Il rilancio di Venini, la storica vetreria di Murano

Il rilancio di Venini, la storica vetreria di Murano

Nel 2021 celebrerà il suo centenario la storica vetreria di Murano Venini, fondata su una delle isole al largo di Venezia, in cui in pieno Medioevo si concentrò la secolare attività dei vetrai locali. Un’azienda simbolo del made in Italy, che ha rischiato però di non festeggiare la ricorrenza e che, dopo anni di perdite e stallo, è stata rilevata da un altro big del manifatturiero italiano, il Gruppo Damiani, con l’obiettivo di rilanciarla.

A gennaio del 2016, Damiani ha acquisito il 60% del controllo azionario di Venini, mentre il restante 40 è rimasto in mano ai soci della Luxury industries di Vicenza (capitanata dall’imprenditore Giancarlo Chimento) e della 2G Investimenti di Giuliano Tabacchi.

La storia

Un lavoro antico e preziosissimo quello dei maestri vetrai, che sull’isola-distretto di Murano si trasferirono nel 1291, su decisione dell’allora governo della Serenissima: troppo alti i rischi di incendio nella città lagunare, e inoltre quel sapere così esclusivo andava preservato. All’epoca, a questi artigiani del vetro fu vietato di viaggiare per il mondo a diffondere quel know-how da difendere e custodire. Ancora oggi, osservarli fondere e soffiare dentro i vetri trasformando tonnellate di sabbia silicea è uno spettacolo suggestivo di luci e colori.

È il 1921 quando il curioso avvocato milanese dai mille interessi Paolo Venini fonda, con l’antiquario veneziano Giacomo Cappellin, il primissimo laboratorio—ed è qui che riesce a far convergere i migliori artisti del vetro dell’epoca. Nasce la più grande fornace artigianale di Murano, ricavata da un ex convento, con 13 forni accesi 24 ore al giorno per 11 mesi all’anno (eccetto due pause, una estiva e una invernale).

Ne escono opere uniche, vasi, lampadari, oggetti di arredamento di ogni genere. Finiranno esposte nei musei di tutto il mondo grazie alle collaborazioni con architetti e designer di grido. Tra loro, si legge sul sito di Venini, “Tomaso Buzzi, il pluripremiato Tobia Scarpa e suo padre Carlo Scarpa, la ceramista svedese Tyra Lundgren, i fratelli Fernando e Humberto Campana, il pittore e stilista americano Ken Scott, Fulvio Bianconi, il designer e scultore finlandese Tapio Wirkkala”. Per poi seguire con “Alessandro Mendini, il giapponese Tadao Ando, Gio Ponti, Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Massimiliano Fuksas”.

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La crisi

Ma la crisi economica internazionale travolge anche questo fiore all’occhiello dell’artigianato italiano e nel 2008—quando a Murano prosperano ancora realtà come Andromeda, altro brand del design in vetro—300 degli 800 mastri vetrai che popolano l’isola finiscono in cassa integrazione. Alcuni dei motivi sono rintracciabili nella concorrenza cinese, nella perdita di alcuni mercati, e secondo la stampa di allora anche dell’incapacità dell’azienda di promuovere la propria esclusività. Subito dopo, ci si mette anche una sentenza di Bruxelles, secondo la quale le aziende isolane devono restituire gli sgravi fiscali di cui avevano beneficiato nel decennio precedente, perché considerati aiuti di Stato. Venini, quindi, deve restituire un gruzzolo da un milione di euro.

Nel gennaio del 2016, però, la Damiani, produttrice di gioielli di fama internazionale, interviene  investendo due milioni per risanare fortunatamente la posizione di  80 dipendenti ancora in cassa integrazione e prossimi ai contratti di solidarietà.

Ma “il nostro obiettivo è sicuramente aumentare l’occupazione, oltre a sfruttare tutte le sinergie possibili, a partire dalla rete di vendita”, spiega Guido Damiani, presidente del gruppo, che per rilanciare l’azienda sta puntando a regolarizzare la produzione e allargare l’export su nuove piazze del lusso, internazionali e non.

Il rilancio

A testimoniare il nuovo impegno si possono citare le ultime iniziative del gruppo, come per esempio la mostra omaggio “Paolo Venini e la sua fornace”, ospitata a settembre dello scorso anno dalla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola veneziana di San Giorgio Maggiore, situata davanti alle acque di piazza San Marco; o il nuovo negozio Venini inaugurato all’interno del quadrilatero della moda a Milano, proprio in via Montenapoleone, pochi mesi dopo; o ancora la collezione intitolata “Black Belt“, composta da 349 pezzi unici creati con la collaborazione dell’architetto newyorkese Peter Marino (e la notizia è di pochi giorni fa).

Benché le difficoltà del passato fossero già rientrate anche per merito della gestione precedente di Giulia e Silvia Chimento, tutto ciò dimostra che con la nuova direzione dell’Amministratore delegato Carlo Longagnani i risultati stanno pian piano arrivando. I dati, infatti, mostrano che Damiani ha chiuso l’esercizio 2014/2015 con un giro d’affari di 150,45 milioni di euro e che l’aumento sui precedenti bilanci è stato del 4,3%.

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