Il mondo della finanza sta cambiando idea su chi consegue un MBA?

Il mondo della finanza sta cambiando idea su chi consegue un MBA?

Gli MBA (Master in Business Administration) sono in crisi d’identità. Soprattutto negli Stati Uniti. Per anni trampolino di lancio verso carriere brillanti e stipendi alti, per chi esce oggi da questi master non è più detto che sia così. Anzi. Secondo un sondaggio dell’americana Mba Career Services, nel 2016 il tasso di assunzioni da parte delle aziende di chi ha concluso un Mba negli Usa è calato addirittura del 42%.

I tempi sono cambiati rispetto a trent’anni fa, quando un MBA era un rito di passaggio per accedere ai gradini più alti della finanza. È vero che i diplomati dei primi 25 MBA americani sono ancora al vertice dell’élite di Wall Street, ma ce ne sono molti altri che arrancano. Tanto che tante scuole negli Stati Uniti, con l’educazione tecnologica che oggi la fa da padrone, stanno modificando i propri programmi offrendo i più richiesti “Master in social innovation”.

Ma i migliori MBA al mondo e in Europa restano sempre una garanzia. La maggior parte delle migliori business school americane non sta andando male in termini di iscritti. Sedici delle prime 25 nell’anno 2016/2017, secondo i dati di Poets & Quants, hanno registrato un incremento nelle domande di ammissione. E addirittura ce ne sono quattro che hanno segnato un balzo a doppia cifra: + 13,5% per Carnegie Mellon e Università di Chicago, +12,3% per Yale, +11,8% per la Columbia Business School.

Il problema è che nelle oltre 350 scuole americane che non hanno raggiunto i primi posti dei ranking mondiali e americani, tra l’aumento dei costi delle rette e la riduzione dei rendimenti sotto forma di reddito e occupabilità post diploma, si stanno cominciando a mettere in discussione i tradizionali programmi di MBA. Ed è proprio nelle scuole di livello medio o basso che si stanno registrando le peggiori performance in termini di carriera: nel 2016 nelle trenta scuole classificate tra la posizione 21 e la 50 si è avuto un calo delle assunzioni da parte delle aziende del 42 per cento. Quasi la metà in meno.

Gli Mba hanno perso lo smalto di un tempo. “A chi ha tra i 25 e i 30 anni e ha appena concluso un Mba, i datori di lavoro fanno una domanda: ‘Bene, hai un Mba, ma cos’altro puoi fare per me?‘”, ha raccontato Michael Prebil del think tank New America.

Davanti alle maggiori incertezze che presenta il mercato del lavoro, molti non sono più disposti a spendere cifre esorbitanti per conseguire un Mba. Tant’è che Wake Forest, l’Università dell’Iowa, Virginia Tech e tante altre scuole hanno da poco chiuso i battenti per i programmi MBA full time. E il calcolo costi-rendimento pesa ancora di più per gli studenti stranieri, che infatti stanno diminuendo.

Le iscrizioni da parte di studenti stranieri negli MBA di medio livello americani, dove erano la maggioranza, non a caso stanno calando. Ma le application internazionali diminuiscono anche nelle 25 migliori scuole. Per fare un esempio: nel 2016-2017 gli studenti internazionali alla Georgetown Business School erano il 32%, l’anno prima il 43%.

Immagine modificata in b&n di rawpixel via Unsplash.

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Una delle ragioni di questo trend negativo nella presenza degli studenti stranieri sono di certo le politiche di immigrazione dell’amministrazione Trump. Secondo un sondaggio Gmac condotto a febbraio, il 67% dei potenziali studenti internazionali di Mba ripenserebbe alla propria destinazione di studio se sapesse che alla fine non si riesce a ottenere un visto di lavoro in quel Paese. E questo è valido soprattutto per i migliori candidati, quelli che hanno ottenuto i punteggi migliori nei test di ammissione.

E le conseguenze si vedono nei numeri: mentre solo il 32% delle business school americane lo scorso anno ha registrato un aumento dei candidati internazionali, le scuole europee che hanno accolto maggiori studenti stranieri sono state il 67% e quelle canadesi addirittura il 76%.

In questo panorama di crisi, i fari restano le scuole di eccellenza. Al primo posto nel ranking mondiale del Financial Times del 2017, stilato incrociando 20 parametri tra cui la carriera dei laureati e lo stipendio medio, per il secondo anno consecutivo si è piazzato il francese Institut européen d’administration des affaires (Insead), con il suo programma accelerato di dieci mesi. Al secondo posto Stanford, Wharton al terzo. La Columbia ha raggiunto la settima posizione, Yale la quindicesima, Chicago la nona posizione.

Ed è nelle migliori scuole, come rilevano i dati di Poets & Quants, che si registra anche la crescita nelle iscrizioni. Solo sei delle scuole americane fuori dalla top 25 hanno registrato segno più. E la concentrazione delle application nelle migliori scuole rende anche più difficoltosa l’ammissione. Alla Yale’s School of Management, per esempio, l’aumento dei candidati.

Conseguire un MBA in una di questa scuole di eccellenza è ancora una garanzia per buoni stipendi futuri. Tra il 2008 e il 2014 il salario medio dei diplomati di un Mba a tre anni dalla fine degli studi era in media di 127mila dollari, 4% in più rispetto a prima. I costi, però, non sono irrilevanti: in Europa, la retta per un MBA in una top school varia dai 37mila della Vlerick Business School, con sede a Bruxelles, ai 65mila dell’INSEAD di Parigi. La London Business School si spinge a 67mila euro, anche se è difficile battere la rette richieste dalle università americane, immancabilmente sopra i 100mila dollari.

E in Italia? L’eccellenza è la business school dell’Università Bocconi di Milano, che si piazza al 22esimo posto al mondo, e al sesto posto tra le migliori in Europa. Ed è anche in grado di attirare molti studenti stranieri, che sono ben il 77% degli allievi in corso. Non solo. Secondo il ranking del settimanale Forbes, in base al ritorno dell’investimento (years to payback), la Bocconi si colloca addirittura al quinto posto a livello mondiale.

Immagine modificata in b&n di copertina di Studio Republic via Unsplash