Quanto costa fumare sul luogo di lavoro?

Quanto costa fumare sul luogo di lavoro?

Sei giorni di congedo extra per tutti i dipendenti non fumatori. È stata la decisione di Piala, un’agenzia di marketing giapponese, che ha fatto discutere ben oltre i confini del Paese nipponico e anche in Italia. Il ragionamento dei manager dell’agenzia è semplice: dal momento che, per raggiungere un’area fumatori dagli uffici dell’agenzia, servono 15 minuti, i lavoratori che si assentano più volte per la pausa sigaretta finiscono per lavorare meno dei colleghi. Di qui la necessità di riportare equilibrio tra gli impiegati, prevedendo ferie più lunghe per i non fumatori. Nei primi mesi di introduzione della nuova politica azienda, 30 lavoratori su 120 avevano già usufruito del congedo. E quattro fumatori avrebbero scelto di abbandonare le sigarette, almeno durante l’orario lavoro, per potere accedere al diritto.

Quanto “costa” fumare sul lavoro

Ma quanto pesa il “fumo durante gli orari di lavoro” in Italia?  Secondo la recente indagine Fumo in Italia 2017, condotta dall’azienda di ricerca Doxa con l’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese ci sarebbero 11,7 milioni di fumatori—il 70% circa in età lavorativa. In Italia, l’Istat calcola un tasso di occupazione pari al 57%, cioè quasi 6 persone su 10, escludendo bambini e anziani, hanno in effetti un lavoro.

Applicando questo tasso al numero di fumatori in età lavorativa, Hello!Money ha stimato che, nel nostro Paese, sono circa 4,6 milioni i lavoratori fumatori. Ipotizzando che ogni lavoratore-fumatore italiano faccia due pause sigarette da 10 minuti al giorno (una al mattino, una al pomeriggio), le ore lavorate “perdute” sono circa 1,5 milione al giorno ossia, per 220 giorni lavorativi, 337 milioni di ore lavorative perdute ogni anno.

Secondo i dati Eurostat, il costo medio orario del lavoro in Italia è pari a 27,8 euro: questo significa che il “danno economico” delle pause sigaretta equivale, nel nostro Paese, a circa 9,4 miliardi di euro. In termini di rapporto con il Prodotto Interno Lordo, il costo delle pause sigarette è di circa lo 0,55% del PIL nazionale. Una cifra non indifferente, considerando che l’investimento complessivo in una voce come lo sviluppo e la ricerca è pari, nel nostro Paese, a 21,8 miliardi di euro, cioè poco più del doppio.

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Chi combatte il fumo in azienda

Come detto, la notizia della scelta del managament della giapponese Piala ha aperto un dibattito in numerose nazioni. Secondo il New York Times, non sono poche le compagnie statunitensi che adottano un approccio punitivo nei confronti dei fumatori, proibendo loro di fumare all’interno dell’azienda.

Il quotidiano di New York riporta inoltre che alcune compagnie, come la Cleveland Clinic, scelgono addirittura di non assumere fumatori. Circa il 50% dei datori di lavoro Usa includono inoltre un sovrapprezzo per l’assicurazione sanitaria dei fumatori, pari a circa 600 dollari l’anno. Le compagnie più innovative, come quelle del settore high-tech, utilizzano invece un approccio più soft, e assumono figure professionali che si occupano del benessere in azienda, come i wellness manager, a cui è richiesto di occuparsi di ogni aspetto del benessere psicofisico dei lavoratori. La giapponese Piala, insomma, non è insomma la sola compagnia a puntare su politiche che disincentivano il fumo.

In Italia, l’associazione che raggruppa i direttori del personale delle grandi aziende italiane aveva in passato addirittura proposto una riduzione degli stipendi per gli impiegati fumatori. “Un’enormità di tempo sprecato”, aveva sentenziato il Presidente dell’associazione, Paolo Citterio, che calcolava in addirittura 60 minuti al giorno la media delle ore lavorative andate, è proprio il caso di dirlo, in fumo. Tuttavia, la proposta non è mai passata, anche perché da molti considerata potenzialmente lesiva dei diritti dei lavoratori—il decreto legislativo n. 66 del 2003, ad esempio, prevede una pausa di almeno dieci minuti per ogni turno di lavoro che superi le sei ore giornaliere.

Immagini | Foto 1 di Julia Engel via Unsplash | Foto 2  di Ali Yahya via Unsplash