Gli album che hanno cambiato la vita di David Bowie

Gli album che hanno cambiato la vita di David Bowie

L’eredità di David Bowie è talmente grande che supera la sua morte, va oltre lo stesso singolo uomo. Bowie è stato un artista unico nella storia della musica leggera, e non solo: ha suonato, recitatodipinto, lasciandoci in dono, e alle generazioni che verranno, una quantità di opere d’arte da tenerci occupati per un bel po’.

Oggi che conosciamo la grandezza del Duca Bianco vogliamo però soffermarci un istante su quello che è stato David prima di entrare nel mito. Per farlo abbiamo voluto prendere in prestito le parole dello stesso artista e ascoltare quelli che sono stati i suoi musicisti preferiti. In un pezzo del 2003, scritto per Vanity Fair, Bowie parlava di canzoni e di album “in grado di cambiargli la vita”.

Tralasciando i “più ovvi”—definiti così dallo stesso Bowie—come i Beatles e i Nirvana, la lista si compone di pietre miliari non così famose: ascoltiamone qualcuna.

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Robert Wyatt

Dell’ex componente dei Soft Machine, una delle band più importanti del prog, Bowie amava in particolare il singolo Shipbuilding, scritto nel 1982 insieme a Elvis Costello. Un pezzo straziante che grazie alla voce e all’interpretazione di Wyatt “riesce a far piagnucolare anche gli uomini più duri”.

Steve Reich

Artista raffinato ed estremamente colto, nella lista di Bowie c’è spazio anche per Steve Reich, il grande compositore minimalista americano. In particolare, ricorda con ammirazione “Music for 18 musicians” che ascoltò dal vivo a metà degli anni ’70 “rapito”.

Velvet Underground

Non potevano mancare neanche i Velvet Underground e Nico. Bowie pensava fossero “la band più grande di sempre”. Ricorda un episodio in cui Warhol gli regalò una copia dell’album dicendogli: “A te che piacciono le cose strambe, dimmi cosa ne pensi di questo”. Prima dell’uscita dell’album dei Velvet Underground, Bowie aveva già eseguito una cover di “I’m waiting for the man” durante un live .

Scott Walker

A metà degli anni ’60 Bowie aveva una mezza storia con una ragazza che era stata con Scott Walker. Quando i due si lasciarono, Bowie si dimenticherà di lei ma non di lui. Grazie a Walker, che amava cantare cover di Jacques Brel, si avvicinò alla cultura francese, non soltanto musicale, ma anche letteraria.

Syd Barrett

“Syd sarà sempre i Pink Floyd”. L’ex leader della grande band londinese era molto amato da Bowie, anche per i dischi da solista. In particolare ascoltava fino allo sfinimento The Madcap Laughs e la traccia “Dark Globe”: “inquietante e struggente insieme”.

Gustav Holst

“Quando ascoltai ‘Marte, il portatore di guerra’ della sinfonia ‘I Pianeti‘ di Gustav Holst, capii che la musica classica non era noiosa per niente”.

Immagine via Flickr