C’è ancora bisogno della laurea per trovare un buon lavoro?

C’è ancora bisogno della laurea per trovare un buon lavoro?

Nell’immaginario collettivo la laurea ha rappresentato per anni un titolo di studio indispensabile per conseguire una soddisfazione economica e professionale. Molti governi hanno stimolato una “economia della conoscenza”, con l’obiettivo di aumentare la propria competitività nell’economia globale.

L’idea di una società basata sul know-how e su competenze distintive è sicuramente affascinante, ma non per questo necessariamente sostenibile: secondo alcune opinioni si tratta di un vero e proprio mito, soprattutto perché le economie occidentali più sviluppate non sono ricche di posti di lavoro che richiedono elevate qualifiche.

Negli Stati Uniti, stando alle statistiche del Bureau of Labor Statistics (BLS), negli anni recenti soltanto al 18% dei lavori è stata richiesta una laurea, contro il 27% dei posti di lavoro che non ha bisogno di un diploma di scuola superiore e un altro 39% richiede un Diploma di scuola superiore o equivalente. Il BLS ha previsto che entro il 2020 la maggior parte dei posti di lavoro richiederà ancora solo un diploma di scuola superiore o addirittura una qualifica minore. Sempre negli USA, una ricerca ha evidenziato che, a partire dal 2000, c’è stato in realtà un drastico calo delle domande di lavoro legate a posizioni che richiedono competenze di alto livello.

 La laurea non è più un criterio di selezione

Non a caso, una società prestigiosa come Ernst & Young– tra le 30 migliori aziende del mondo in cui lavorare nel 2017 secondo Fortune—ha deciso di togliere la laurea dai criteri di assunzione. Il motivo? Dopo migliaia e migliaia di colloqui di lavoro e di assunzioni, i manager dell’azienda hanno ritenuto di non aver riscontrato alcuna vera correlazione tra il titolo di studio e il successo professionale.

La stessa decisione era stata già presa da Penguin Random House, una delle principali case editrici inglesi, che oramai più di un anno fa ha annunciato di avere eliminato la laurea dai requisiti di selezione dei candidati, con l’obiettivo attrarre potenziali talenti con background diversificati.

Sulla stessa scia si pone invece la scelta di PwC, azienda specializzata nella revisione dei bilanci e nella consulenza strategica, fiscale e legale, che ha tolto gli UCAS Points— un punteggio basato sul rendimento scolastico—come criterio di accesso ai sui programmi di laurea: la società di revisione è convinta che dare troppa importanza ai voti possa escludere dal processo di selezione i talenti cresciuti in contesti socioeconomici svantaggiati.

Particolarmente interessante è inoltre il college che Peter Thiel ha messo in piedi per i cosiddetti “drop out”, i giovani hanno lasciato la scuola. L’imprenditore ha promesso 100mila dollari per coloro che vogliono fare “cose nuove” piuttosto che stare seduti in una classe: alcuni ce l’hanno fatta veramente.

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La situazione italiana: sempre più richiesta per qualifiche professionali

Per quanto riguarda l’Italia, un’indagine del consorzio AlmaLaurea dimostra come la laurea sia ancora conveniente per trovare lavoro. I dati Excelsior evidenziano come nel 2016 le assunzioni previste di laureati siano aumentate del 16% rispetto al 2015, superando per la prima volta il livello assoluto del 2008.

La stessa ricerca sottolinea comunque una fortissima crescita negli ultimi 3 anni—maggiore di ogni altra categoria—per le assunzioni di persone con qualifica professionale: +5% nel 2016, e +50% tra il 2015 e il 2014. I numeri sono eccezionali e hanno quasi raggiunto i livelli pre-crisi. In generale, il tasso di occupabilità è positivo sia per i laureati che per l’aggregato che comprende i diplomati e i qualificati (da 28% a 33%).

Insomma, se l’Università rimane comunque una tappa importante per acquisire competenze e trovare un lavoro, i numeri dimostrano che in prospettiva futura vale la pena considerare percorsi alternativi che non presuppongono la laurea, ma che richiedono comunque competenze e formazione costante. Tra le varie opportunità ci sono alcune professioni che garantiscono occupazione e un ottimo reddito:

— Come riportato dal rapporto Excelsior 2016, l’indirizzo della ristorazione è tra i più richiesti per quanto riguarda le qualifiche professionali. In particolare, lo street food appare un settore molto promettente: un italiano su due ha dichiarato di consumarlo almeno una volta a settimana, e il trend è in crescita. Ovviamente il mestiere non lascia spazio all’improvvisazione: il consiglio è quello di imparare da chi ci è già passato.

— Il settore digitale è una delle maggiori fonti di occupazione: molte delle posizioni vacanti non richiedono una laurea. In particolare, in un paese in cui mancano le figure più richieste spaziano dallo UX Designer fino al digital copywriter, che in relazione ai sondaggi della piattaforma di creativi crebs possono arrivare a guadagnare rispettivamente fino a 58.000 e 57.000 euro l’anno. In ambito digitale, tuttavia, la professionalità più ricercata, ma anche quella che richiede maggiori competenze, è quella dello sviluppatore. Imparare a programmare è sempre una buona idea: il lavoro non vi mancherà di certo!

— Un altro settore che offre buone opportunità è quello dei wedding planner, gli organizzatori di matrimoni. Un’analisi effettuata da Justpro, una piattaforma che mette in contatti utenti e professionisti per l’organizzazione di eventi, dimostra che l’Italia è il paese europeo con le maggiori richieste di questa figura professionale. Per diventare dei wedding planare—che possono mettersi in proprio aprendo una partita IVA o più raramente cercare lavoro presso un’agenzia—non sono previsti dei percorsi di laurea, ma diversi istituti organizzano corsi di formazione.

— Quello del giardiniere, per rimanere in tema, è un lavoro “sempre verde” che richiede da un lato delle rigorose competenze nell’ambito della botanica, e dall’altro lascia spazio alla creatività. La costante richieste di figure nel settore ha spinto la regione Emilia Romagna a finanziare alcuni corsi di formazione in collaborazione la società Dinamica.

— Nonostante il settore abbia avvertito la crisi, l’impresario di onoranze funebri è uno dei mestieri dei quali, purtroppo, non possiamo fare a meno. Non richiederà una laurea, certo, ma sicuramente si tratta di un lavoro che presuppone una sensibilità adeguata a lavorare in situazioni molto delicate per offrire un servizio fondamentale. Il comparto è parecchio affollato, ma con una buona strategia di marketing riuscirete a ritagliarvi il vostro spazio.

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