazioni ufficiali, c’erano anche numerosi altri eventi che richiedevano l’astensione del lavoro anche per intere settimane—alcuni di questi segnavano importanti eventi della vita dei membri della comunità (come sposalizi, battesimi o veglie funebri), mentre altri erano meno importanti (come l’inglese Hocktide, che si celebrava il lunedì e il martedì della seconda settimana di Pasqua).

Così, nell’Inghilterra medievale, il tempo libero corrispondeva a circa un terzo dell’anno, mentre in Francia si contavano 52 domeniche, 9 giorni di riposo e 38 vacanze di varia lunghezza. Secondo alcune testimonianze di viaggiatori, riportate da Edith C. Rodger, nella cattolicissima Spagna i giorni di vacanza potevano durare fino a 5 mesi l’anno.

Il sorprendente potere di mercato dei lavoratori del passato

Non era solamente la religione, tuttavia, a limitare il lavoro. Anche l’offerta di lavoro rispondeva a regole un po’ diverse da quelle che conosciamo oggi. Infatti, una delle caratteristiche dei mercati del lavoro medievali era la “stanzialità”: le masse di lavoratori non si spostavano dove c’era più lavoro (come sarebbe successo ad esempio con la fine delle campagne e l’inizio della rivoluzione industriale), ma rimanevano solitamente ancorate al luogo di nascita. Così, i cicli economici dipendevano direttamente dai cicli demografici.

Quando la popolazione aumentava, c’era molta manodopera e quindi i salari diminuivano, ma quando la popolazione diminuiva i salari aumentavano sensibilmente: era questo il modello di economia descritto da Malthus.

Verso la seconda metà del XIV secolo, in un periodo di crisi e forte diminuzione della popolazione europea, i lavoratori guadavano abbastanza da rifiutarsi di lavorare “per un anno, un semestre o per qualsiasi altro periodo consueto”, ma accettavano di lavorare “solo a giornata”.

Secondo l’economista di Berkeley, Gregory Clark, al raggiungimento, giornata dopo giornata di lavoro, del salario annuale (raggiungimento facilitato anche dai livelli estremamente bassi ed episodici di tassazione), i lavoratori medievali preferivano fermarsi. Ottenuti i livelli di guadagno per la propria sopravvivenza annuale, tendevano così a lasciare libero il resto del tempo. Tutto sommato, non si lavorava più di 1200-1400 ore per 120-180 giorni l’anno: oltre un terzo in meno di quanto lavoriamo oggi.

Le donne e il lavoro

Ovviamente queste considerazioni vanno tarate per considerare il ruolo delle donne nell’età medievale. La società dell’epoca era infatti violenta e patriarcale tanto che, secondo lo storico Chris Middleton, “la vita di una donna era ingabbiata in vincoli e proibizioni”.

Da un punto di vista lavorativo, seguendo la ricognizione storica di Diane Bornstein, più si scendeva nella scala sociale del tempo, più il carico di lavoro richiesto alle donne equivaleva quello degli uomini: infatti, le donne contadine condividevano tutti i compiti dei maschi della famiglia. In più, però, queste dovevano anche occuparsi dei compiti familiari.

Nel poema allegorico Piers Plowman, scritto in Inghilterra tra il 1370 e il 1390, si legge: “La sofferenza di queste donne, che vivono in tuguri, è troppo triste per essere discussa o raccontata in rima”. Tuttavia, secondo la scrittrice medievale Christine de Pizan, vissuta a cavallo tra 1300 e 1400, le donne lavoratrici avevano meno mezzi di sopravvivenza ma godevano di più autosufficienza di quelle delle classi sociali più elevate: “Anche se si nutrono di pane raffermo, latte, lardo, minestra e bevono solo acqua, e anche se hanno molto lavoro e molti compiti, la loro vita è più sicura e godono di maggiore autosufficienza di alcune donne delle classi più alte”.

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Il lavoro dopo il Medioevo

La situazione del lavoro cambia completamente durante la rivoluzione industriale. La privatizzazione delle terre comuni, su cui si basava da millenni il lavoro agricolo, spinse un esercito di lavoratori a unirsi al proletariato urbano, aumentando a dismisura l’offerta di lavoro a disposizione della nascente industria, mentre le macchine privarono gli artigiani e gli agricoltori della loro professionalità, annullandone il potere contrattuale.

Così, a metà Ottocento, l’operaio di una fabbrica inglese lavorava poco meno di 70 ore a settimana per 45-52 settimane l’anno: oltre 3000 ore di lavoro in 365 giorni. Così, secondo il docente di Oxford James E. Thorold Rogers, quando i lavoratori moderni, alla fine del diciannovesimo secolo, richiesero e ottennero una riduzione delle ore di lavoro non fecero che “semplicemente battersi per recuperare l’orario di lavoro dei loro antenati di quattro o cinque secoli addietro”.

Certo, sotto molte metriche non è vero che si stava meglio nel Medioevo. Il mondo nel suo complesso non è mai stato così ricco, istruito, e longevo come oggi, e molto di questo è dovuto proprio allincredibile crescita economica indotta dalla rivoluzione industriale.

Insomma: in fin dei conti il Medioevo—forse un’epoca non così buia come abbiamo a lungo pensato—potrebbe avere qualcosa da insegnarci sul ruolo del lavoro nella nostra vita quotidiana.

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