Uno dei più grandi falsi musicali di sempre: l’Adagio di Albinoni

Uno dei più grandi falsi musicali di sempre: l’Adagio di Albinoni

A volte bastano pochi secondi per riconoscere uno dei brani di musica classica più famosi e più belli di sempre. Magari non riusciamo a nominarlo, ma sappiamo che il brano è quello. Ci basta ascoltare l’inconfondibile basso pizzicato discendente di violoncelli e contrabbassi, ad esempio, per riconoscere lo struggente Adagio di Albinoni

Albinoni chi? Tomaso Albinoni, musicista veneto barocco, qualche anno più giovane di Antonio Vivaldi. Grazie alla sua semplicità meditativa e affettuosa, alla sua presa immediata sull’orecchio, il suo Adagio è anche uno dei brani più utilizzati (troppo?) come colonna sonora nel cinema e nella televisione. Il tema dell’Adagio ha sempre offerto una sponda a ogni sfumatura della malinconia

Albinoni fu molto stimato nel tempo suo. E fu studiato anche da Johann Sebastian BachMusico di violino, dilettante veneto, si definiva così egli stesso: non era un professionista e non aveva mecenati. Molte opere sono andate perdute durante il bombardamento di Dresda: la biblioteca di Stato conservava i suoi manoscritti autografi. Sappiamo inoltre poco della sua vita. Ma una cosa è certa, sappiamo quando compose il famoso AdagioMai.

L’Adagio di Albinoni: il Barocco del Novecento

Musico di violino, dilettante veneto è anche il titolo della prima biografia di Tomaso Albinoni (del 1945). Scritta dal musicologo italiano Remo Giazotto. Il quale era andato alla ricerca degli autografi sopravvissuti alla distruzione della biblioteca di Dresda. Qualche anno dopo, Giazotto affermò di aver ritrovato alcuni frammenti manoscritti proprio a Dresda. Forse parte del tempo lento di una sonata a tre. Una di quelle che senti qui sotto.

Comunque, Giazotto “onorò” i frammenti pubblicando, a suo nome, “Adagio in sol minore su due temi e su un basso numerato di Tomaso Albinoni” nel 1958. Quello che oggi potrebbe apparire somigliante a un “campionamento” aveva in realtà i crismi dell’operazione filologica coscienziosa. Anche perché il basso numerato permette allo studioso di elaborare fedelmente l’accompagnamento strumentale delle melodie.

Lo struggente Adagio ha riscosso immediatamente successo, a partire dal primo film in cui è comparso, L’anno scorso a Marienbad (1961) di Alain Resnais, fino al recente The Assassination of Gianni Versace. Passando per il “Processo” di Orson Welles tratto dal romanzo di Kafka (1962), e film di ogni genere, da Flashdance a Manchester by the sea.

L’Adagio è stato arrangiato in ogni modo. Perfino dai Doors, che nell’ultimo album ne fecero la base su cui la voce di Jim Morrison recita la poesia “The severed garden”.

La fama esplosiva del brano di Albinoni fu sicuramente impreveduta da Giazotto, il quale fino alla morte, avvenuta nel 1998, è riuscito a custodire il segreto del suo scherzetto: non aveva infatti restaurato l’Adagio di Albinoni, ma l’aveva creato. 

L’Adagio di Albinoni: uno dei più grandi falsi della storia della musica

Lo studioso del “musico dilettante” Albinoni era anche lui un musico dilettante. Per quarant’anni Giazotto avrebbe ingannato gli esperti con un delizioso falso: i “frammenti” di mano di Albinoni non sono mai stati trovati, e con certezza quasi totale non esistono. Il musicologo sarebbe l’unico autore del brano: che dunque non risalirebbe a tre secoli fa, ma al 1958, lo stesso anno in cui Chuck Berry cantava Johnny B. Goode.

Sul fatto che nell’Adagio di Albinoni non ci sia neanche una nota pensata da Albinoni, si discute ancora un po’, ma ormai è certo che sia così. Il musicologo è riuscito a ingannare i colleghi con un’opera neo-barocca molto semplice e verosimile. Ma perché l’avrebbe fatto? A quanto pare, secondo le parole dello stesso autore, per puro divertimento. Forse per misurarsi con il musicista a cui aveva dedicato buona parte della sua vita—una storia che sarebbe piaciuta a Nabokov, che in quegli anni scriveva Fuoco Pallido.

Qualcuno, anche lui, immaginiamo, per puro divertimento, ha proposto l’identificazione del luogo da cui Giazotto può aver tratto l’idea del tema del suo Adagio “di Albinoni”. Un tema del primo movimento del quarto Concerto per corno di Mozart. Lo senti all’inizio del terzo minuto, nel video sotto. Come si sarebbe difeso il musicologo se avesse voluto continuare il suo scherzetto? Non sono io che prendo da Mozart, era Mozart che citava Albinoni.

Immagine: Copertina