La via delle lenticchie umbra che resiste al terremoto

La via delle lenticchie umbra che resiste al terremoto

Castelluccio di Norcia non è mai stato un posto semplice dove vivere, in particolare dopo il terremoto del 30 ottobre scorso, che aveva devastato la città e messo a repentaglio una delle principali fonti di sostentamento dell’area—la coltivazione della lenticchia locale.

Eppure gli agricoltori del borgo non si sono arresi, hanno fatto di tutto per raggiungere i campi tra le strade dissestate e riprendere la semina, a marzo, come ogni anno, e accompagnarla alla fioritura, tra maggio e luglio, attrazione naturale ammirata da 250mila turisti ogni anno. Ecco come hanno fatto.

Castelluccio di Norcia, il “Tibet” italiano

A quasi 1500 metri d’altezza, Castelluccio è uno dei centri abitati più alti dell’Appennino. Arroccato su un cocuzzolo sovrastato dal Monte Vettore, il borgo sembra quasi un intruso appena tollerato da una natura imponente. I venti soffiano spesso, con forza. Gli inverni sono rigidi, con frequenti gelate e nevicate abbondanti. A gennaio la temperatura media a Castelluccio di Norcia è di -2,9°, ma nel 2005 arrivò a -32°, una delle più basse mai registrate in Italia.

“Il luogo più simile al Tibet che esista in Europa” secondo il famoso etnografo Fosco Maraini, che sul Tibet vero è stato due volte. E poi ci sono i terremoti. Imprevedibili e spietati. Dopo aver più o meno resistito alla scossa dell’agosto 2016, Castelluccio di Norcia è stato quasi raso al suolo a causa dell’ultima. Che fortunatamente non ha causato né morti né feriti.

Una terra di estremi, insomma. Ma capace anche di autentiche meraviglie, come la “fioritura”, quando i prati e i campi si tingono di lunghissime strisce colorate. Verde, rosso, giallo, viola: sono questi i colori dell’altopiano dove si coltiva la lenticchia di Castelluccio di Norcia. Uno spettacolo che, prima del terremoto, attirava turisti da ogni dove.

castelluccio di norcia 2 lenticchie

La lenticchia più rinomata d’Italia

La lenticchia gli abitanti del posto la chiamano “Lénta”, e la coltivano da generazioni. Il terreno carsico dell’altopiano è ricco di calcare e altre sostanze adattissime alla sua coltivazione. Queste particolarità rendono la Lenticchia di Castelluccio di Norcia (un prodotto IGP – Identificazione Geografica Protetta) assai ricca di proteine, vitamine e sali minerali. Non a caso, la “Lénta” è probabilmente la lenticchia più rinomata d’Italia.

Il terremoto però l’aveva messa a rischio: la tremenda scossa aveva pesantemente danneggiato la provinciale 477 (la via più diretta per raggiungere il paese), che è stata riaperta al traffico solo a luglio. Dopo essere stati sfollati dal sisma, i coltivatori di Castelluccio avevano così rischiato di perdere pure la loro attività.

Ma la gente dell’altopiano, il “Pian Grande”, è tenace. E non si è arresa. Dopo mesi di richieste e proteste, lo scorso aprile gli agricoltori hanno potuto raggiungere i campi e seminare le lenticchie, a soli cinque mesi dal terremoto e con la strada ancora danneggiata da profonde fratture.

castelluccio norcia lenticchie 3

Storie di quotidiana resistenza

La Regione, Coldiretti, Anas, Vigili del fuoco, Esercito e Protezione civile si sono messi all’opera per permettere ai trattori, ai macchinari e a 400 quintali di semi di arrivare a Castelluccio. E nonostante i rischi e le difficoltà, compresa la siccità estiva che non ha risparmiato neanche il “piccolo Tibet”, ad agosto i coltivatori hanno potuto raccogliere circa 3mila quintali di lenticchie di ottima qualità. Un po’ meno del solito, ma pur sempre un risultato che ha entusiasmato gli abitanti di Castelluccio, dandogli nuove speranze di un ritorno alla normalità.

Di solito i 500 ettari del Pian Grande producono oltre 3500 quintali di lenticchie, e danno lavoro a una sessantina di aziende agricole e centinaia di addetti. E si tratta di una coltivazione al 100% bio: le rigide temperature dei mesi invernali eliminano ogni tipo di parassita, incluso ill tonchio, l’acerrimo nemico delle lenticchie.

La lenticchia è stata una delle prime colture domesticate, e dall’Asia si è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Gli esseri umani la mangiano sin da tempi antichissimi; basti pensare che sono state rinvenute prove che testimoniano il suo consumo già nel Neolitico. Conosciute come “la bistecca dei poveri”, e indispensabili nei cenoni di Capodanno come segno di buon auspicio, sono la materia prima di ricette tradizionali davvero deliziose. In Spagna la “sopa de lentejas” è un must, in Marocco le lenticchie stufate spopolano, e in Egitto sono essenziali per il koshary, il piatto nazionale.

In Italia invece, quelle di Castelluccio di Norcia sono le protagoniste della leggendaria zuppa di lenticchie umbra. Una delizia sana e nutriente, di grande conforto nelle fredde sere invernali. E, grazie alla tenacia e agli sforzi degli agricoltori di Castelluccio di Norcia, pare proprio che gli italiani potranno continuare a rivolgersi al Pian Grande per portare in tavola la mitica “Lénta”.

Immagini | Copertina modificata in b&n di Enrico Pighetti via Flickr|Foto 1 modificata in b&n di Enrico Pighetti via Flickr|Foto 2 modificata in b&n di Mggie Hoffman via Flickr