Attenti genitori: La metà dei diplomati italiani crede di aver sbagliato scuola

Attenti genitori: La metà dei diplomati italiani crede di aver sbagliato scuola

L’estate dopo la maturità è un momento di bilanci e nuovi inizi—dopo i doverosi festeggiamenti. Purtroppo, però, quando i diplomati italiani guardano ai loro lunghi anni sui banchi, vedono spesso il bicchiere mezzo vuoto. Perché ben 47 diplomati su 100 sono insoddisfatti, e cambierebbero l’indirizzo di studio o la scuola scelta cinque anni prima.

È quanto riscontrato dall’Indagine sul Profilo dei Diplomati 2016, condotto da AlmaLaurea e AlmaDiploma, due consorzi di istituti scolastici pubblici italiani. L’indagine, condotta l’estate scorsa su 40mila neodiplomati in 261 scuole tra Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Puglia e Toscana, dipinge un quadro preoccupante sulle scelte dei giovani italiani, in un’età particolarmente importante per le progressioni educative individuali e, successivamente, di carriera.

Secondo il direttore di AlmaDiploma Renato Salsone, “L’Indagine mostra la necessità di una vera e propria politica di educazione alla scelta. Oggi più che mai risulta necessario dotarsi di efficaci strumenti per perseguire questo obiettivo in modo sistematico e sostenibile nel tempo. A questo fine il tema dell’orientamento deve prendere in considerazione tutta la filiera educativa, a partire dalla scuola secondaria di primo grado.” Il passaggio dalla scuola media a quella superiore, insomma, si rivela sempre di più come un momento delicato e significativo, a cui gli studenti arrivano spesso poco attrezzati.

Gli errori più tipici che vengono compiuti dai ragazzi (e dai genitori)

L’indagine ha anche approfondito i motivi alla base di questa insoddisfazione: 13 neodiplomati su cento ripeterebbero il corso ma in un’altra scuola, 8 sceglierebbero un diverso indirizzo, e 26 su 100 cambierebbero sia scuola che indirizzo. Al termine del proprio corso di studi, 4 studenti su 10 sostengono che avrebbero voluto studiare materie diverse, mentre un altro 36% spiega che avrebbe preferito una scuola in grado di prepararli meglio all’università o al lavoro.

La quota di diplomatipentiti” è elevata tra gli istituti professionali, dove supera la metà e tocca il 52%, e un po’ più bassa in quelli tecnici e nei licei (48 e 45% rispettivamente). Questo problema non è nuovo nelle scuole secondarie italiane.

Secondo Bruna Sinnone, dirigente all’Istituto tecnico Besta di Milano, “in terza media i ragazzi non sono in grado di capire veramente a cosa stanno andando incontro. Non sanno tarare le difficoltà”. E Michele D’Elia, preside dello scientifico Vittorio Veneto aggiungeva intervistato da Repubblica: “Spesso la scelta non è dei ragazzi ma dei genitori, che optano per un liceo perché è un diploma che credono essere socialmente più accettato e professionalmente più spendibile”. Insomma, la scarsa “educazione alla scelta” lascia tanti 13-14enni in balia di decisioni di cui non sono pienamente consapevoli, e spesso l’influenza dei genitori non riesce a incanalare queste scelte su binari più favorevoli.

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 Quali sono le conseguenze di questi errori?

Il risultato non è solo un esercito di 18-19enni insoddisfatti, ma anche giovani adulti con minori possibilità di ottenere percorsi professionali adeguati alle loro capacità e di vedere valorizzati i propri talenti. Il percorso AlmaOrientati, un servizio di orientamento verso l’università e il mondo del lavoro organizzato da AlmaDiploma e AlmaLaurea insieme al Ministero dell’Istruzione, ha riscontrato che il 13% dei diplomandi sono “disorientati”, cioè dichiarano di essere molto incerti rispetto al proprio futuro formativo e professionale.

Così, il 22% dei diplomandi finisce per scegliere un percorso di laurea non in linea con le proprie attitudini, quota che arriva al 30% negli istituti professionali. Tra le facoltà che ricevono più matricole che dichiarano di preferire in realtà settori di studio differenti ci sono le aree dell’insegnamento, quella politico-sociale e ingegneria.

È anche per questo che i tassi di abbandono universitario in Italia risultano ancora molto alti, e quasi uno studente iscritto su due non terminerà il proprio percorso accademico. Una situazione preoccupante, come spiega il presidente di AlmaLaurea Andrea Cammelli: “Quello che un paese avanzato non può permettersi è lo spreco di risorse umane. In particolare dei giovani, che rappresentano il futuro: un bene prezioso che stiamo perdendo all’anagrafe e verso il quale la perdurante disattenzione e sottovalutazione da parte del mondo adulto finirà per diventare un vero punto critico”.

Immagini | Copertina via Unsplash|Foto 1 modificata in b&n di MIKI Yoshihito