I paesi in cui le donne possono avere maggiori chance di successo

I paesi in cui le donne possono avere maggiori chance di successo

Rompere il soffitto di cristallo—quel limite virtuale che impedisce alle donne di procedere oltre un certo livello nella carriera—è senz’altro un esercizio di carattere e volontà: per avere successo nella vita occorre essere decisi, indipendentemente dal genere cui si appartiene.

Ma è pur vero che l’essere nati—o l’essersi trasferiti—in un Paese in cui le condizioni di partenza sono analoghe per uomini e donne, vivere in un Paese in cui c’è parità di diritti e ci sono minori discriminazioni di genere può aiutare a raggiungere con maggiore agilità i propri obiettivi.

La domanda da porsi, insomma, è se ci siano dei Paesi in cui le condizioni possano rivelarsi più favorevoli per le donne che desiderano avere successo nella vita e che aspirino ad avere le stesse opportunità offerte agli uomini.

Una serie di indicazioni per capire quali siano gli stati dove una lavoratrice ha le stesse probabilità di un collega maschio di fare una buona carriera, ovviamente a parità di preparazione ed esperienza, sono contenute nell’annuale Global Gender Gap Report del World Economic Forum.

Il rapporto quantifica le disparità di genere in quattro aree fondamentali: salute, istruzione, economia e politica. I risultati contraddirebbero l’impressione che siano gli Stati Uniti il posto in cui è più facile far carriera: il Paese infatti è solo 45esimo (su 144), mentre l’Italia è 50esima. Al primo posto invece c’è l’Islanda, seguita da Finlandia, Norvegia e Svezia. Ecco quali sono le principali voci che distinguono questi paesi in testa alal classifica.

La partecipazione economica

Per capire se una donna può far carriera nel posto in cui vive, tuttavia, il criterio fondamentale riguarda la partecipazione e le opportunità economiche: a tal proposito, per capire il ranking del Paese si calcola quante donne lavorano rispetto agli uomini, la parità dei salari tra uomini e donne per posizioni analoghe, il reddito stimato della popolazione femminile rispetto a quella maschile, la percentuale di donne tra policy maker, alti funzionari e manager e la quota di donne in posizioni professionali e tecniche.

Sotto questo punto di vista, alcuni dei Paesi indicati nelle prime posizioni sono stati piccoli o economie emergenti (Burundi, Laos, Bahamas, Barbados, Bielorussia, Botswana). Nelle economie occidentali, invece, il Paese con il maggiore tasso di parità economica è ancora una volta la Scandinavia: Norvegia (settimo posto), Islanda (nono), Svezia (11esimo), Finlandia (16esimo). Fuori dall’Europa segue Singapore (17esimo), mentre gli Usa occupano il 26esimo posto.

L’Italia, nella voce relativa all’inclusione economica, è posizionata in un poco rassicurante 117esimo posto: le voci dove facciamo peggio sono la parità dei redditi (98esimo posto), la partecipazione alla forza lavoro (89esimo posto) e la quota di donne nelle carriere professionali e tecniche (87esimo posto).

La parità nei salari

Un aspetto fondamentale nella valutazione della parità su base economica riguarda la disparità di genere nei salari, o gender pay gap. Da questo punto di vista, le donne freddolose dovranno farsene una ragione: nel gruppo dei Paesi a redditi più elevati, i posti più equi nella remunerazione delle donne sono tutti in Europa del Nord, in particolare Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia; a seguire si trovano Irlanda, Slovenia, Nuova Zelanda (unico Paese extraeuropeo nelle prime posizioni), Svizzera, Germania, Olanda, Francia. In questo gruppo, l’Italia si trova al 29esimo posto (su 49), dopo Bahamas, Polonia, Trinidad e Tobago, Stati Uniti, Australia e Israele.

La partecipazione politica

Un’altra voce importante è quella del cosiddetto political empowerment, che misura la partecipazione femminile agli alti livelli della politica: la percentuale di donne con un seggio in parlamento, con un ruolo da ministro, il numero di anni con una donna a capo dello stato. Anche in questo caso, l’Europa del Nord guida la classifica dei Paesi con maggiore rispetto dell’uguaglianza di genere: in cima l’Islanda, seguita da Finlandia e Norvegia. Poi c’è il Nicaragua, e a seguire si torna in Nord Europa con Irlanda e Svezia. In questa classifica l’Italia se la cava un po’ meglio, con un decoroso 25esimo posto: anche se il Paese mai avuto una donna come capo di stato, come percentuale femminile al governo l’Italia si piazza al decimo posto nel mondo. Molto meglio degli Usa, che sono solo al 73esimo posto.

Immagini via Flickr