Vuoto a rendere: fino a 30 centesimi per chi restituisce le bottiglie di vetro

Vuoto a rendere: fino a 30 centesimi per chi restituisce le bottiglie di vetro

Martedì 10 ottobre. Ecco la data che segna il ritorno del vuoto a rendere in Italia. Questa pratica, molto diffusa nel nostro Paese già negli anni Ottanta, consiste nella restituzione di bottiglie in vetro o plastica dopo l’utilizzo, in modo che queste possano essere riutilizzate, in cambio di un piccolo incentivo monetario.

È quanto stabilito da un nuovo regolamento del ministero dell’Ambiente, pubblicato a fine settembre sulla “Gazzetta Ufficiale” con il decreto n.142/2017. Il decreto reintroduce, in via sperimentale, il “sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare”.

La nuova norma avvicina l’Italia ai numerosi Paesi che, nel mondo, hanno da tempo introdotti sistemi di restituzione degli imballaggi. Vediamo la situazione e come cambierà il sistema del riuso in Italia.

La situazione nel mondo

Tra i Paesi più virtuosi nell’ambito del vuoto a rendere va senza dubbio annoverata la Germania. Già dal 2003 Berlino ha introdotto il principio secondo cui, se riporti una bottiglia di plastica vuota alla cassa dove l’hai acquistata, ti viene restituito il costo della bottiglia stessa, che può andare dagli otto ai 25 centesimi.

Secondo alcuni studi dell’Ufficio federale dell’ambiente tedesco, i vuoti a rendere hanno un impatto ambientale molto minore rispetto al modello dell’usa e getta: l’ammontare dei rifiuti si è ridotto del 96% per il vetro e dell’80% per la plastica. Il riuso per 20 volte di una bottiglia di vetro comporta anche un risparmio energetico del 76,91%.

Così, è sempre più comune trovare legislazioni nazionali attente a incentivare questo tipo di pratiche: dalla Danimarca alle Barbados, passando per Stati Uniti alle Isole Fiji, sono almeno 25 i Paesi nel mondo che prevedono sistemi di vuoto a rendere.

bottiglie vuoto a rendere 2

La nuova norma italiana

Il decreto spinge dunque l’Italia, seppure in via sperimentale, nella giusta direzione in termini di sostenibilità ambientale. Dunque per un anno, e su base volontaria, gli esercenti potranno aderire al sistema di restituzione delle bottiglie, che in questa fase iniziale riguarda solamente le bottiglie di acqua minerale e birra “servite al pubblico”, di volume compreso tra 0,20 e 1,5 litri.

L’obiettivo del vuoto a rendere è sensibilizzare i consumatori sull’importanza del riciclo e diminuire la produzione dei rifiuti: gli stessi contenitori—bottiglie più resistenti in vetro, plastica o altri materiali—potranno essere riutilizzati 10 volte prima di divenire scarto.

Secondo il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, “Un Paese proiettato nell’economia circolare come l’Italia non può che guardare con interesse a una pratica come il vuoto a rendere, già diffusa con successo in altri Paesi. Questo decreto dà una possibilità a consumatori e imprese di scoprire una buona pratica che aiuta l’ambiente, produce meno rifiuti e fa risparmiare soldi”.

Come funzionerà il vuoto a rendere in Italia

Un simbolo grafico, posto all’ingresso del bar, ristorante, hotel, villaggio o altro punto di consumo, distinguerà gli esercenti che hanno scelto di aderire all’iniziativa. I distributori e produttori di bevande informeranno gli esercenti sulle birre o acque minerali commercializzate in imballaggi riutilizzabili e garantiranno la restituzione dell’imballaggio stesso.  

Inoltre, chi aderisce all’iniziativa ha diritto alla restituzione della cauzione versata contestualmente all’acquisto dell’imballaggio riutilizzabile. Il valore unitario della cauzione è proporzionale all’imballaggio ed è compreso tra i cinque e i 30 centesimi di euro. Tuttavia, si legge, nel regolamento “in nessun caso” il vuoto a rendere “comporta un aumento del prezzo di acquisto per il consumatore e rimane invariato in tutte le fasi di commercializzazione della filiera”. Perciò, il decreto prevede un sistema di monitoraggio, volto a evitare possibili abusi e per valutare la fattibilità del sistema su più larga scala.

Come aderire alla sperimentazione del vuoto a rendere

Dal 10 ottobre è possibile aderire alla fase sperimentale. Gli esercenti interessati dovranno compilare questo modulo, al momento dell’acquisto di birra o acqua minerale in imballaggi riutilizzabili. Il modulo andrà poi inviato via mail all’indirizzo vuotoarendere@minambiente.it. Alternativamente, potrà essere consegnato al distributore nel caso di filiera di tipo lungo, o al produttore di bevande nel caso di filiera di tipo corto, al momento della consegna da parte di quest’ultimo dell’imballaggio pieno.

Immagini via unsplash | Copertina | 1