L'importanza della batteria nel rock: 6 tracce isolate da John Bonham a Dave Grohl

L'importanza della batteria nel rock: 6 tracce isolate da John Bonham a Dave Grohl

Dietro a grandi band della storia del rock ci sono quasi sempre grandi batteristi, e a volte basterebbe dire che c’è un grande batterista anche solo dietro a una grande canzone. Nel primo caso, come immaginare Starless dei King Crimson senza la sensibilità di Bill Bruford alla batteria? E, nel secondo caso, come immaginare Be my baby delle Ronettes senza l’imitatissimo beat introduttivo di Hal Blaine, membro della Wrecking Crew?

La bravura, il controllo, la creatività, la prontezza dei grandi batteristi—in questa vecchia bellissima registrazione della PFM, al minuto 1.07 Franz di Cioccio perde la bacchetta e la sostituisce con un’altra in una frazione di secondo—si perde spesso nel mix.

Perciò siamo andati alla ricerca di sei tracce i solate che ci permettono di ascoltare più attentamente sei grandi batteristi della storia del rock. E iniziamo il nostro giro da quello che è stato definito da molti colui che ha cambiato per sempre il modo di suonare la batteria nel rock. Cioè John Bonham.

John Bonham: “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin

Come ha rivelato l’ingegnere del suono, la batteria di Whole Lotta Love è frutto di una registrazione, diciamo così ,”ambientale”. Non di una microfonazione dei singoli elementi del set. Nonostante ciò, la traccia ha una potenza devastante. Perché Bonham picchia molto duro. In questo caso il suo temperamento andò davvero incontro ai desideri di Jimmy Page. Che, per la canzone, voleva una batteria che emergesse chiaramente in ogni colpo.

Keith Moon: “Won’t get fooled again” degli Who

Nelle classifiche dei più grandi batteristi di sempre, il batterista degli Who se la gioca spesso con Bonham. Un modo di suonare la batteria che è stato definito “tribale, primitivo, impulsivo, con un pestare da pazzoide sulla cassa e sui tom”.

Cassa e file di tom che, nei suoi kit magniloquenti, erano spesso doppi. Insomma, un modo di suonare sopra le righe e geniale, proprio come il personaggio. Un componente assolutamente indispensabile degli Who, come John Entwistle, bassista di cui ti abbiamo già parlato. Nella traccia sopra la traccia isolata di batteria di  Won’t get fooled again, capolavoro da Who’s next. Sotto, il brano completo.

Neil Peart: “Tom Sawyer” dei Rush

Neil Peart è anche lui uno di quelli che raramente resta fuori dalle top ten dei più grandi batteristi di sempre. Batterista nei Rush dal 1974, Neil Part colpì inizialmente il resto del grupp—che, come mostra l’album Feedback, all’inizio, cioè prima ancora di chiamarsi Rush, veneravano gruppi come gli Who, gli Yardbirds, i Buffalo Springfield—proprio per il suo stile somigliante a quello di Keith Moon. Soprattutto per l’estro e l’energia.

Curiosamente, in linea con l’evoluzione dei Rush in gruppo prog-metal, Neil Peart ha finito per incarnare il modello opposto a quello di Moon, quello per band prog che si chiudono in garage a provare i pezzi col metronomo: il percussionista preciso al millimetro, meticoloso, ingegneresco. Un altro lato dei questa attitudine è il grandioso sperimentalismo di Neil Peart, sempre aumentato col passare degli anni. Lo mostrano brani come The trees. Sopra invece ascoltiamo la traccia only drums dell classico Tom Sawyer. Sotto il mix originale.

Stewart Copeland: “Next to you” dei Police

Stesso discorso per Stewart Copeland: un altro dei grandissimi. Basterebbe ascoltare il suo hi-hat in Red Rain di Peter Gabriel. La ritmica a volte “esotica”, la capacità di modellare lo spazio sonoro in modo personalissimo grazie agli attacchi, all’uso del charleston e del rullante, hanno reso le canzoni dei Police quello che sono.  Lo ascoltiamo in uno dei pezzi più famosi e più belli dei primi Police, quando avevano ancora una sensibilità “punk”. Next to you, dal primo album Outlandos d’Amour.

Dave Grohl: “Smells like teen spirit” dei Nirvana

Dave Grohl ha spesso raccontato di aver trascorso letteralmente anni della sua vita ascoltando John Bonham (il suo batterista preferito). Nella sua stanza, cercando di apprendere dalle registrazioni quell’incrocio selvaggio fra energia e stile. E lo stesso Kurt Cobain, nell’ammirazione per il suo batterista, paragonava Grohl a Bonham.

Di certo, l’energia la apprese benissimo: ome si nota ascoltando la bellissima traccia di batteria di Smells like teen spirit, il rullante alla fine della canzone si è scordato, scendendo di un mezzo tono.

Ringo Starr: “Strawberry fields forever” dei Beatles

Chiudiamo con Ringo Starr, uno dei più dileggiati, per supposte carenze tecniche, tra i batteristi rock. Come mostra però uno dei brani più delicatamente psichedelici dei Beatles, Strawberry fields forever—qui sotto la traccia isolata—la dinoccolata batteria di Ringo—che scrisse notoriamente anche alcune filastrocche beatlesiane, come Don’t pass me by e Octopus’s garden—non era affatto carente in personalità.

Immagine: Copertina (CC BY SA, Craig Carper)