I soldi fanno la felicità?

I soldi fanno la felicità?

Almeno una volta all’anno sicuramente te lo chiedi, anche perché le risposte possono variare a seconda dei cicli della vita: i soldi fanno la felicità? Il giovane psicologo Michael Norton, professore all’Harvard Business School, che ha dedicato i suoi studi alla “scienza della spesa intelligente”, sostiene che sì, i soldi possono fare la felicità e, se non lo fanno, è perché li spendiamo male.

Si potrebbe controbattere come ha fatto la cantante australiana Sia nel brano Cheap Thrills (“I don’t need no money as long as I can feel the beat”, “Non mi servono soldi se posso sentire il beat” ), che prima ancora di vendere 25milioni di copie aveva già tentato il suicidio. Ma la ragione, secondo Norton, è che avere soldi, tanti soldi, può condurre le persone a diventare antisociali, perché spendono i propri denari per cose sbagliate, in maniera egoistica, unicamente per loro stessi.

Soldi per amare (il prossimo)

Cosa succederebbe se spingessimo le persone a farsi pro-social e a destinare le loro ricchezze a chi non ne ha? Norton se l’è chiesto e ha condotto un esperimento sia in Canada che in Uganda. Ha scelto un campione eterogeneo fatto di persone di diversa estrazione sociale, accomunati da comportamenti umani universali ma con motivazioni differenti, a cui ha dato del denaro per farne ciò che volevano e poi chiedere loro, a fine giornata: “adesso siete più felici?

Ebbene, la cultura della felicità conta: una donna canadese con i soldi ricevuti ha comprato un regalo per la mamma mentre una donna ugandese ha pagato il conto dell’ospedale per il figlio di un’amica malato di malaria. Era chiaro che la stessa cifra spesa in due paesi come il Canada e l’Uganda, con un livello medio di benessere molto distante, avrebbe prodotto altrettanti risultati ma anche un’unica risposta: sì, ora sono più felice.

“Soldi, sono benzina.. sono un delitto” – Pink Floyd

I Pink Floyd ci avevano visto chiaro, i soldi sono benzina ma anche un delitto che ci spinge ad allontanare e temere gli altri. Ma la relazione tra il denaro e la felicità, se si pensa a chi fa beneficenza, può essere molto positiva: se le persone non riescono a fare nulla con l’opulenza che mettersi i soldi in tasca, non c’è alcun ritorno dell’investimento. Contrariamente se i soldi ci aiutano a creare legami, relazioni ed esperienze, fanno la felicità. E poi serve anche farsi le domande giuste: non cosa posso comprarmi se vinco la lotteria ma come posso spendere quei soldi in qualcosa di utile anche agli altri.

 “Il tuo amore mi dà i brividi, Ma il tuo amore non mi paga le bollette” – The Beatles

Ma in fondo avevano ragione da vendere anche i Beatles quando cantavano la cover di “Money (that’s what I want)”. Quello che sappiamo fin dentro le viscere è che avere una buona entrata ha un impatto notevole sulla nostra vita: ci aiuta a pagare le bollette, a permetterci un livello di benessere economico (una macchina, una casa); ci consente un’indipendenza economica che per le donne di due secoli fa era impensabile.

Ma anche qui torna in soccorso Norton: i soldi possono aiutarci a vivere meglio se ci mettono in relazione con il prossimo. Spendere 100 euro per un biglietto del teatro è meglio che comprare un paio di jeans purché a vedere la piéce non ci andiamo da soli.

Seguendo questa logica, se dovessimo scegliere tra una bici professionale molto costosa e un viaggio con gli amici di pari valore, l’unica scelta giusta sarebbe partire. Certo, questo non significa avere molti soldi ma solo un po’, il quanto basta è relativo alle persone con cui ci paragoniamo. Ma non serve essere un Richard Branson, che ha guadagnato il suo primo milione di dollari a soli 23 anni, o la starlet Bethenny Frankel che ha venduto per 100 milioni di dollari il brand della sua neonata cocktail company “SkynnyGirl”. Persino loro, proprio loro, dichiarano di essere convinti che la felicità non ha nulla a che vedere con i soldi. Facile dirlo, una volta costruito un impero finanziario…

Immagine via Unsplash

Chiara Organtini