Quale sarà il prossimo Snapchat?

Quale sarà il prossimo Snapchat?

Sono storie rare, ma vere. Investire per tempo in quello che sarà il prossimo colosso del mercato può offrire enormi ritorni finanziari nel giro di pochissimo tempo—a patto di essere sempre pronti ai saliscendi del mercato, almeno nel breve periodo. L’ultimo caso è quello della Saint Francis High School, una scuola superiore americana che ha guadagnato milioni di dollari per avere investito, quando pochi ne avevano capito il potenziale, in Snapchat, la famosa piattaforma social di recente quotata in borsa. A raccontare la storia è stato il preside della scuola Simon Chiu, in una lettera aperta.

Trasformare 15mila dollari in 24 milioni

Tutto è cominciato nel 2012. Andrew and Natalie Eggers sono due fratelli che frequentano la Saint Francis, e usano ininterrottamente una nuova app, che permette di inviare agli amici foto che si autodistruggono dopo pochi secondi. Barry Eggers, padre dei due ragazzi e socio della società di investimento Lightspeed Venture Partners rimane colpito dall’entusiasmo dei suoi figli e degli amici e decide di incontrare Evan Spiegel e Robert Murphy, i fondatori di Snapchat.

Pochi giorni dopo, il fondo di venture capital Lightspeed guida un round di investimento da 500 mila dollari in Snap, la società che possiede Snapchat. L’azienda ha investito 485 mila dollari, ma Barry Eggers è talmente convinto del successo futuro dei due fondatori di Snapchat (all’epoca poco più che ventenni) da riuscire a convincere la Saint Francis High School a investire 15 mila dollari, utilizzando i finanziamenti di uno speciale fondo per lo sviluppo scolastico, istituito negli anni ‘90 da un gruppo di genitori e dall’ex preside della scuola.

Stando a quanto riportato dalla BBC, la scuola ha venduto molte delle sue azioni nel giorno del debutto di Snapchat in Borsa, al prezzo di apertura di 17 dollari. Per un guadagno totale di circa 24 milioni. La Saint Francis High School ha inoltre mantenuto  un terzo delle azioni: il titolo a fine giornata ha registrato un rialzo record del 44%, arrivando fino a 24,48 dollari e assicurando un ulteriore grande profitto. E se anche è vero che nelle settimane successive il boom di Snap si è ridimensionato, il grosso del guadagno era ormai fatto.

Prima Apple, poi Snapchat, e ora?

Ma Snapchat non è l’unica società che reso ricchi alcuni dei suoi investitori: secondo i calcoli del sito specializzato Investopedia, un investimento di soli 990 dollari in Apple nel 1980—nel giorno della sua quotazione—varrebbe oggi ben 313mila dollari. Insomma, farsi un bel gruzzoletto, investendo su potenziali colossi del futuro non è impossibile. Se questi numeri ti hanno impressionato, ora la domanda sorgerà spontanea: quale sarà “the next big thing”?

Hello!Money ha selezionato alcune delle aziende più promettenti e ancora poco conosciute. Tutte hanno in comune almeno una cosa con Snapchat: puntano a fare breccia soprattutto nel mercato degli adolescenti – d’altro canto, sono loro i consumatori del futuro.

Futurefly

La prima delle “prossime Snapchat” si chiama Futurefly e ha di recente sviluppato un’applicazione che potrebbe di rivoluzionare il mercato in costante crescita della messaggistica istantanea. Il suo prodotto, Rawr Messenger è un special tipo di chat 3-D, che permette infatti di disegnare avatar in grado di riflettere lo stile, gli interessi e i modi di fare degli utenti che li usano.

Questi avatar interagiscono tra loro attraverso attraverso animazioni ed espressioni simpatiche, portando la comunicazione non verbale in maniera sempre più onnipresente nelle conversazioni digitali: in pochi mesi dal suo lancio, circa 4 milioni di conversazioni si sono già svolte attraverso la app. Futurefly ha ricevuto lo scorso anno finanziamenti da 2 milioni e mezzo di dollari per lo sviluppo di questa app, più altri 500mila dollari direttamente dal boss di Nokia, Risto Siilasmaa, e da Arielle Zuckerberg di Facebook.

