Il successo dell’agricoltura italiana all’estero è l’esempio da seguire

Il successo dell’agricoltura italiana all’estero è l’esempio da seguire

Cresce a ritmo serrato e si digitalizza. Parliamo del più insospettabile dei business: l’agricoltura. Lo dice innanzitutto l’Istat: nel secondo trimestre 2016 il Pil italiano è cresciuto globalmente dello 0,7% anno su anno (ed è fermo rispetto ai primi tre mesi dell’anno) e l’agricoltura ha segnato un +1,8% (+0,5% su base congiunturale): più del doppio del resto dell’economia. Al confronto l’industria impallidisce (rispettivamente +0,7% e -0,8%) e i servizi arrancano (+0,6% e +0,2%). Non solo la produzione.

Anche l’occupazione tiene, nonostante la crisi prolungata che ha colpito il Paese. Secondo l’Ismea, tra aprile e giugno gli occupati nelle campagne sono cresciuti del 6,5% rispetto al secondo trimestre 2015, contro un aumento dell’occupazione generale del 2%. Sono soprattutto i giovani under 35 a tirare la volata ai nuovi occupati agricoli: i giovani sono circa 16200 in più (+9,1%) e crescono soprattutto al Nord (+9,4%), meno al Sud (+4,3%). L’agricoltura, nel secondo trimestre, aveva un valore di quasi 7,3 miliardi di euro.

Anche l’export – spinto dall’euro debole – ha segnato ottime performance. Soprattutto nel 2015, quando, al netto dell’effetto negativo dell’embargo russo, ha raggiunto la cifra record di 36 miliardi. Merito dell’Expo, secondo Coldiretti e del vero e proprio boom negli Usa (+28%), in Cina (+18%), Asia (+24%) e Oceania (+29%). Vino, ortofrutta fresca e olio i prodotti più esportati, seguiti da pasta e formaggi. Nei primi cinque mesi del 2016 le esportazioni poi hanno rallentato il passo, segnando una crescita del 3% anno su anno – ma nel solo mese di maggio del +9,9% – rispetto al 7,4% del periodo corrispondente del 2015. Un rallentamento fisiologico e limitato ai primi quattro mesi dell’anno, ora la corsa è ripresa.

I record della nostra agricoltura sono molti ancora. Come quello relativo alle certificazioni Dop e Igp, per 272 prodotti. O quello della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi venti volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%). O delle quasi 50mila aziende biologiche. L’unico numero che segna una flessione è quello relativo ai prezzi dei prodotti: -7,8% sempre nel trimestre. Olio d’oliva (-30,3%), frutta (-18,3%), vegetali (-9,3%) e cereali (-5,6%), i prodotti più a sconto, mentre sono aumentati i prezzi delle colture industriali (+8,1%), della soia e altre oleaginose (+2,3%).  Un calo che, nonostante tutti i numeri positivi precedenti, rende i margini molto stretti.

Negli Stati Uniti l’agricoltura del futuro, quella cioè che abbraccia gli strumenti del mondo digitale, è già realtà. Secondo uno studio dell’American farm Bureau Federation, che risale ormai al 2011, il 98% degli agricoltori tra i 18 e i 25 anni ha accesso a Internet e il 76% usa i social media.

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Una nuova generazione di agricoltori che farà cambiare forma e vestito al lavoro della terra, rivoluzionando innanzitutto i canali di comunicazione dell’industria. Un fenomeno che negli Usa riceve l’appoggio di gruppi dedicati, come la AgChat Foundation che fornisce una piattaforma di formazione per gli agricoltori che vogliano fare business online. Non solo. Alle riunioni settimanali su Twitter con l’hashtag #AgChats partecipano duemila persone da sette Paesi e quattro Continenti e si discute della carestia che affligge certe aree del mondo, delle ultime tecnologie agricole, di pesticidi, di colture bio, di prezzi delle derrate nei diversi mercati, di ogm e km 0. E poi ci sono le App.

La One Straw Farm, la più grande fattoria del Maryland ha raccolto fondi per svilupparne due: la prima fornisce un canale di comunicazione tra agricoltori e consumatori su base settimanale nel periodo del raccolto, la seconda li aiuta a tenere traccia delle operazioni effettuate in un archivio elettronico, riducendo i tempi di lavoro in un’attività in cui i tempi fisici sono tutto.

E infine i siti per portare i prodotti direttamente dai campi a casa [/lifestyle/prodotti-biologici-a-domicilio]. Negli Usa c’è FoodHub, una comunità che mira a mettere in comunicazione agricoltori con compratori e distributori (chef delle mense scolastiche, servizi di catering) che riescono a trovare informazioni dettagliate sui potenziali fornitori.

Anche in Italia questi esprimenti social stanno spuntando come funghi: dal più famoso Cortilia, che vende online cassette di prodotti della terra, ma anche formaggi e carne, da selezionati agricoltori locali a filiera corta, alle decine di altri portali con logiche simili. Come il siciliano L’Orto Biolgico, al Le Verdure del Mio Orto, a Porta Natura, a Verdura Freska, Basta scrivere “verdura online” su un motore di ricerche per comprendere la portata del fenomeno. Per non dire della storia romantica del 27enne Stefano Caccavari e del suo Mulinum, che abbiamo raccontato qua. Mulinum è un mulino a pietra calabrese che vuole produrre la farina come cento anni fa e che è stato finanziato completamente con il crowdfunding, attraverso la rete, raccogliendo un milione di euro. Un esempio per tutti i giovani che hanno in dote una terra e che possono cambiare il futuro dell’agricoltura. Semplicemente connettendosi e condividendo le proprie idee con il mondo.

Immagini | Copertina modificata in bianco e nero di paffy| Foto 1 modificata in bianco e nero di Davide