Il ritorno dell’Alfa Romeo

Il ritorno dell’Alfa Romeo

La notizia è di quelle da far balzare sulla sedia (perlomeno gli appassionati di Formula 1). Alfa Romeo torna in pista, dopo trent’anni di assenza. L’annuncio ufficiale è arrivato a fine novembre direttamente da Sergio Marchionne, ma era nell’aria da mesi.

L’ultima volta del Biscione in F1 risaliva al Gran Premio d’Australia del 1985. Rispetto a quei tempi gloriosi, però, c’è qualche differenza: la monoposto che porterà il brand Alfa non è in realtà costruita dall’azienda italiana, ma dalla casa svizzera Sauber con cui Fca ha stilato una “partnership tecnico-commerciale pluriennale a partire dalla stagione 2018 di Formula 1”.

In sostanza, scocca Sauber, motore Ferrari e brand Alfa. A ben vedere si tratta di un’operazione di sponsorizzazione, che sicuramente farà molto bene al marketing ma che avrà impatto scarso o nullo sull’occupazione delle fabbriche italiane. Almeno per ora.

Avremo un’Alfa Romeo Sauber F1 Team per cui tifare, avremo il giubilo degli alfisti; sarà, forse, come ha detto Marchionne un “passo significativo nella ricostruzione del brand Alfa Romeo che, tornando in F1 dopo un’assenza dalle corse di oltre 30 anni, restituisce al campionato uno dei marchi che hanno fatto la storia di questo sport”. Ma non sarà la panacea per i problemi occupazionali dell’azienda. Certo, l’idea di Marchionne è di offrire alla Sauber anche supporto tecnico, oltre che motori e know-how. 

Fino a fornire una monoposto made in Cassino? Difficile fare previsioni in questo senso. Di certo c’è la storia, che ha visto Alfa Romeo partecipare a più riprese alla F1 come costruttrice e come fornitrice di motori, dal 1950 al 1988.  E vincere: nel 1950, l’edizione inaugurale del campionato mondiale, 6 Gran Premi su 7 e l’anno dopo 4 su 8.

La monoposto era la 158 e poi la 159: entrambe dotate di motori molto potenti in relazione alla cilindrata e costarono molto poco. Nel 1952 la scuderia fu ritirata perché il governo, che possedeva Alfa attraverso l’Iri, decise di non stanziare fondi per la progettazione del nuovo veicolo che sarebbe dovuto andare in pista. Quanto tornò in pista negli anni Sessanta, Alfa lo fece come fornitrice dei soli motori, quattro cilindri in linea montati su vetture LDS, Cooper e De Tomaso.

ritorno alfa romeo 2

Nel 1977, poi, inizia l’era dell’Alfa costruttore: l’Autodelta di Carlo Chiti progettò e realizzato la nuova monoposto, la 177, nella sede di Tavagnacco, provincia udinese, lontano dai clamori della grande industria. L’auto debutto al Gran Premio del Belgio del 1979. Nelle successive stagioni l’Alfa Romeo partecipò al campionato correndo con le vetture 182183T184T e 185T. Le monoposto però non vinsero neppure un Gran Premio. L’ultima volta da costruttore risale dunque al 1985, ma fino al 1988 Alfa rimase come fornitore di motori alla Osella, piccola scuderia non passata alla storia.

Nel 2018 l’Alfa, come abbiamo già accennato, non produrrà alcuna auto per la F1. Il piano di rilancio di Alfa tuttavia passa anche da operazioni di marketing. Un rilancio necessario per la casa di Arese, il cui maggior sito produttivo oggi è situato a Cassino, in provincia di Frosinone. Là vengono prodotti Giulia, Stelvio e Giulietta, i modelli grazie a cui è ricominciata la crescita.

A Cassino lavorano seimila robot—che consentono di realizzare veicoli tecnologicamente molto avanzati, più di quelli tedeschi, per dirla con Marchionne—affiancati da lavoratori a elevata specializzazione. E dove si attende l’avvio della produzione di ben due modelli di Suv (il piano industriale al 2022 sarà presentato nella prima metà del 2018).

Forse questo potrà avere impatti rilevanti sull’occupazione nell’immediato e riportare in auge il tema dei 1800 lavoratori aggiuntivi che a novembre 2016 Alfredo Altavilla, responsabile di Fca per la regione Emea (Europa, Medioriente, Africa), aveva promesso di assumere entro il 2018. A Cassino lavorano 4300 persone: dal 2013 Fiat-Chrysler ha assunto quasi 6mila lavoratori nei suoi stabilimenti italiani.

E da marzo a ottobre 2017 a Cassino erano stati integrati, con contratti di somministrazione 830 nuovi lavoratori, che speravano di essere assunti, viste le premesse. Ma a 530 di essi il 31 ottobre è arrivato il famoso, laconico, sms dell’agenzia interinale Manpower, che il contratto sarebbe cessato. “Ci aggiorniamo per ulteriori novità”. La causa? Il calo di esportazioni di auto verso la Cina. E una crescita inferiore alle aspettative: +20,3% per Giulia e del 34,4% da inizio 2017 a fine ottobre e un totale di 100.985 vetture, il doppio rispetto al 2016 (51.425). Ma l’attesa era di 200mila vetture. La strada è ancora lunga.

Immagini |Foto 1 modificata in b&n di Lothar Spurzem via WikimediaCommons|Foto 2 modificata in b&n di twm1340 via WikimediaCommons