“La visione è quella di innovare portando dei meccanismi di gaming al centro dell’esperienza del consumatore”, spiegano i fondatori della app. E se persino Google ha di recente lanciato una sua nuova chat,  chiamata Allo, significa che il settore è tutt’altro che saturo: a quanto pare avremo ancora bisogno di comunicare, e sempre di più. La prossima tecnologia “disruptive” nel settore permetterà, a chi la inventa con successo, di entrare nelle tasche dei circa 3 miliardi di utilizzatori di smartphone. Un mercato enorme, che va moltiplicato per tutte le volte che utilizziamo le chat dei nostri telefoni.

Musical.ly

Un’altra scommessa che vale la pena fare ora si chiama Musical.ly. Si tratta di una una piattaforma che consente di creare video musicali da condividere con gli amici: ha circa 90 milioni di utenti, e una valutazione di oltre 500 milioni. Sta crescendo molto rapidamente e ha già raggiunto la top 20 nell’App Store di Apple.

Nella fascia di mercato statunitense che va dai 7 ai 16 anni, Musical.ly è l’unica app che cresce in popolarità senza conoscere crisi. E, poiché quella è la fascia d’età in cui si registreranno nei prossimi anni i maggiori aumenti nell’acquisto e utilizzo di smartphone, significa che Musical.ly ha colpito il gruppo demografico perfetto, in grado di permetterle la maggiore crescita negli anni a venire.

Il suo potenziale è inoltre legato al fatto che si tratta di un vero e proprio social network, ma completamente visuale, che permette anche la creazione di contenuti in maniera molto più elaborata rispetto a quanto permettano gli attuali social network (Musical.ly ha i filtri, permette il controllo della velocità dei video, sistemi di audio e di editing professionali). Ogni contenuto è così altamente individualizzato, il che cattura un ulteriore macro-trend, cioè la crescente personalizzazione dei consumi da parte delle nuove generazioni.

ColorTherapy

A guardare a un mercato completamente diverso è invece ColorTherapy. I suoi ideatori hanno preso un prodotto in grande crescita in ogni gruppo demografico (i libri da colorare, anche per adulti), e l’ha reso digitale, minimizzando i costi di produzione e accedendo così a un mercato che può potenzialmente equivalere alla popolazione globale.

ColorTherapy è una sorta di libro digitale da colorare e viene utilizzato soprattutto per alleviare lo stress. È stata della delle applicazioni più amate dello scorso anno e c’è chi è pronto a scommettere sul fatto che, anche data la scarsa competizione, conquisterà presto il monopolio del mercato, con prospettive di crescita da capogiro.

Marco Polo

Per finire, c’è un’azienda—Joya Communications—che con la app Marco Polo potrebbe ripercorrere le orme di Snapchat fino a sostituirla. Marco Polo è una app utilizzata per parlare con gli amici, inviando e ricevendo video di pochi secondi. Dopo aver scaricato la app, è possibile iniziare a comunicare con gli amici scegliendo il filtro preferito prima di registrare il proprio video (che sulla piattaforma si chiama “Polo”).

L’idea è di massimizzare il numero di video di breve durata, e per questo (oltre che per la natura bilaterale dei messaggi) Marco Polo non è un social, o un video-blog. Nel giro di pochi messi, Marco Polo è finita tra le prime otto applicazioni gratuite di social networking nell’App Store di Apple, dove ha ottenuto un punteggio di 4,5 su 5 dagli utenti. Sul Play Store di Google ha già 84 mila recensioni e un punteggio di 4,4 su 5. Non si tratta di un’idea rivoluzionaria, ma da un nuovo taglio a un modello di sicuro e provato successo.

Dunque, non ti resta che tenere d’occhio queste realtà: l’innovazione corre a ritmi forsennati e, nell’epoca del capitalismo digitale, nessuna compagnia può davvero essere sicura di mantenere la sua posizione di successo a lungo. Nel cuore della Silicon Valley, a Stanford, sono sempre di più i fondi che si guardano intorno in cerca della prossima grande scommessa. Tanto che la prestigiosa università di Stanford ha permesso la creazione di StartX, un fondo d’investimento da 100 milioni di dollari guidato dagli stessi studenti: considerando che da quelle classi sono passati i creatori di PayPal, Hewlett-Packard, e dello stesso Snapchat, non resta che tenere d’occhio i loro prossimi movimenti.

Immagine di copertina via Flickr