Tutti i progetti che ci porteranno in gita nello spazio

Tutti i progetti che ci porteranno in gita nello spazio

A chi appartengono i beni extraterrestri? La domanda, stimolata dagli investimenti che alcuni tra i più potenti imprenditori della new economy hanno deciso di fare nello spazio, è tutt’altro che banale.

Dal programma Apollo–che ha portato l’uomo sulla luna–fino alla più recente ISS Expedition 42, alla quale ha partecipato la nostra Samantha Cristoforetti, tutte le spedizioni extraterrestri più importanti sono perlopiù legate alle finanze e alle politiche delle agenzie spaziali poste sotto il controllo dei governi nazionali o di organizzazione sovra-nazionali, e quindi del tutte slegate dagli interessi delle aziende private, esclusi alcuni investimenti fatti nella prima metà del ‘900 da imprenditori come Andrew Carnegie e John D. Rockefeller, o dalla famiglia Guggenheim.

Lo scorso novembre il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che concede i diritti minerari alle aziende private spaziali, aprendo di fatto all’utilizzo dei beni extraterrestri. Oltre alle inevitabili e infinite discussioni giuridiche, il provvedimento apre le porte a una nuova e lontana frontiera economica: l’industria spaziale privata.

L’inizio di questa fase epocale è scandita dai progetti che i protagonisti del mondo tecnologico hanno avviato da qualche anno investendo milioni di dollari.

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, nel 2000 ha finanziato Blue Origin, un progetto che proprio negli ultimi mesi ha prodotto risultati notevoli. L’obiettivo del programma è quello di lanciare nello spazio una nuova generazione di veicoli privati con una caratteristica particolare: la possibilità di essere riutilizzati più volte. Proprio pochi giorni fa, il razzo New Shepard è stato lanciato per la quarta volta. Bezos, insomma, non vuole inventare nulla di nuovo: il suo scopo è quello di ridurre drasticamente i costi delle spedizioni.

Anche Elon Musk, già co-fondatore di PayPal e attualmente Ceo di Tesla, ha investito nella sperimentazione di veicoli riutilizzabili con il programma SpaceX, nato nel 2002 con l’espressa finalità “di aiutare gli essere umani a colonizzare Marte.” Tra i veicoli sviluppati c’è il Falcon 9, un razzo che rifornisce il laboratorio orbitante della Nasa: ogni lancio costa circa 100 milioni di dollari. Un altro veicolo in fase di sviluppo è il Falcon Heavy, che dovrà trasportare in orbita carichi pesante.

Molto più ambizioso e affascinante è l’idea di Richard Benson: l’imprenditore britannico nel 2004 ha fondato Virgin Galactic, un’azienda che vuole dare vita a un vero e proprio turismo spaziale. Dallo Spaceport America–lo “spazio-porto” i viaggiatori saranno trasportati per 20 minuti nello spazio a bordo dell’astronave SpaceShipTwo. Un volo può essere prenotato per circa 250mila dollari. I primi esperimenti non sono stati, tuttavia, ancora molto fortunati.

Un altro progetto interessante è Stratolaunch Systems, la compagnia del co-fondatore di Microsoft Paul Allen, che sta sviluppando un sistema di lancio spaziale più economico e sicuro. Altri miliardari–tra i quali Larry Page e James Cameron–hanno investito nell’azienda Planetary Resources con l’obiettivo di sviluppare tecnologie per estrarre minerali dagli asteroidi.

Se negli ultimi anni l’innovazione tecnologica è riuscita a ridurre costantemente i costi delle spedizioni–soprattutto considerando i 25 miliardi di dollari spesi per il programma Apollo–saranno necessari ancora parecchi anni prima che gli imprenditori  possano partire con l’avvio di un’industria privata extraterrestre: il turismo spaziale per ora appare soltanto un fenomeno di nicchia, mentre le tecnologia per l’estrazione di minerali sono ancora troppo costose. Una cosa, però, è certa: prima o poi i miliardari inizieranno a guadagnarci.

Immagine via Facebook

Daniele Rubatti