Incidenti stradali e colpo di frusta: le nuove regole sui risarcimenti

Incidenti stradali e colpo di frusta: le nuove regole sui risarcimenti

Con l’entrata in vigore della Legge annuale per il mercato e la concorrenza (L.  4 agosto 2017, n. 124) cambiano le regole in tema di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da sinistri stradali. La legge contiene, in particolare, un consistente pacchetto di norme in materia di assicurazioni volte a recepire alcune delle proposte formulate annualmente dall’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (AGCM).

Le novità riguardano molteplici aspetti della materia di cui parliamo, tra i quali—di grande importanza—il metodo di quantificazione del danno alla persona, l’identificazione dei testimoni e la prova nel processo civile. Vengono introdotti, inoltre, specifici obblighi informativi in capo alle compagnie assicurative e sconti in favore del consumatore che accetti determinate condizioni contrattuali. Stante la notevole rilevanza delle modifiche apportate—in particolare al Codice delle assicurazioni private (D.lgs. 7 settembre 2005, n.209)—è necessario soffermarsi brevemente su alcune di esse. Andiamo a vedere, allora, le novità più importanti.

La quantificazione del danno biologico

Quando, a seguito di un incidente stradale, si subisce una lesione, il danno che ne deriva viene chiamato danno biologico. Il danno biologico, più precisamente, è la lesione all’integrità psico-fisica della persona che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito.

Il danno biologico, quindi, proprio come il danno morale, è un danno non patrimoniale, non suscettibile di pronta e agevole liquidazione. Così, le difficoltà maggiori si incontrano proprio al momento di quantificare, e liquidare in una somma di denaro, il danno patito.

In passato, i criteri di quantificazione del danno biologico causato da sinistri stradali erano incerti: le assicurazione seguivano i propri (magari mediante l’inserimento nel contratto RCA di clausole appositamente pensate), i Tribunali altri. Oggi, con l’approvazione del ddl concorrenza, vengono finalmente fissati criteri certi, chiari e—soprattutto —uniformi in tutta la Penisola.

A tal fine, la legge ha previsto che per tutte le lesioni di non lieve entità—meglio note come macrolesioni—venga predisposta una tabella unica su tutto il territorio della Repubblica, che indichi altresì il valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto percentuale di invalidità, tenuto conto dei coefficienti di variazione corrispondenti all’età del danneggiato. Anche per le lesioni di lieve entità—c.d. microlesioni—ovvero per quelle lesioni i cui esiti invalidanti permanenti non superano i nove punti percentuali, verrà predisposta una specifica tabella, anch’essa finalizzata ad una certa, veloce e pacifica quantificazione del danno biologico sofferto.

L’ammontare del risarcimento come calcolato sulla base delle nuove tabelle potrà, eventualmente, essere aumentato in sede giudiziaria nella misura del 30% per le macrolesioni e del 20% per le microlesioni, previo accertamento da parte del giudice della compromissione—a causa delle lesioni medesime—degli aspetti dinamico-relazionali del danneggiato.

L’introduzione delle due tabelle, secondo il Legislatore, garantirà  “il  diritto  delle  vittime dei sinistri  a un pieno  risarcimento del  danno non patrimoniale effettivamente subito  e  di  razionalizzare  i  costi  gravanti  sul sistema assicurativo e sui consumatori”. Quel che è certo è che diminuirà il contenzioso tra le imprese di assicurazione e i consumatori e, di conseguenza, il carico delle aule giudiziarie.

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Stop ai risarcimenti per il colpo di frusta

La L. 124/2017 verrà ricordata, soprattutto, per aver reso estremamente difficoltoso (quasi impossibile) ottenere i risarcimenti per le microlesioni. D’ora in avanti, quindi, scordatevi di essere risarciti per un “colpo di frusta” causato da un tamponamento! Quel che cambia, in poche parole, è che il risarcimento delle lesioni di lieve entità – come quelle causate appunto da un colpo di frusta – sarà possibile solo previo accertamento della lesione con esami clinici strumentali. Se mancano (ovvero le risultanze sono negative), niente risarcimento. Viene così posto un argine al proliferare del recente orientamento giurisprudenziale che riteneva non necessari gli esami clinici strumentali quando alla base del risarcimento poteva essere posta “una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale” (Trib. Rimini, sent. n. 341/2017).

Sul punto, interessanti ed esaustive le parole di Meri Ermini, responsabile regionale della Federazione nazionale assicuratori (FNA) il colpo di frusta, dice Ermini, “è stato sempre il nostro tallone d’Achille ed è chiaro che prima c’erano degli abusi. Ora la situazione dovrebbe migliorare: in caso contrario, senza regole ben precise, i premi sarebbero potuti crescere ancora. Ora però il rischio —e lo dico sempre da assicuratrice—è mettere dei paletti troppo alti per le persone che invece sono oneste”. L’unica eccezione a questa nuova regola è rappresentata dalle lesioni che sono oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni, come le cicatrici, per le quali ai fini del risarcimento sarà sufficiente un semplice accertamento visivo.

Addio anche ai “testimoni di comodo”

Altra importante novità riguarda la stretta operata in materia di identificazione dei testimoni. Difatti, in caso di sinistri con soli danni alle cose e non alle persone—quindi in mancanza di danno biologico—l’identificazione di eventuali testimoni dovrà essere pressoché immediata, pena inammissibilità in sede processuale delle loro testimonianze.

Più precisamente, l’identificazione di eventuali testimoni dovrà risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’assicurazione; in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa di assicurazione e con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta. In altre parole, non sarà più possibile chiamare a testimoniare persone non identificate nei modi indicati. La tempestiva identificazione dei testimoni, invece, non è necessaria quando:

— l’identificazione del testimone nell’immediatezza del fatto era oggettivamente impossibile;

— il testimone sia stato comunque identificato dalla polizia;

— qualora dal sinistro sia derivato (anche) un danno alla persona, ovvero un danno biologico.

Infine, al fine di disincentivare prassi scorrette, uno stesso testimone potrà essere citato al massimo in tre cause in cinque anni. In caso di superamento del limite, il giudice comunica il nominativo del teste alla Procura della Repubblica che effettuerà le indagini opportune.

Avv. Diego Montemaggi

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