Ferrari, Lamborghini e Ducati insieme per l’Università dei Motori

Ferrari, Lamborghini e Ducati insieme per l’Università dei Motori

A scuola di motori. O, meglio, all’università: la Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), che nell’intenzione dei suoi fondatori è il luogo dove si imparerà a costruire l’auto del futuro. L’associazione, sponsorizzata dalla Regione Emilia-Romagna, è appena nata grazie a un raccordo sinergico tra alcune delle Università più antiche del mondo, presenti sul territorio della regione: Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Parma.

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Accanto a queste università, pronte a mettere a disposizione sapere specializzato e opportunità di lavoro, ci sono le case motoristiche locali. Aziende che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy, o meglio del made in Emilia, nel mondo: Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, Haas, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso. Un lungo elenco di nomi prestigiosi, tutti insieme per formare gli ingegneri meccanici del futuro, in un percorso di studi che si presenta come unico al mondo.

università ferrari

Alla ricerca degli ingegneri del futuro

A partire dal territorio in cui ha sede, punto di partenza e di arrivo dell’intero progetto. Che non poteva nascere da nessun’altra parte che nel distretto di Modena, dove l’auto ha avuto la sua massima espressione. Un territorio che vanta un giro di affari di 7 miliardi e un indotto di 190 aziende per un totale di 11mila addetti: davvero un terreno fertile per dare corpo a un’iniziativa come l’Università dei Motori.

Che, a guardare le analisi, era proprio ciò che serviva per ridarvi vigore e non perdere le competenze che là sono nate da una forte vocazione manifatturiera: secondo AlixParters, una società di consulenza internazionale, che di recente ha condotto uno studio per Confindustria Modena, ammonta a 400 unità in tre anni il fabbisogno di “ingegneri con specializzazione in elettronica e informatica, al fine di rispondere adeguatamente ai trend tecnologici dell’industria automotive, orientata verso l’offerta di veicoli ibridi ed elettrici, alla connettività̀ e sistemi di trasporto intelligenti, ai sistemi di aiuto alla guida”.

I programmi di studio

La Motorvehicle University ridarà dunque slancio al distretto, aumentandone la competitività. Ma è destinata anche a diventare un’eccellenza italiana nel mondo, com’è chiaro da altri indizi: dalla flessibilità del percorso di studi che utilizza diverse università e dipartimenti e soprattutto dall’attuazione di una pratica che negli altri distretti europei è normalità, ma che da noi è ancora guardata con sospetto.

Ovvero, la collaborazione tra soggetti pubblici e industriali nella realizzazione delle ricerche, sia dal punto di vista del know-how sia dal punto di vista dei finanziamenti. Insomma, al di là dei proclami e del marketing, l’Università dell’auto appare una solida realtà per i giovani eccellenti che riusciranno ad accedervi.

Erogherà lauree magistrali inter-ateneo e internazionali, in due specialità. I corsi, completamente in inglese, in Advanced Automotive Engineering e Advanced Automotive Electronic Engineering, prenderanno il via dopo l’estate e intendono attrarre studenti da tutto il mondo (maggiori informazioni si trovano qui) per trasformarli nei progettisti dei veicoli stradali e da competizione, dei sistemi di propulsione sostenibili e dei sottosistemi per le funzionalità intelligenti; nonché degli impianti di produzione all’insegna dell’Industria 4.0.

Gli studenti saranno ammessi al corso di laurea in un numero massimo di 150 all’anno: 120 per Advanced Automotive Engineering e 30 per Advanced Automotive Electronic Engineering. La selezione si baserà su un’accurata valutazione dei meriti e su un colloquio tecnico e motivazionale. Ovviamente, fondamentale è la conoscenza della lingua inglese a livello B2.

Immagini | Copertina di Gerry Lauzon via Flickr|Foto 1