Alcuni aneddoti sul grande violinista Niccolò Paganini

Alcuni aneddoti sul grande violinista Niccolò Paganini

Paganini è il violinista per eccellenza e ancora oggi alcuni aneddoti che lo riguardano continuano a portargli fortuna e a farlo restare nella memoria dei più come sinonimo di talento, genio e tecnica sopraffina. Un po’ come succede con il suo collega Mozart.

Musicista velocissimo, era in grado di compiere salti di ottave e alternare note eseguite con l’arco e note pizzicateLe leggende sul conto di Paganini con il tempo si sono sovrapposte alla realtà, alla storia. Questo processo di falsificazione non è stato soltanto postumo, ma anche contemporaneo al violinista. Dovuto sia alla sua formidabile tecnica che riusciva a ingelosire anche i colleghi più preparati e sia al suo comportamento bizzarro, sprezzante e a volte arrogante.

Niccolò nasce a Genova alla fine del Settecento e fin da piccolo comincia a studiare lo strumento. A dodici anni, si presentò ad Alessandro Rolla, il direttore della Scala di Milano del tempo. L’incontro è leggendario. Il direttore, steso a letto ammalato, non voleva ricever visite, ma il giovane Niccolò fuori dalla stanza, nell’attesa, si mise a suonare un violino incustodito, talmente bene che Rolla si alzò di scatto per conoscere chi era.

Qualche anno dopo i due già collaboravano insieme e pare che una volta per mettere alla prova il talento di Paganini (che si vantava di poter eseguire qualunque spartito visto per la prima volta) gli diede un nuovo concerto composto per l’occasione e Paganini non si limitò a eseguirlo in forma impeccabile ma lo fece anche leggendo lo spartito sossopra.

Una delle più note tecniche di Paganini consisteva nel rompere durante l’esecuzione alcune corde del suo violino, in modo tale che ne rimanesse soltanto una che continuava a suonare. Questo spettacolo lasciava il pubblico di stucco. Quando si trovava a comporre musica per altri, durante un concerto, lo faceva a volte in una forma semplificata, un metodo che lo metteva in risalto rispetto al resto dell’orchestra.

L’atteggiamento sprezzante attirava su di sé le gelosie dei suoi colleghi a tal punto che per infamarlo cominciarono a far girare la voce che Paganini avesse venduto l’anima al diavolo per avere tutto quel talento. Notissima è anche la frase “Paganini non ripete”. Questa frase fu effettivamente pronunciata al termine di un’esibizione a Torino davanti a Carlo Felice di Savoia quando quest’ultimo gli chiese di fare un bis. L’atteggiamento arrogante in quel caso fece andare su tutte le furie Carlo Felice che gli annullò tutti i concerti a seguire. Ma ne valse la pena, visto che l’avrebbe reso famoso in eterno.

Immagine via Flickr