Quanto ci costa il traffico?

Quanto ci costa il traffico?

Le ore trascorse in fila in auto, a causa del traffico, o in attesa di un mezzo pubblico (prodotto indiretto delle nostre città tanto congestionate, tralasciando i forti disagi di questa settimana dovuti al meteo) costano all’Italia 12 miliardi di euro, circa un punto di PIL, ogni anno. Lo ha sostenuto quest’estate al Forum di Cernobbio l’Amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, che ha aggiunto: “Solo dimezzando i tempi di spostamento in linea con i principali Paesi europei l’Italia potrebbe risparmiare tra 5,5 e 7 miliardi all’anno, ovvero tra lo 0,34% e lo 0,44% del Pil”.

Stare in coda è come gettare denaro

Perché stare fermi nel traffico costa così tanto? Per varie ragioni, alcune delle quali illustrate dal Centre for Economics and Business Research, che già nel 2014 lanciava un allarme: “Sappiamo che il traffico continuerà ad avere serie conseguenze sulle economie nazionali e urbane, per le imprese e per i cittadini negli anni futuri. Possiamo pensare che il problema sia grave ora, ma la realtà è che il peggio deve ancora venire.”

Secondo gli economisti del centro di ricerca, il traffico eccessivo ha un impatto economico diretto e uno indiretto. La prima voce si riferisce semplicemente al valore del carburante sprecato e del tempo perduto durante le lunghe file delle nostre città congestionate. Gli impatti economici indiretti si riferiscono invece al fatto che i costi per i consumatori finali sono destinati ad aumentare se, per portare un prodotto da un luogo all’altro, il traffico eccessivo rallenterà di molto i servizi di trasporto. E questo senza citare i costi ambientali e gli effetti negativi sulla salute di chi è costretto a respirare costantemente i fumi dei motori.

Le nostre strade congestionate

L’Italia rimane tuttavia tra i Paesi europei a più elevata motorizzazione, con due automobili ogni 3 abitanti e in media oltre 15mila chilometri percorsi l’anno per abitante (una distanza del 22% più alta rispetto alla media europea, e del 44% più alta rispetto alla Germania). Secondo le statistiche, sono infatti più di 26 milioni gli italiani che utilizzano la macchina per recarsi sul luogo di lavoro (o a scuola).

Un articolo di Hello!World ha in passato già messo in luce i “risultati” delle città italiane di TomTom Index, che classifica le città più trafficate al mondo. Secondo la classifica, la prima città italiana a essere colpita dal traffico è Palermo, con il 43% di congestione del traffico e picchi del 69% nella fascia serale di rientro dall’ufficio. Subito dopo, c’è Roma con il 43% e con picchi serali perfino del 74%. Seguono Messina, Napoli, Reggio Calabria e Milano. E se, a detta dell’Istat, i tre quarti degli italiani raggiungono i propri luoghi di lavoro in meno di mezz’ora, nelle grandi città, come Roma, oltre il 40 per cento dei pendolari rimane in viaggio oltre mezz’ora. Così, tra una coda e l’altra, a fine anno i romani perdono almeno 35,1 ore nel traffico, i milanesi 32,8 ore, i palermitani 26,5.

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Problemi di lungo periodo

La cifra di risparmio (5-7 miliardi) proposta da Mazzoncini si accorda con quella proposta nel lontano 2006 dalla Trt Trasporti e Territorio. Le stime della società di consulenza milanese, riportate da Repubblica.it, erano state effettuate attraverso un sofisticato modello matematico, giunto a concludere che, se il Paese avesse una rete viaria efficiente, i benefici per l’economia nazionale equivarrebbero a oltre 4 miliardi di euro ogni anno, circa 200 euro, in media, per ogni famiglia.

Tuttavia, nessun intervento strutturale in materia è stato messo in moto negli ultimi 10 anni. Risale infatti proprio al 2006 un commento apparso su lavoce.info, che lamentava, come, “delle 240 opere definite dal Governo prioritarie, meno di una decina riguardano la mobilità urbana”. Un’assenza di strategia che, stando alle stime qui riportate, avrebbe causato perdite per almeno 40 miliardi di euro nel corso dell’ultimo decennio.

Come costruire un futuro senza code

Purtroppo non esiste una soluzione ottimale per risolvere il problema del traffico. In Italia, infatti, i mezzi pubblici—seppure più sostenibili per economia e ambiente—non sempre rappresentano un’alternativa efficace al mettersi su strada. Basti pensare, come riportato da Corriere.it, che in media autobus o metro impiegano circa 61 minuti per percorrere una distanza di 5 chilometri e mezzo all’interno di un’area metropolitana del Paese. Un’altra strategia è quella di chiudere spazi al traffico, contando sul passaggio a forme più lente di mobilità.

Come già raccontato in passato da Hello!Money, sono sempre di più le città italiane che chiudono al traffico intere parti del centro urbano, restituendole a pedoni e biciclette. Nonostante il verde possa generare benefici economici alle città che lo adottano, la chiusura di strade di transito rischia di penalizzare i pendolari che vivono in periferia, soprattutto se non sono approntati percorsi alternativi efficienti.

Un’ulteriore strategia, poi, per combattere il traffico è quella di rendere sempre più smart le nostre città. Il costante monitoraggio del traffico permetterebbe infatti l’efficientamento dei trasporti pubblici e privati. Un futuro che pare tuttavia ancora lontanissimo, quando ci troviamo in coda verso sera all’ingresso del GRA.

Immagine di copertina modificata in b&n di Marsel Minga via Flickr | Foto 1 via Unsplash