Se la raccolta dei rifiuti del comune non funziona, puoi richiedere una Tarsu ridotta

Se la raccolta dei rifiuti del comune non funziona, puoi richiedere una Tarsu ridotta

Il dovuto per la Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) può essere ridotto anche del 40% nel caso in cui, nel comune di appartenenza, vi siano gravi e protratti disservizi nella raccolta dei rifiuti. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 22531/2017, depositata lo scorso fine settembre presso la sezione tributaria civile dell’Alta Corte. Con questa sentenza, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell’Hotel Britannique di Napoli, ribaltando il precedente giudizio che aveva dato ragione al Comune per una Tarsu relativa al 2008.

Ma vediamo ora con più precisione la vicenda che fa da sfondo a questa sentenza. L’Hotel Britannique è senza dubbio uno dei più rinomati alberghi della città all’ombra del Vesuvio. Qualche anno fa, i titolari dell’albergo hanno ricevuto una notifica di riscossione da parte di Equitalia, relativa a un avviso di pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, relativa al 2008. Tuttavia, il Britannique aveva impugnato questo avviso, lamentando il mancato riconoscimento del diritto alla riduzione del tributo in conseguenza delle “notorie e protratte disfunzioni” nella raccolta dei rifiuti nel napoletano.

Nell’accogliere il ricorso degli albergatori, gli Ermellini hanno stabilito che la riduzione nella tassa “spetta per il solo fatto che il servizio di raccolta, debitamente istituito e attivato, non venga poi concretamente svolto, ovvero venga svolto in grave difformità rispetto alle modalità regolamentari relative alle distanze e capacità dei contenitori, e alla frequenza della raccolta; così da far venir meno le condizioni di ordinaria ed agevole fruizione del servizio da parte dell’utente”.

Infatti, ha proseguito la Corte, la riduzione della tariffa “quale risarcimento del danno da mancata raccolta dei rifiuti né, men che meno, quale ‘sanzione’ per l’amministrazione comunale inadempiente; bensì al diverso fine di ripristinare in costanza di una situazione patologica di grave disfunzione per difformità dalla disciplina regolamentare—un tendenziale equilibrio impositivo“.

Vale a dire che, qualora il Comune non sia in grado di offrire agli utenti un servizio sufficiente, si dovranno applicare le riduzioni previste dal legislatore, che possono arrivare fino al 40% del dovuto. Vale insomma il principio per cui quanto richiesto, in termini di contributi, a cittadini e aziende deve in qualche modo rispecchiare la qualità del servizio offerto.

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Secondo Francesco Luongo, Presidente dell’Associazione Movimento Difesa del Cittadino, si tratta di “Una decisione storica che stabilisce un importante principio di civiltà ed apre la strada alle richieste di riduzione e rimborso di quanto pagato dai cittadini per un servizio che non c’è o non risponda a precisi livelli di qualità che pure gli Enti sono tenuti ad indicare ai consumatori”.

Intervistato da Affari Italiani, Luongo ha puntato il dito contro i molti Comuni che non hanno dato ancora attuazione a quanto stabilito dall’art. 2 comma 461 della legge n. 244/07, in materia di carte della qualità dei servizi pubblici. Le “carte dei servizi” dovrebbero infatti illustrare gli standard di qualità e di quantità relativi alle prestazioni erogate dagli Enti pubblici o dalle società a cui sono appaltati i vari servizi al cittadino.

In assenza di questi documenti, è così difficile stabilire gli standard di riferimento per l’erogazione di questi servizi. Dopo aver già vinto una class action amministrativa contro il Comune di Salerno, oggi l’Associazione dei consumatori ha per questo deciso di depositare un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione al fine di individuare e sanzionare dirigenti ed amministratori locali

Una situazione paradossale per il Movimento Difesa del Cittadino, con migliaia di Comuni fuorilegge, come Salerno dove il Movimento ha vinto anche una class action amministrativa al Tar, e che ha spinto l’Associazione dei consumatori a depositare un esposto all‘Autorità Nazionale Anticorruzione al fine di individuare e sanzionare dirigenti ed amministratori locali che non danno seguito alla norma del 2007. La sentenza della Corte di Cassazione si inserisce in questo ambito, rendendo più urgente gli interventi di adeguamento dei servizi pubblici a standard qualitativi sufficienti.

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