Chi è stato Arturo Benedetti Michelangeli, il più grande pianista della storia italiana

Chi è stato Arturo Benedetti Michelangeli, il più grande pianista della storia italiana

Nato a Brescia, il 5 gennaio del 1920, Arturo Benedetti Michelangeli è stato uno dei maggiori pianisti del Novecento. Eccelso esecutore che pur attenendosi in maniera a dir poco maniacale allo spartito, ha mostrato una grandissima personalità. O sarebbe meglio dire, il suo genio.

Come spesso succede nelle biografie dei grandi musicisti, le tappe vengono bruciate in poco tempo. Complici i genitori, appassionati di quest’arte. Il padre, nel tempo libro, insegna teoria e armonia. Dopo aver studiato al conservatorio.

Arturo entra, all’età di quattro anni, al Civico Istituto Musicale Venturi, con il maestro Paolo Chimeri. A undici, si trasferisce per studiare al Conservatorio di Milano, dove si diploma tre anni dopo. Ad appena 19, vince il Concorso internazionale di Ginevra. Nella giuria c’è il pianista svizzero Alfred Cortot, che dopo averlo sentito suonare esclama: “È nato un nuovo Liszt”.

Sono gli anni quaranta e in Italia, Benedetti Michelangeli si afferma presto. Diventando subito una della vette del pianismo nostrano. Per “chiara fama” insegna pianoforte al Conservatorio di Bologna. E poi a quelli di Venezia e di Bolzano, nel 1959. Molti e famosi anche i suoi corsi di perfezionamento.

Nel ’48 va in tournée negli Stati Uniti. Esordisce con il Concerto in La min per pianoforte e orchestra di Robert Schumann.

Il successo di pubblico è buono ma la critica non lo ama ancora. Oltreoceano è di moda un suono più potente. Come quello di Horowitz, o Rubinstein. Erano loro il canone di gusto della scena americana.

Michelangeli è ancora troppo legato all’Italia. Lo spiega bene, in una splendida puntata di Wikimusic, il pianista Rattalino. Il nostro Paese dopo la guerra, dopo il fascismo, è ancora indietro culturalmente. Lo stile di Michelangeli ne mostra i limiti a livello internazionale.

L’anno dopo, sempre negli Stati Uniti, la tournée va ancora peggio. Il suo repertorio è eccessivamente italiano. Vuole conoscere fuori dai confini la musica del nostro Paese, ma si accorge che non tutto il repertorio è spendibile all’estero. Tra i numerosi brani per clavicembalo, conserverà però una bellissima Sonata per pianoforte in Do maggiore di Baldassare Galuppi.

A causa di un riposo forzato è costretto a sospendere le esibizioni in pubblico e ne approfitta però per studiare e limare il suo stile. Lentamente ma intensamente. Elimina ad esempio, alcuni fraseggi che il compositore Alfredo Casella, in una revisione critica, aveva introdotto nelle sonate di Beethoven. Impiega molto tempo, perché è tremendamente prudente. Al suo ritorno sulle scene italiane è un autentico trionfo. Il suo stile è eccezionale. Il successo lo travolge anche in America, negli anni ’60, e in Russia.

Nel suo straordinario repertorio, trovano spazio Chopin, Debussy, Scarlatti, Ravel e Mozart. Un repertorio non vastissimo, ma frutto di un lavoro estremamente accurato. Dietro ogni singola nota c’è uno studio maniacale. Ogni sua esibizione, con il passare degli anni sempre più rare, è un momento altissimo di arte. Non a caso ci sono pervenute tantissime registrazioni amatoriali, anche di cattiva qualità: ogni volta era un momento da non perdere. Ma gli applausi, come ci teneva a chiarire il maestro Michelangeli, erano solo e soltanto per chi quei capolavori li aveva composti.

Al termine della sua carriera, e della sua vita, negli anni ottanta e novanta, si sente venir fuori dalla tastiera un suono diverso. Si direbbe quasi “un dolore più profondo”. Universale. Anche il suo repertorio cambia sensibilmente. Il suono si fa più massiccio, potente. E anche decadente. È un ritorno alle origini, di cui c’è rimasto soltanto un breve assaggio.

Una curiosità

Michelangeli era un amante e un profondo conoscitore di tutta la musica, in ogni sua espressione. Era un grande estimatore del canto popolare. Le sue uniche composizioni originali riguardano proprio alcune armonizzazioni per un coro alpino. Quello della S.A.T. di Trento. Sono meravigliose.

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