L'enorme valore del lavoro domestico

L'enorme valore del lavoro domestico

In Giappone sono diventati un tesoretto per rispondere alla scarsità di manodopera. In Italia sono tra i lavori più richiesti dalle famiglie, mentre in dieci anni le donne italiane che si dedicano unicamente ai lavori domestici sono calate di mezzo milione.

Eppure il mestiere del collaboratore domestico sembra essere sempre più centrale all’interno delle nostre economie. E non solo perché la popolazione invecchia e c’è bisogno di prestazioni assistenziali, ma anche perché la domanda di servizi alla persona cresce. Il bagaglio di competenze e abilità di chi si occupa del lavoro tra le mura di casa è diventato una ricchezza. E di certo non è automatizzabile.

FamilyMart, una delle più grandi catene giapponesi di vendita al dettaglio, a luglio 2017 ha fatto sapere che prevede di assumere 100mila casalinghe per lavori part-time nei prossimi due anni. La gamma dei servizi offerti negli store si è ampliata, e l’azienda ha bisogno di manodopera. Cosa non facile da trovare in un Paese con un tasso di disoccupazione poco superiore al 2%.

Tant’è che per attirare le nuove lavoratrici in azienda, negli store sono stati inseriti servizi per l’infanzia come gli asili (del tutto assenti in alcune aree) e sono stati offerti contratti flessibili (in un Paese in cui tipicamente si hanno lunghe giornate lavorative). Anche la catena di ristoranti Pronto ha adottato per il Giappone la stessa tecnica: sulla pagina di recruitment è scritto che si assumono casalinghe, e anche casalinghi.

lavoro domestico

Al di là dell’anomalo mercato del lavoro nipponico, però, viene fuori che lo skill-set di chi si occupa del lavoro domestico è sempre più richiesto. Da un lato, con l’avvento delle tecnologie, aumenta la richiesta di lavori con elevate competenze. Dall’altro aumenta la domanda di servizi, soprattutto alla persona, che non sono automatizzabili. La cucina, la cura di bambini e anziani e la gestione di una casa richiedono capacità che sono sempre più rare e più difficili da trovare nelle nuove generazioni di lavoratori.

Da questo punto di vista, l’Italia si trova in una posizione particolarmente interessante. Secondo il libro L’Italia fatta in casa di Alberto Alesina e Andrea Ichino, la ricchezza italiana è costituita proprio dal mix di conoscenza, abilità e duro lavoro del settore informale. Conti alla mano, i due economisti mostrano come gli italiani “producono” ogni giorno circa 51,80 euro per la famiglia—questo cioè il valore dei servizi offerti ai membri del proprio nucleo familiare (cucinare, curare i bimbi, eccetera) se dovessero essere “acquistati” sul mercato.

È interessante notare che la quota di produzione del valore per la famiglia è, in Italia, persino inferiore di quella che viene prodotta sul mercato, che è in media pari a 42,60 euro al giorno. Vale a dire che gli italiani (soprattutto le donne) investono più tempo in attività domestiche non retribuite rispetto ad attività retribuite.

Se si sommano le due voci, questa produzione domestica rende il nostro Paese molto più ricco di quanto suggerirebbero le classifiche del Pil. Ricalcolando il Pil pro-capite di quattro Paesi (Italia, Norvegia, Usa e Spagna), con l’inclusione del valore prodotto dal lavoro familiare, la posizione dell’Italia non a caso migliora.

lavoro domestico

Oggi in Italia ci sono 7 milioni  e 338mila di casalinghe, 518mila in meno rispetto a dieci anni fa. Le donne che si occupano solo della cura della casa diminuiscono. Ma il lavoro domestico no. Sempre secondo l’Istat, nel 2014 sono state effettuati 71 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro non retribuito per attività domestiche, cura di bambini, adulti e anziani della famiglia, volontariato, aiuti informali tra famiglie e spostamenti legati allo svolgimento di queste attività. Che vengono svolte da tutti, uomini e donne (ma più dalle donne), sia che abbiano una occupazione sia che non ce l’abbiano.

Si tratta di mansioni che ormai affidiamo sempre più spesso ai collaboratori domestici, richiestissimi nelle nostre mura di casa. Secondo le stime di Censis e Fondazione Ismu, ad oggi gli assistenti familiari (tra colf e badanti) in Italia sono tra 1 milione e 1,5 milioni (oscillazioni d’obbligo visto che spesso i contratti non sono regolari). E la previsione è che la crescita della domanda farà salire il numero a 2 milioni 151mila entro il 2030. Un lavoro che non è ormai più solo appannaggio degli stranieri. Anzi. Nel settore aumenta la presenza degli italiani, che sono ormai circa un quarto del totale.

Immagini via Unsplash | Copertina | 1 | 2