Truffa: attivare servizi telefonici non richiesti è reato

Truffa: attivare servizi telefonici non richiesti è reato

A chi non è mai capitato di vedersi recapitare una bolletta per i servizi di telefonia e internet indicante un importo maggiore rispetto a quello convenuto al momento della stipula del contratto? In alcuni casi, le voci di costo riportate in fattura dall’operatore sono legittime; in altri casi, invece, no.

A ben vedere, però, sono più frequenti i casi in cui l’operatore—forte della posizione di vantaggio contrattuale che ricopre—approfitta della buona fede dei consumatori, finanche di quelli più attenti e scrupolosi, facendo sottoscrivere moduli e formulari contrattuali poco chiari, ovvero estorcendo” un consenso (ben poco informato) tramite procedure telefoniche di dubbia valenza giuridica. In altre ipotesi ancora, capita che l’operatore attivi un servizio telefonico senza che il consumatore lo abbia mai richiesto e quindi, senza il suo consenso.

In simili ipotesi, il consumatore è costretto a fare una scelta, spesso determinata da mere ragioni economiche: resistere alle ingiuste pretese creditorie avanzate dall’operatore (affidandosi ad un’associazione di consumatori, ovvero ad un legale di fiducia), oppure pagare—e continuare a pagare—servizi mai richiesti. I

n ogni caso, la maggior parte dei consumatori che subiscono inermi questa ingiustizia, ma anche quelli che—con dispendio di denaro e tempo—l’hanno “avuta vinta” vedendosi stornare gli importi illegittimamente fatturati, hanno la sensazione (condivisibile) di essere stati truffati.

Li voglio denunciare per truffa!”, mi sono sentito dire in più occasioni, ascoltando lo sfogo dei numerosi clienti che mi chiedevano consigli su come meglio procedere per far valere i propri diritti nei confronti degli operatori telefonici in casi analoghi. Per quanto mi riguarda, ho sempre consigliato strategie difensive diverse; oggi, però, le cose sono cambiate, e ciò grazie ad una recentissima sentenza della Corte di Cassazione.

La buona notizia è, quindi, che la Suprema Corte si è pronunciata nel senso di ammettere la configurabilità del delitto di truffa nelle ipotesi di cui stiamo parlando, vale a dire nell’eventualità—come accennato, tutt’altro che rara—che vengano attivati e, quindi, fatturati, servizi mai richiesti e per i quali mai è stato prestato il consenso. Quindi, sì, d’ora in avanti la denuncia/querela rappresenta un’ulteriore “arma” a disposizione dei consumatori nei confronti degli sprezzanti operatori telefonici.

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Cosa dice la sentenza della Cassazione?

Prima di andare a vedere cosa dice la sentenza, pare utile ripercorrere i fatti di causa. In particolare, nel caso giunto all’attenzione della Cassazione, un uomo, fingendosi un funzionario della Telecomquando in realtà lavorava per un’altra società—induceva gli ignari clienti a sottoscrivere contratti che attivavano servizi mai richiesti per conto della diversa società per la quale lavorava. L’uomo, all’esito dei primi due gradi di giudizio, veniva condannato per il reato di truffa di cui all’art. 640 del codice penale. Tale norma, infatti, punisce “chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

Il “truffatore”, vistosi condannare, proponeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità, però, dichiaravano il ricorso inammissibile poiché la condanna inflitta dalla Corte d’appello, nel caso di specie, era completa, priva di vizi logici, conforme alle risultanze fattuali emerse durante il processo e compatibile con il senso comune. La condanna diveniva, così, definitiva.

La sentenza risulta di notevole importanza, soprattutto, per aver chiarito che anche nell’ambito delle truffe telefoniche si applica il principio di diritto secondo cui “la querela produce effetti nei confronti degli effettivi responsabili del crimine esposto, a prescindere dalle indicazioni contenute nell’atto circa l’identificazione del presunto autore del reato” (Cass. Pen, II sez. n. 42515/2017).

In altre parole, non sarà necessario, ai fini degli effetti della querela, l’esatta individuazione del funzionario della società di telefonia responsabile del delitto (attività, peraltro, estremamente difficoltosa). Nella sentenza, inoltre, viene ribadito (non sarebbe potuto essere diversamente) che il danno causato alle vittime del reato—che è anche uno degli elementi integranti il reato stesso—deve essere risarcito nella sua interezza.

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Entro quanto tempo devi sporgere querela?

Poichè la truffa non è un reato procedibile d’ufficio, è necessario che la vittima sporga querela entro il termine di tre mesi dal dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato. La sentenza di cui si parla, sul punto, ricorda che “il termine per proporre querela comincia a decorrere dalla data di piena cognizione dei fatti da parte dell’interessato” e in ipotesi analoghe a quelle oggetto di giudizio, non potrà che individuarsi nel momento in cui l’ignaro consumatore “ha avuto la piena consapevolezza che gli era stato attivato un servizio mai richiesto” e cioè solo una volta ricevuta la fattura incriminata.

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Avv. Diego Montemaggi