L’economia del futuro è la Polonia

L’economia del futuro è la Polonia

Forse Varsavia non è modaiola come Parigi o Barcellona, e di sicuro il polacco non è una lingua cool come lo spagnolo o il cinese. Però la Polonia è una delle grandi sorprese di questi anni, e probabilmente anche dei prossimi. Non a caso, secondo un recente report della Pwc, un’importante azienda di consulenza, la Polonia sarà l’economia europea che crescerà di più da qui al 2050.

[advertise id=”hello-amazon”]

Oggi l’economia polacca, consacrata al manifatturiero e all’export, riesce a reggere il confronto pure con quella della confinante Germania. E infatti capita di leggere, sui giornali, di tedeschi dell’ex DDR che vanno a cercare lavoro in città polacche non lontane, come Świnoujście, Bolesławiec o Stettino.

Trentotto milioni di abitanti, un PIL di oltre mezzo trilione di dollari: è la Polonia del 2017. Una nazione che solo 25 anni fa usciva dal dramma del comunismo, ma che oggi pensa in grande. Consapevole del suo ruolo di cerniera tra Europa dell’ovest e dell’est, paesi del Nord e mondo danubiano.

Quest’anno il PIL polacco, in base alle stime dell’IMF, dovrebbe crescere del 3,4%. Merito anche dei fondi strutturali dell’Unione Europea, che arrivano in abbondanza alla Polonia; ma anche della pubblica amministrazione locale, che li sa usare in modo davvero efficiente, ad esempio per costruire infrastrutture-chiave o diffondere la banda larga.

Del resto la Polonia ha un asset che altri paese dell’Europa centrale e orientale non hanno: un basso livello di corruzione. Nel Corruption perceptions index 2016 la Polonia è al 29° posto, meglio di Slovenia, Cechia, Slovacchia e Ungheria, per non parlare di Romania, Bielorussia, Russia e Ucraina!

La manodopera polacca è spesso molto qualificata, lavora sodo e parla le lingue; i polacchi più istruiti passano tutti un po’ di tempo all’estero, com’è naturale per un popolo da sempre abituato all’emigrazione. Basti pensare che nelle sole Americhe i cittadini di origine polacca sono quasi 20 milioni, nel Regno Unito e in Irlanda un milione, in Germania oltre mezzo milione.

polonia 1

Due ragazze si rilassano sulle sponde del fiume Vistola a Varsavia. Foto modificata in b&n di   via Piotr Szczepankiewicz via Flickr

Il boom economico sta trasformando le città polacche, a cominciare da Varsavia, che oggi è tutta un “cantiere”, con innumerevoli grattacieli e condomini in costruzione. E a fianco dei mitici bar mleczny (letteralmente, “bar del latte”), dove gustare salsicce, frittelle con la panna, torte alla crema e dell’ottimo latte, si moltiplicano le pizzerie e i ristoranti giapponesi, le discoteche e le boutique.

Negli anni del boom, Varsavia è anche diventata una città capace di attrarre lavoratori dai Paesi più ricchi d’Europa, inclusa l’Italia. All’indomani dell’apertura della prima sede polacca di Orienta S.p.A., agenzia per il lavoro con sede a Roma, l’amministratore delegato Giuseppe Biazzo spiegava: “Abbiamo deciso di aprire una filiale a Varsavia, non solo per cogliere le opportunità di sviluppo del mercato del lavoro in Polonia ma anche per favorire la mobilità dei giovani italiani verso i paesi europei che offrono maggiori occasioni e opportunità di lavoro”.

E non sono affatto pochi gli italiani che hanno colto queste opportunità: sono oltre 5mila gli italiani residenti in Polonia, più della metà di questi proprio nella capitale. È il caso di Paolo, rimasto a Varsavia dopo una consulenza di tre mesi, e di sua moglie Angela, anche lei oggi trasferitasi nell’est e curatrice di una pagina Facebook sulle bellezze di Varsavia. Oppure di Enrico, Export Manager della SpiderMed, una società che produce articoli medico ortopedici, che spiega: “Varsavia è frizzante come la Milano degli anni ‘60 – ‘80, ci sono opportunità ogni momento.” E la stessa cosa accade anche in altre città, come Cracovia (“la Parigi mitteleuropea” con la sua piccola comunità di oltre 1200 italiani secondo l’Aire), Danzica (con i suoi leggendari cantieri navali) o Łódź, un tempo nota come la “Manchester polacca” per via delle sue tante fabbriche.

Sono oltre 2mila le imprese italiane che hanno aperto sedi in Polonia: tra queste Fca-Chrysler, Astaldi e Impregilo: nel 2013 l’Italia era il quarto Paese importatore in Polonia e il sesto Paese di destinazione per l’export polacco. I settori con più opportunità di lavoro oggi sono l’edilizia, la ristorazione, la distribuzione commerciale al dettaglio e all’ingrosso, e l’ICT. Non è raro trovare offerte di lavoro in cui viene richiesta esplicitamente la conoscenza dell’italiano. Oltre a Varsavia, le mete preferite sono Danzica e Cracovia, con offerte che vanno da lavori in finanza e ragioneria fino a agenti commerciali.

Naturalmente neanche in Polonia sono tutte rose e fiori. A prescindere dalle tensioni sociali legate all’instabilità politica recente, permane il gap tra campagna e città, e soprattutto continua il calo delle nascite. Può sembrare strano per un paese da sempre cattolico, ma le donne polacche fanno 1,3 figli a testa: meno delle italiane (1,5), delle tedesche (1,4) o delle ungheresi (1,4). E dire che ogni anno, in primavera, decine e decine di migliaia di cicogne scelgono la Polonia per nidificare…

Immagine di copertina modificata in b&n di Enrico Strocchi via Flickr