La spirulina, il cibo del futuro viene coltivato sui grattacieli di Bangkok

La spirulina, il cibo del futuro viene coltivato sui grattacieli di Bangkok

Siam Square è uno dei punti nevralgici di Bangkok, la megalopoli più grande della Thailandia. Tutta la zona intorno alla “piazza” è una delle più costose della città, offre un caleidoscopio di grattacieli, hotel, ristoranti, centri commerciali ed è stata definita il luogo “dove i trend emergono e sono creati, un epicentro di ispirazione dentro Bangkok”.

Tra il rumore del traffico e i passi affrettati di studenti e uomini d’affari, spalla a spalla con i profili trafelati dei turisti, sembra impossibile immaginare che sia proprio a Siam Square, dove la città raggiunge il suo acme, che il ritmo precipitoso di oltre 8 milioni di abitanti sia spezzato dal passo cadenzato di un’azienda agricola.

Eppure è davvero qui, sul tetto del Bangkok Novotel, nel cuore dello skyline dei grattacieli thailandesi, che da qualche anno ha trovato casa una giovane impresa, che coltiva spirulina.

Certo, questa non è una “fattoria normale”: il rumore che fa è più simile a quello di centinaia di pentoloni in cui l’acqua bolle tutta allo stesso tempo. Perché a trovarsi inondati dal sole al quindicesimo piano non sono le tipiche piante, fiori o verdi arbusti che potresti immaginare quando pensi a una fattoria o a un orto urbano, ma qualche dozzina di barili di plastica chiamati “bioreattori”. È dentro questi barili che una gelatina verde gorgoglia—mossa dall’aria calda pompata da un sistema di tubature—permette alla spirulina di crescere in condizioni ottimali, grazie anche alle temperature tropicali della capitale thailandese.

Apparsa sulla terra circa 3,5 miliardi di anni fa, la spirulina è un’alga commestibile che viene sempre più frequentemente chiamata lo “spinacio del futuro”. Essa contiene le vitamine B1, B2, B3, B5, B6, B7, B8, B9, C, D, E, K, sali minerali, omega 3, tutti gli otto amminoacidi. La spirulina si può mescolare con altri cibi o diluire in acqua ed era parte della dieta di molte popolazioni antiche, dagli Aztechi ai Kanembu, che vivevano in Africa nei pressi del lago Ciad.

A sviluppare la tecnologia che  permette la coltivazione della spirulina sui tetti di Bangkok, c’è una giovane impresa locale con grandi ambizioni: EnerGaia. Nata nel 2008, l’azienda ha lo scopo di promuovere una fonte di alimentazione sostenibile e al contempo di ridurre i livelli di CO2 nell’atmosfera, la maggiore responsabile dei cambiamenti climatici e un vero e proprio killer che inquina l’aria delle metropoli congestionate dal traffico delle economie in via di sviluppo.

Senza contare che, per produrre un chilogrammo di spirulina bastano 15 litri d’acqua, contro i 900 litri necessari per produrre un chilogrammo di mais, i 1000/3000 litri che servono per produrre un chilo di riso, o i 13/15mila litri di acqua che servono per portare a tavola un chilo di carne di manzo.

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Il direttore della produzione di EnerGaia, Patsakorn Thaveeuchukorn, sale sul tetto del Novotel per raccogliere spirulina ogni 3-4 giorni. Un altro vantaggio della spirulina è legata, infatti, al suo rapidissimo ciclo di riproduzione. Le colonie di quest’alga raddoppiano le loro dimensioni ogni 24/48 ore, e il solo impianto di Bangkok produce fra i 60 e gli 80 chili di spirulina fresca al mese. Una volta portato il raccolto al quartier generale, questo viene raffinato in una sorta di marmellata, prima di essere distribuito ai rivenditori sparsi in tutta Bangkok.

Cento grammi di spirulina fresca costano circa sei euro. “Grazie a una fattoria urbana come questa, molte persone nel mondo potrebbero produrre proteine senza dover comprare carne, che è molto costosa e costerà sempre di più”, ha dichiarato Patsakorn Thaveeuchukorn.

Un rapporto, pubblicato dalla FAO  nel 2008, suggeriva a governi e Ong di puntare proprio sulla spirulina per affrontare i problemi legati alla sicurezza alimentare. Il motivo? il 60% della spirulina essiccata è costituita da proteine. “Eppure una delle maggiori sfide che affrontiamo è ancora quella di spiegare alla gente che cos’è la spirulina”, ha dichiarato Saumil Shah, amministratore delegato e fondatore di Energaia, “la maggior parte delle persone non l’ha sentita nominare, non sa quanto fa bene o come consumarla”.

Tuttavia, anche grazie a compagnie come quella di Shah e Thaveeuchukorn, la produzione globale di spirulina e alghe sta crescendo a spron battuto. Secondo un rapporto del 2014 della Commissione europea, la produzione di cibo proveniente da microalghe è cresciuto dalle 1000 tonnellate del 1999 a 9000 tonnellate nel 2011.

Anche se in termini assoluti il settore è ancora piccolo, compagnie che hanno investito presto in questi prodotti sono in costante crescita—il fatturato di Energaia, per esempio, si attesta intorno ai 70mila dollari l’anno. “Non è tanto, ma siamo cresciuti del 200% nel corso degli ultimi due anni”, ha dichiarato Shah nel 2016 al The Guardian. Quanto basta per attirare l’attenzione di Ong e agenzie internazionali come le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, che hanno proposto collaborazioni per tentare di sviluppare coltivazioni di spirulina nei campi dei rifugiati sparsi in tutto il mondo.

“Credo che stiamo avendo riscontri positivi su vari fronti: non solo per quanto riguarda l’impatto ambientale ma anche sulla sicurezza alimentare”, dice Shah, “le sfide mi rendono nervoso, ma tutto sommato continuiamo a registrare progressi. E questa è una cosa buona”.

Immagini | Copertina modificata in b&n di Philipp Alexander | Foto 1 modificata in b&n di Breville USA