Ascoltare 240 ore di Mozart fa diventare pazzi o più intelligenti?

Ascoltare 240 ore di Mozart fa diventare pazzi o più intelligenti?

Mozart è il genio per antonomasia, famoso per le sue doti precoci e per la quantità (e qualità) di produzioni musicali, circa 600 lavori: tra sinfonie, concerti, canoni, musica sacra, musica da camera, sonate per pianoforte, violino ecc.

Ma questa non è una guida sul compositore austriaco. È un esperimento: Alex Marshall, un giornalista della BBC, ha deciso di ascoltare Mozart per la prima volta, con un approccio intensivo: tutti i 200 CD della sua opera completa. A quale scopo? Per vedere se 240 ore di Mozart facciano diventare più intelligenti o folli.

Dotato di un paio di cuffie, Alex ha ascoltato Mozart dalla mattina (mentre si lavava i denti) alla sera (quando preparava la cena). All’inizio aveva scelto di seguire un ordine cronologico. Le prime composizioni, in particolare la K 1a per clavicembalo, se da una parte mettono in mostra l’immenso talento del musicista (aveva 6 anni), dall’altra risultano molto, molto pesanti. “Un’altra ora così”, ha detto Alex: “E finirò per impazzire“.

Tra i brani che più l’hanno colpito, in positivo, c’è stato il canone umoristico “Leck mich im Arsch” del 1782. Anche se si tratta di un brano “un po’ infantile“, ha detto Alex: “che non mi fa sentire più intelligente, mi rilassa tantissimo”. I canoni a sei voci di Mozart vengono ascoltati da Alex anche quando va a fare la spesa: “Odio farla, specialmente nei momenti di punta, ma con quella musica di sottofondo mi sembra di andare in un bosco circondato da alberi, farfalle e ruscelli”.

Dopo cento ore di ascolto, Alex ha una battuta di arresto. “Ho sentito troppo violino, ne avrà abbastanza per un bel po’”. La sua impressione generale fino a quel momento non è esaltante, Alex non fatica ad ammetterlo, anche se si sente in colpa. “Tutti lo trovano geniale, ma io no”. Così decide di andare a chiedere un consiglio a un esperto di musica classica, per vedere se c’è qualcosa che non va in lui.

Tom Service lo tranquillizza ridimensionando (senza sminuire) il grande compositore. “Siamo abituati a conoscerlo come un alieno nel panorama musicale, ma è stato e rimarrà sempre un essere umano con tutte le sue ambiguità, idiosincrasie e contraddizioni”. Quello che prova a dire Tom è che la musica di Mozart non è semplice, perché è una musica moderna nella quale i sentimenti umani sono sfumati e vanno colti con pazienza. “Rintracciare queste sfumature vuol dire riconoscerle anche in noi stessi.”

Ma allora Mozart ti fa sentire più intelligente? “No”, conclude Alex, “né ti fa diventare pazzo”. “Ti calma, questo sì”, ha continuato: “più di qualsiasi corso di meditazione”. Ma la lezione più importante che ha imparato è che al di là del genio e di altre etichette, quello che bisogna chiedere a Mozart è quello che chiediamo a tutti i musicisti che ci interessano e ci piacciono: che ci sappiano intrattenere, consolarci e farci stare bene.

Immagine via Wikipedia