Achille Lauro, un rapper

Achille Lauro, un rapper "tre passi avanti" rispetto agli altri

Achille Lauro è quello che i critici chiamano “trapper”. In un’intervista ha, però, detto che “il rap gli fa schifo e la trap ha rotto i coglioni”. Lui preferisce farsi chiamare popstar, punk rocker, bohémien… Ma allora chi è Achille Lauro?

Di sicuro Achille Lauro è Lauro De Marinis, musicista romano nato nel 1990. Più o meno, il momento in cui terminava la Old school dell’hip hop e ci si avviava, a livello internazionale, verso la sua età dell’oro. Gli anni dei Beastie boys, dei Public Enemy, De La Soul e del gangsta rap. Da noi, dominavano la scena Bassi Maestro, Kaos One, Sangue Misto, Lou X, Uomini di Mare.

La vita prima di diventare Achille Lauro

Per comprendere il “personaggio” Achille Lauro bisogna abituarsi ai controsensi e leggere anche questo suo passaggio in un’altra intervista:

A noi il rap fa schifo, non vogliamo associarci a questa cosa. Siamo sempre stati outsider: quando ci si metteva i pantaloni larghi noi ci vestivamo da donna, capito? Adesso che va la trap noi stiamo già al passo dopo, anzi tre passi dopo.

Achille cresce nel quartiere di Vigne nuove, nella periferia nord della capitale. Trascorre, dopo l’abbandono dei genitori, la maggior parte del suo tempo con il fratello.

Io sono cresciuto completamente da solo da quando avevo quattordici anni. Questa esperienza per quanto sia stata dura, alla fine della fiera mi ha permesso di raccontare diverse cose in un certo modo, di esprimere una vena malinconica nelle canzoni.

Il fratello è uno del collettivo Quarto Blocco. È lui che gli gira i dischi da ascoltare. Diventa Achille Lauro a 22 anni, nel 2012, quando, con l’aiuto del fratello, incide il suo primo mixtape, Barabba. Un biglietto di presentazione niente male, che ricorda il suono brutale di Noyz Narcos e Metal Carter, Truce Boys allora e oggi leggende di Roma. Noyz Narcos apprezza subito il lavoro di Achille. Nell’ultimo lavoro di NN si possono ascoltare insieme in “R.I.P.”

Barabba ma anche i pezzi più recenti di Achille non sfuggono alla “tradizione”. Raccontano la vita nelle case popolari, divisa tra strada, spaccio e solitudine.

Il mio quartiere era la mia culla, la mia tana, la mia prigione allo stesso tempo. Gli amici divennero colleghi, la vita un lavoro e un gioco.

Achille aveva lasciato presto la scuola per cominciare a vendere la roba in strada.

Per capire la sua evoluzione musicale si può prendere come esempio Barabba II, un brano pubblicato su Ragazzi Madre del 2016. Altro flow, altro beat rispetto al brano del 2012: sempre lo stesso sguardo al passato, ma la violenza ha ceduto il posto alla malinconia.

L’esplosione del fenomeno Achille Lauro

Il primo disco di Achille Lauro esce nel febbraio del 2014, l’ultimo, il quarto, nel 2018. Sono, nell’ordine, Achille Idol Immortale, Dio c’è, Ragazzi madre e Pour l’Amour. Se dal punto di vista della scrittura la bravura è sempre stata fuori discussione, musicalmente si ascolta un’esponenziale evoluzione.

Oltre a Noyz Narcos e Marrakesh, Achille ha collaborato con altri grandi della scena, da Coez a Gemitaiz. Un rapper, quest’ultimo, con il quale collaborerà altre sei volte. Così ha detto Achille:

Gemitaiz si è tatuato una mia frase ancor prima di conoscermi È una persona umile che ho conosciuto grazie alla musica. Non ha paura di condividere le sue idee ed è nata una bella amicizia, perché in primis è una bella persona. C’è sempre stata una stima reciproca e così ogni tanto ‘ci becchiamo e facciamo ‘na strofa’.

Nell’ultimo videoclip, “Purple Rain”, contenuto in Pour l’Amour, c’è un assaggio, visivo, dell’estetica di Achille. Così l’ha raccontata Vittorio Farachi su Rockit:

Tutto è sciolto dentro la dimensione onirica in cui vive l’immaginario di Achille Lauro, filtrato da una percezione sensoriale allucinata e allucinante. […] Il gioco è questo, far vedere quello che ti aspetti dallo stile di vita di uno come Achille Lauro o Gemitaiz, ma attraverso gli occhi di Achille Lauro.

La collaborazione con Boss Doms

“Purple Rain” è prodotto, tra gli altri, da Boss Doms, pseudonimo di Edoardo Manozzi. Anche lui ha mosso i primi passi nella capitale. Dopo alcune prove in studio, Achille comprende il potenziale e decide che diventerà il suo partner. Diventando una cosa sola. Praticamente inseparabili, anche nel 2017 quando arrivano terzi a Pechino Express.

Grazie alla collaborazione con Boss Doms, Achille sta esplorando zone poco conosciute nell’hip hop italiano. Patrizio Ruviglioni, su Rollinstone, definisce così l’ultimo lavoro:

Un lungo delirio, articolato fra suoni acidi, echi sintetici, ritmiche asfissianti e casse in 4/4, una sorta di rituale orgiastico da moderno baccanale, nel segno di una prevaricazione edonistica in cui ogni definizione abdica a favore di una sperimentazione allucinata e selvaggia, sensuale e lisergica.

Un disco esagerato, a tratti ridicolo, portato all’eccesso da un musicista che è sicuramente più di un semplice trapper. L’ultimo progetto di Achille, appena rivelato, sarebbe quello di lanciarsi nel cinema, da regista. Come sempre, “tre passi avanti”.

Immagine di copertina tratta da YouTube