Questa app vuole eliminare per sempre lo spreco di cibo offrendolo a chi non ne ha abbastanza

Questa app vuole eliminare per sempre lo spreco di cibo offrendolo a chi non ne ha abbastanza

Quanto cibo sprechiamo ogni giorno? Si stima che, in Italia, ogni famiglia getti nella spazzatura il 19% del pane acquistato, il 17% della frutta e della verdura, il 4% della pasta e il 39% dei prodotti immediatamente deperibili (latte, uova, carne, ecc). Alla fine dell’anno, buttiamo 42 chilogrammi a testa di cibo ancora commestibile. Per un totale di nove miliardi di tonnellate di alimenti sprecati, e otto miliardi di euro di valore economico.

Ma il paese dei record, in questa particolare classifica, sono sicuramente gli Stati Uniti, che sprecano più cibo di Italia, Regno Unito, Svezia, Francia e Germania messi insieme. Oltreoceano finiscono nel bidone ogni anno più di 30 miliardi di chili di cibo (ma secondo alcune stime si arriva fino a oltre 60 miliardi), uno spreco in buona parte derivante dal settore della ristorazione.

Per affrontare questo problema Feeding America, la più grande organizzazione umanitaria degli Stati Uniti (riunisce 60mila organizzazioni che lavorano per l’accesso all’alimentazione dall’Atlantico al Pacifico), ha deciso di impegnarsi per sviluppare la piattaforma MealConnect che, attraverso una app e un sito web, ha lo scopo di intercettare il cibo poco prima che questo venga buttato, recuperandolo e indirizzandolo a quella persona (una per ogni otto americani) che, invece, non riesce a mettere abbastanza cibo in tavola.

Negli Stati Uniti, le persone che non possono permettersi pasti sufficienti sono ben 42 milioni—ma anche in Italia questo numero è alto: secondo l’ISTAT, il 12,6% degli italiani non può infatti permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni.

A detta di Justin Block, uno dei manager di Feeding America, c’è ancora molto da fare per rendere efficiente la raccolta di cibo e, così, riuscire a salvarne il più possibile dallo spreco. Immaginiamo che un ristorante voglia lanciare un’offerta speciale per pranzo, ma che l’idea vada male e il ristoratore finisca per cucinare molto più cibo di quanto ne venga acquistato. In questo caso, il ristoratore dovrebbe investire parte del proprio tempo (già poco) per contattare il banco alimentare o l’associazione caritatevole più vicina (in Italia, ad esempio, ci sono 21 organizzazioni regionali legate alla Fondazione Banco Alimentare, maggiori informazioni sulla donazione di alimenti si possono trovare a questo link).

Una volta stabilito il contatto con il responsabile delle donazioni, spiega ancora Block, il ristoratore dovrà coordinarsi con la persona che arriverà fisicamente a raccogliere il cibo, e attendere il suo arrivo per il ritiro. “Chi lo sa quanto tempo serve per un processo del genere?”, si chiede Block, “Potrebbero servire letteralmente ore e ore, senza contare i possibili imprevisti”.

Ecco perché Feeding America ha lanciato MealConnect, che ha fatto il proprio debutto all’inizio di quest’estate, come coronamento di un progetto pilota durato ben tre anni. MealConnect è accessibile sia come portale web che come app, e permette ai donatori aziendali (ristoratori, grande distribuzione, piccoli negozi, agricoltori, eccetera) di creare gratuitamente un account e inserire immagini del cibo che vogliono donare.

Queste possono essere accompagnate da informazioni sulle ragioni della donazione, gli ingredienti contenuti, la data di scadenza e indicazioni logistiche. Così, i donatori possono selezionare direttamente sulla piattaforma il giorno e l’ora in cui sono disponibili al ritiro del proprio cibo in eccesso.

Un algoritmo si occupa poi di collegare le donazioni disponibili con le organizzazioni partner di Feeding America, sulla base delle esigenze alimentari, della distanza, e delle loro possibilità di raccolta.

“Abbiamo provato a costruire una piattaforma semplice e snella, ma che contenesse tutte le informazioni necessarie per rendere possibile la donazione”, ha spiegato Sam Harris di MealConnect. Il processo è automatico, ma gli impiegati di Feeding America possono gestire direttamente alcune donazioni, modificando i suggerimenti dell’algoritmo per ottenere una più equa distribuzione delle donazioni.

Finora, il modello si è provato di successo: MealConnect ha facilitato 737mila consegne di cibo per più di 120milioni di chili—cioè 278 milioni di pasti che altrimenti sarebbero finiti nella spazzatura. La maggior parte di questo cibo deriva da piccole donazioni, fatte da esercenti che altrimenti avrebbero trovato troppo difficile offrire a chi ne ha bisogno il poco cibo in eccesso da loro prodotto.

È un risultato molto positivo per un progetto che ha ricevuto un finanziamento 1,5 milioni di dollari da Google.org. Ora un altro milione, donato dalla compagnia alimentare General Mills, servirà a scalare ulteriormente le dimensioni della piattaforma al di là delle 2500 comunità e organizzazioni al momento iscritte. L’obiettivo, ambizioso, è quello di eliminare completamente l’insicurezza alimentare negli Stati Uniti entro il 2025.

In Italia è in crescita l’attenzione verso quella che può essere definita la “filiera del recupero”. Di recente qualcosa si è mosso, ed è nato un progetto tutto tricolore per cercare di alleviare gli effetti della crescente povertà e offrire a più persone possibile un numero sufficiente di pasti.

Il progetto si chiama “Ristorante Solidale” ed è stato messo in campo da Caritas Ambrosiana, Just East (azienda leader nel mercato dei servizi per ordinare pranzo e cena a domicilio), e dal servizio di consegna PonyZero.

Lanciato lo scorso Natale, Ristorante Solidale è nato grazie all’adesione di 13 ristoranti e catene milanesi, disponibili a offrire le proprie eccedenze alla Caritas secondo un calendario prefissato. Il progetto è partito il 22 febbraio scorso, con la prima consegna a tre comunità. È poi stata effettuata una seconda consegna il 30 marzo e una terza consegna il 28 aprile.

Oggi le consegne si sono allargate a quattro comunità e hanno una cadenza ormai mensile. In totale, Ristorante Solidale ha donato 154 pasti caldi e 300 pizze donate da Just Eat al Refettorio Ambrosiano. Nel corso di quest’anno, l’obiettivo è di allargare il progetto anche ad altre città. Infatti, un’indagine esplorativa di JustEat aveva stabilito che, su 500 ristoranti della propria rete, il 77% si dichiarava disponibile a combattere lo spreco alimentare in un settore in cui c’è ampio spazio per migliorare: il 24% dei ristoranti intervistati aveva dichiarato di buttare via il cibo ogni giorno, il 26% più di una volta alla settimana e il 50% una volta alla settimana.

Immagini via Unsplash| Copertina