La Svizzera punta tutto sull’high-tech

La Svizzera punta tutto sull’high-tech

Una volta si diceva che la Svizzera era il paese delle 4 C: Conti correnti, Cioccolato, Caseifici e orologi a Cucù. Stereotipi vecchi quasi quanto la leggenda di Guglielmo Tell, l’arciere che nel XIV secolo avrebbe innescato la rivolta degli svizzeri contro gli Asburgo oppressori. In realtà la Svizzera è tutto tranne che statica.

Anzi: è uno dei paesi più innovativi del mondo. Nell’Indice di innovazione globale elaborato dal trio Cornell University, Insead e WIPO, la Svizzera detiene il primo posto nel mondo da sette anni; nel Bloomberg 2017 Innovation Index, è quarta; per l’Unione Europea, la Svizzera è “leader dell’innovazione”.

Investe in ricerca e sviluppo il 3% del suo PIL (una delle percentuali più alte del mondo), e mentre altri paesi (ad esempio l’Italia) sono alle prese con la cosiddetta “fuga dei cervelli”, in Svizzera accade esattamente il contrario: talenti da ogni angolo del mondo bussano alle porte di laboratori e centri di ricerca, apportando competenze fondamentali, specie per un paese che ha una popolazione di appena 8 milioni e mezzo di abitanti. Con oltre 43mila richieste di brevetti nel solo 2014, la Svizzera è il primo paese al mondo per domande di brevetto pro-capite.

Ancora più incredibile, spesso in Svizzera l’innovazione non è finanziata dalla Confederazione né dai cantoni (cioè dal pubblico), ma dai privati. Per la precisione, il settore privato finanzia oltre la metà degli investimenti in ricerca e sviluppo (il 60%) per un totale di circa 18 miliardi di franchi svizzeri.

Se il privato finanzia, è però il pubblico a spianare la strada. Alimentando e preservando un ecosistema dell’innovazione molto vitale. Che può contare, per esempio, su un apparato formativo d’eccellenza. A cominciare dal famoso sistema duale delle scuole professionali, basato sull’alternanza tra scuola e apprendistato in azienda; in questo modo i giovani svizzeri acquisiscono, già prima dei 18 anni, strumenti e competenze spendibili su un mercato del lavoro esigente, ma relativamente meritocratico e dinamico. La disoccupazione giovanile, in Svizzera, è intorno al 6%.

Un altro punto di forza sono le università. Per esempio il Politecnico federale di Zurigo è, in base ai QS World University Rankings, la decima migliore università del mondo, mentre il suo gemello di Losanna, l’EPFL, è al dodicesimo posto. Da notare che nei primi trenta posti di questa graduatoria non figura alcuna università francese, tedesca o scandinava, tantomeno italiana.

svizzera hi-tech

I politecnici elvetici fanno ricerca, sia pura che applicata (insieme presentano circa 200 domande di brevetti l’anno), ma sostengono l’innovazione anche attraverso dei parchi tecnologici ad hoc: ne è un esempio l’EPFL Innovation Park. Non è un caso insomma, se numerosi colossi dell’innovazione mondiale hanno scelto proprio la Svizzera come sede per i loro centri di ricerca e sviluppo. Siemens, Microsoft, Facebook, Google, Cisco sono solo pochi esempi. Si tratta di poli tecnoscientifici sempre affamati di talenti, che ogni anno assumono decine di ricercatori con master e dottorati.

Grandi nomi a parte, in Svizzera proliferano le piccole imprese innovative. Ad esempio la BestMile, che offre soluzioni di cloud intelligence per veicoli che si guidano da soli, e ha due uffici: uno presso il già citato EPFL Innovation Park, e l’altro a San Francisco, a un tiro di schioppo dalla Silicon Valley.

“Penso che la Svizzera sia un posto fantastico per chi vuole fare innovazione”, dice Maud Simon, Corporate Operations Manager dell’azienda. “Ci sono ottime università, ricercatori eccellenti, e in generale un ambiente molto favorevole all’imprenditorialità. C’è tutto l’ecosistema di cui può aver bisogno una startup”.

Nel report “Research and innovation in Switzerland 2016” si legge che altri fattori dietro il successo dell’innovazione elvetica sono “un mercato del lavoro aperto, infrastrutture moderne, un sistema di tassazione attraente nonché il livello di sicurezza e qualità della vita offerto dalla Svizzera”. Una ricetta niente male.

Eppure, nonostante il suo successo, la Confederazione deve stare attenta a mantenere una normativa favorevole al business e una tassazione moderata. In fondo nessuno può dormire sugli allori. Specie con la potenziale concorrenza dei mercati emergenti, che cominciano a crescere pure nei ranking dell’innovazione globale.

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