Beach Boys, guida per principianti

Beach Boys, guida per principianti

Anni ’60, il rock’n’roll è di casa in California. Prima che sui palchi dei concerti il modo di vivere dei musicisti americani di quegli anni si manifesta in spiaggia, su una tavola da surf. È il periodo della surf music, è il momento dei Beach Boys.

I Beach Boys cavalcano l’onda del genere e lo portano a un livello molto più alto. Dietro la band c’è il genio musicale di Brian Wilson e la loro arte si esprime in modo del tutto originale: armonie vocali virtuose, arrangiamenti musicali barocchi e una vitalità trascinante, tra il solare e il malinconico.

La storia dei Beach Boys comincia nel 1961 quando i tre fratelli Wilson decidono di mettere su una band, chiedendo di partecipare anche a un cugino e un compagno di scuola: una band, insomma, a conduzione familiare. Tra tutti si contraddistingue Brian, un ragazzo prodigio che dall’infanzia è stato folgorato dall’ascolto di Gershwin.

A supervisionare la band c’è un altro Wilson, il papà manager. La formula è vincente, il primo singolo “Surfin” è già un successo. Un inno generazionale al divertimento e alla vita californiana.

Grazie anche al successo del secondo lavoro, “409”, i ragazzi possono dedicarsi al primo album: Surfing Safari che contiene esuberanti ballate rock’n’roll e armonie vocali che diventeranno presto il loro marchio di fabbrica.

Tra le tecniche usate da Brian Wilson per le sue complesse strutture canore c’è quella del double tracking, il sovraincidere due volte la stessa traccia vocale per renderla ancora più profonda. Seguono gli album Surfin’ Usa e Surfer Girl. All’interno di quest’ultimo è contenuta anche la canzone, omonima, scritta da Brian a soli 19 anni per la sua ragazza di allora.

Dopo il rientro da un tour in Australia nel 1964 i Beach Boys devono fare i conti con una band che si sta imponendo a livello mondiale e commerciale: i Beatles. Ma è il momento della prima crisi di Brian, in seguito a un attacco d’ansia è costretto a lasciare temporaneamente le scene costringendo i produttori a trovare presto un sostituto per le registrazioni in studio e per i concerti rimanenti del  tour.

Il ritorno di Brian coincide con il loro capolavoro, Pet Sounds, non soltanto uno degli album fondamentali della band ma per l’intera storia della musica. È uno dei più amati dalla critica, un’opera che riesce a mettere d’accordo tutti, anche Paul McCartney che lo ha definito uno dei suoi preferiti. Un album che fin dalla sua uscita risultò talmente innovativo che costrinse i Beatles, l’anno successivo, a inciderne uno che potesse competere: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

È il periodo più intenso per i Beach Boys, esce anche un altro singolo (sarà il più famoso della loro carriera): “Good Vibrations“. La canzone raggiunge il primo posto nelle classifiche americane e inglesi. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare una semplice canzone pop, ma ci sono all’interno sfumature, strumenti e armonie tutt’altro che scontati. Gli stessi musicisti l’hanno definita “la più impegnativa da suonare” del loro repertorio.

Brian Wilson, l’anima dei Beach Boys, dopo la cancellazione dell’album Smile e problemi familiari è costretto a ritirarsi e ad avere un ruolo sempre più marginale all’interno della band. Quella mente geniale lo abbandona e lo costringe a ricoverarsi sotto la supervisione di specialisti. Quell’album che Brian aveva tanto a cuore riuscirà a inciderlo soltanto nel 2003. Un’opera testamento di un’intera carriera che in questo video qui sotto puoi ascoltare per intero in tutta la sua oscura e luminosa bellezza.

Immagine via Flickr