Gli album punk più importanti della storia secondo Rolling Stone

Gli album punk più importanti della storia secondo Rolling Stone

Per quanto i gusti musicali possano essere soggettivi, è indubbio che certe canzoni e generi musicali abbiano cambiato il concetto di musica stessa. Ne è un lapalissiano esempio il punk rock.

Nonostante il compito sia molto arduo, la rivista Rolling Stone ha stilato una lista dei 40 album più importanti di questa corrente musicale. Al 22esimo posto troviamo ‘The Singles’ delle Bikini Kill, dieci posizioni più avanti ‘Horses‘ di Patti Smith e alla decima posizione ‘Nevermind’ dei Nirvana. Ma ecco i primi cinque album.

Entertainment!

La quinta posizione è occupata dall’album di debutto dei Gang of Four. Uscito nel 1979, si tratta di un’opera post-punk che mixa diversi generi. Nonostante l’ispirazione punk rock, si riscontrano elementi dub, reggae e fun, che fanno da base alla critica marxista del quartetto di Leeds.

Fun House

Al quarto posto troviamo il secondo album degli Stooges. Pubblicato nel 1970, il disco della band di Detroit è una sorta di lavoro pionieristico del garage rock che avrebbe poi spopolato dieci anni dopo. Immortali le canzoni “Down on the street” e “Loose”, cantate ovviamente dal frontman Iggy Pop.

Never Mind the Bollocks Here’s the Sex Pistols

Il terzo posto è occupato dall’unico album ufficiale, datato 1977, della band britannica dei Sex Pistols. Fin da subito il titolo viene considerato osceno, ma anche alcuni brani all’interno del disco come “God Save the Queen” e “Anarchy in the Uk”. Nonostante questo, i brani diventano così popolari da suscitare l’interesse della band anche oltreoceano, consacrandone subito il successo.

The Clash

Al secondo posto, troviamo il primo disco della band inglese dei Clash dal titolo omonimo. Dopo il loro debutto nel 1976 come spalla dei Sex Pistols durante un concerto, la loro prima opera esce l’anno successivo: il primo singolo “White Riot” è subito un successo, ma la CBS si rifiuta di pubblicare il disco in America. Sbarca negli Stati Uniti solo due anni dopo, ma in una versione modificata e con il brano “I’m So Bored With The U.S.A” censurato.

Ramones

Alla prima posizione, troviamo un altro album di debutto, sempre omonimo: Ramones. Uscito nel 1976, il disco viene registrato in fretta e con un budget limitato che si attesta intorno ai 6400 dollari. All’interno ci sono brani senza tempo come “Judy Is a Punk,” che racconta la storia di due fan che moriranno in un incidente aereo, e “Now I Wanna Sniff Some Glue”, ispirata ai ragazzi di Forest Hills. Senza dimenticare la copertina: la foto di Robert Bayley dei quattro ragazzi appoggiati al muro è ancora una delle stampe più indossate dagli adolescenti e non solo.

Immagine via Flickr